A rischio prescrizione il processo per i ‘veleni di Quirra’. Potrebbe testimoniare anche Mattarella.

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 08 settembre 2018
7 minuti

Tonnellate e tonnellate di bombe, missili, ordigni fatti brillare per anni. Il poligono di Quirra nell’area militare di Perdasdefogu è stata la principale ‘discarica’ bellica italiana. Lì l’Esercito ha fatto brillare migliaia di residuati bellici o armamenti scaduti; centinaia di missili e razzi, anche per testarli (almeno 440 missili classe ‘Milan’, come ammesso nel giugno 2017 dal generale Roberto Nordio, al tempo sottocapo di Stato maggiore della Difesa.

Piombo, bario, torio, uranio e altre decine di sostanze tossiche e cancerogene che, inevitabilmente, non hanno coperto solo i 12mila ettari della base (che tra l’altro per legge doveva essere utilizzata per addestramento reclute) ma inesorabilmente si sono sparse nel territorio circostante.

Comitati di cittadini sono nati per conoscere la verità e sono stati ammessi come parte civile, primi tra tutti ‘Gettiamo le basi’

Uranio.

Aria, acqua, terra: micropolveri sospese che si sono depositate nel tempo nelle zone intorno alla base, falde acquifere inquinate e conseguente avvelenamento di tratti di costa, sostanza nocive nella catena alimentare. 

Nello specchio d’acqua di Capo San Lorenzo pezzi di missili e armi nel fondale, poseidonia secca con alte concentrazioni di sostanze inquinanti e scarichi non controllati a mare. 

Bombe e missili.

Linfomi, in particolare il linfoma di Hodgkin che generalmente colpisce i militari esposti a questo tipo di sostanze. Strano trovare però tanti casi di questo tipo di tumore tra i pastori, tra gli abitanti. Perfino nelle pecore. Bambini nati malfermi. Tanti casi, troppi, soprattutto in una zona scarsamente popolata. Come è possibile che in luogo dove non ci sono fabbriche, dove l’aria è buona, il cibo genuino, l’acqua di falde antiche e cristalline in tanti si ammalino di tumore? Il paesino di Quirra contava 89 abitanti, si registrano almeno 10 casi di tumori rari (la metà al cervello). Come se in una città come Genova morissero 66mila persone per uno stesso tipo di tumore ‘anomalo’.

Ma i casi sospetti anche nei centri limitrofi sono oltre un centinaio. Un pò troppo strano. Nell’area (siamo nella Sardegna centro orientale, appena sotto l’Ogliastra, un territorio aspro e bellissimo, con spiagge incantevoli e panorami mozzafiato) però non esiste un registro dei tumori. Nessuno cioè ha mai svolto una indagine epidemiologica per stabilire in quale percentuale incidano queste patologie come causa di morte. 

L’hanno chiamata ‘sindrome di Quirra’.

Sidrome di Quirra.

Nel 2011 il Procuratore di Lanusei Biagio Mazzeo apre le indagini. Nel 2018 siamo circa a metà del percorso. Il processo ha subito più di uno stop (anche di oltre un anno), il lavoro dei periti è stato lungo. 

L’accusa per i comandanti (otto: Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni e Carlo Landi e Paolo Ricci, e i comandanti del distaccamento dell’Aeronautica di Capo San Lorenzo, Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon, che hanno guidato il poligono dal 2004 al 2010 è di non aver provveduto a tutelare ambiente e persone dal rischio di contaminazione, violazione dell’articolo 437 del codice penale ‘omissione e rimozione di cautele contro infortuni sul lavoro’. Tra le vittime ci sono anche due militari che lavoravano alla base. 

E’ il primo e unico processo di questo tipo in Italia, la prima volta che le Forze Armate vengono messe sotto accusa per aver provocato vittime e danni a civili. Gli imputati rischiano pene fino a dieci anni di reclusione. 

Non si può parlare però di ‘disastro ambientale’, reato che comporterebbe pene più pesanti. Lo ha stabilito il Giudice. Ecco perché oggi, nel 2018, il procedimento è a rischio di prescrizione. 

“Il rischio c’è – dice a EC il Pm Mazzeo – perché la difesa vuole convocare una lunga lista di testi e anche le parti civili chiedono che siano ascoltati i vertici della Difesa, gli ex Ministri, come l’attuale Presidente Mattarella. Si vuole accertare una responsabilità dello Stato nella vicenda. E quindi in quel caso lo Stato dovrebbe anche risarcire i familiari delle vittime, non solo le Forze Armate. Su ordine di questa Procura sono stati anche riesumati i corpi di 14 persone per analizzare i resti. I periti hanno trovato metalli pesanti e torio. La prossima udienza sarà in ottobre. ma se il processo dovesse, per vari motivi, spostarsi fino al 2020, allora scatterebbe la prescrizione”. 

L’avvocato di parte civile Gianfranco Sollai dice a EC: “Se viene riconosciuto il danno ambientale, e tutte le prove sono lì a dimostrarlo, la prescrizione potrebbe slittare a 12 anni e quindi potremmo arrivare a sentenza. Chiamiamo a testimoniare l’attuale Presidente Mattarella (Ministro della Difesa dal 1999 al 2001) e i capi di Stato Maggiore di quegli anni perché siamo convinti che i vertici al comando sapessero della situazione a Quirra. Non puoi fare test o far brillare missili come i Milan o altri ordigni senza che i vertici del comando militare, a tutti i livelli, non ne fossero a conoscenza. Vogliamo dimostrare che non furono solo i comandanti a essere responsabili di mancate tutele al pubblico, ma che c’è stata una oggettiva responsabilità dello Stato. Parliamo di migliaia di tonnellate di materiali inquinanti, di un territorio devastato, della compromissione della catena alimentare, delle falde, della costa”.

Prossima udienza il 24 ottobre. Estreme Conseguenze ci sarà. 

Le bombe di Quirra:

http://contropiano.org/news/scienza-news/2017/06/08/bagni-morte-manette-al-poligono-sperimentale-perdasdefogu-quirra-092692

http://www.sardiniapost.it/cronaca/uranio-legale-parte-civile-nesso-uranio-torio-tumori-difficile-negare/

 

(foto: publicpolicy.it)

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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