ILVA, LA BONIFICA DI CHI VISSE SPERANDO

Giornalista e scrittrice

Scrivi all'autore | Pubblicato il 24 settembre 2018
7 minuti

“Dei parchi minerali non mi interesso… la copertura è stata decisa da chi è addetto alla questione. C’è stata una commissione che ha lavorato a questo. Giuseppe Lo Presti? Mai saputo di intercettazioni che lo riguardano.  Ci sono organi che verificano e controllano. Mi affido a loro. L’immunità penale? Non voglio mettere becco perché non mi riguarda direttamente, mi auguro che la nuova società decida di sedersi intorno a un tavolo, e che non sia come dice lei”…

Come diciamo noi di Estreme Conseguenze. Perché il rischio c’è. Anche se Vera Corbelli, il Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto – fra i suoi tanti “non so”, “non mi interesso”, “non metto becco” –  si dice ottimista. Eppure il  nuovo proprietario del siderurgico di Taranto, ArcelorMittal, avrà come obiettivo primario quello di far quadrare i conti. E nel contratto c’è scritto pure che gli investimenti ambientali sono subordinati alla disponibilità di risorse economiche. Non ci sarà alcuna penale da pagare se non saranno attuati tali investimenti. Infine, cosa ancor più grave, la magistratura non potrà intervenire. Avrà le mani legate da un decreto che ha concesso l’immunità penale a commissari e acquirenti. Chi sarà il responsabile  delle patologie e dei decessi che incidono sulla popolazione di Taranto? Chi lo sarà per gli operai? Sono stati oltre 500 i morti sul lavoro da quando c’è l’Ilva. L’ultimo scellerato decreto del 29 settembre 2017, tra l’altro, ha rimandato al 2023 i tempi di attuazione delle prescrizioni Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) che dovevano attuarsi entro il 2015 e che di decreto in decreto continuano ad allontanarsi. E’ già stata archiviata l’inchiesta sui picchi di diossina misurati nel quartiere Tamburi di Taranto nel 2014 e 2015, livelli mai registrati in Italia, neanche dopo il disastro di Seveso, eppure la procura, per effetto del primo decreto salva-Ilva, quello sfornato nel 2015 che “autorizza l’attività produttiva anche in presenza di deficienze impiantistiche che possono determinare pericolose emissioni di sostanze nocive” non ha potuto far altro che chiudere senza un processo.

Ma Vera Corbelli, nonostante tutto, è fiduciosa:  “Una nuova società che vuole insediarsi in un’area credo, penso e mi auguro che baderà e terrà attenzionato il benessere di quel territorio proprio per avere uno sviluppo efficiente e virtuoso. Per questo, credo, si siederà intorno a un tavolo per un confronto e per discutere insieme quali siano le migliori soluzioni da adottare e da attuare per il bene comune”.

Certo… però in altri siti – in Bosnia, in Sudafrica, in Canada – il risanamento Mittal non lo ha fatto

“Il governo passato, ma anche quello presente che mi ha rinnovato il mandato vuole proseguire nell’attività che stiamo facendo di bonifica che riguarda le falde… quindi verrà naturale portare avanti un certo tipo di discorso e confrontarci. Altrimenti si rischierebbe di minare una situazione di benessere che riguarda tutto il territorio”.

Ma con l’immunità penale potrebbero anche decidere di non farlo

“Non è una situazione che mi riguarda direttamente. Speriamo che non sia così”.

Il presidente dell’Osservatorio Permanente per il monitoraggio dell’attuazione del piano ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto è Giuseppe Lo Presti. Ha avuto contatti con Lo Presti?

“Si, è un collega… un dirigente dell’organico del ministero dell’ambiente. Ci conosciamo. Ho già ho avuto dei contatti e dobbiamo riprenderli in questi giorni. Già si è lavorato insieme sulla questione di tutto il territorio e della connessione con la realtà fisica intorno all’Ilva e quella su cui insiste proprio lo stabilimento”.

nel link le intercettazioni riportate dal Comitato Cittadini Valle del Mela

Il “bastardo” che si sputerebbe “in faccia da solo” ancora ai vertici del Ministero dell’Ambiente: cosa aspetta il Ministro Costa a rimuoverlo?

Giuseppe Lo Presti qualche anno fa è stato intercettato (mai indagato) nell’ambito di un’indagine sulla Tirreno Power… usò frasi parecchio pesanti. Queste frasi del dottor Lo Presti non le hanno mai insinuato un dubbio sulla sua posizione attuale?

“Non so di queste intercettazioni e io mi attengo al rapporto che ho avuto con Lo Presti. Ci sono organi che verificano e controllano. Mi auguro di avere sempre un confronto con Lo Presti e con chiunque ho a che fare per continuare a lavorare. Da quattro anni stiamo lavorando su Taranto e stiamo ottenendo risultati positivi e ottimi riscontri non solo di tipo tecnico ma anche scientifico”.

Ma l’enorme scatola di acciaio che coprirà i parchi minerali non metterà in ombra l’interno quartiere Tamburi?

“Non l’ho deciso io ma chi è addetto alla questione,  quindi è un qualcosa che rispetta tutte le condizioni per l’ambientalizzazione dell’Ilva. Non posso dire altro…Sicuramente avranno valutato. C’è una commissione che ha lavorato a questo”.

Alle direttive europee, sino ad oggi, i vari governi non hanno dato nessun peso, motivo per cui la procedura di infrazione è attualmente aperta. E’ ancora in corso “Ambiente svenduto”, il processo sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva mentre al ministero dell’Ambiente è arrivata una missiva firmata da Giovanni Scannicchio, il dirigente della Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche della Regione Puglia e da  Barbara Valenzano, direttore del Dipartimento Ecologia della Regione Puglia che accusano la commissaria di “aver fatto poco o niente”, di aver utilizzato solo una esigua cifra dei  37 milioni di euro stanziati dalla Regione per la bonifica. Nella missiva vengono segnalate le presunte inadempienze  del commissario Corbelli e segnalato il mancato coinvolgimento della Regione Puglia negli interventi di bonifica.

Al commissario Vera Corbelli avremmo voluto chiedere anche di questa segnalazione arrivata al Ministero dell’Ambiente dai due dirigenti della Regione Puglia, ma dopo la prima telefonata e le domande su Lo Presti ha preferito non concederci un’altra intervista.

 

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Giornalista e scrittrice

Raffaella Fanelli ha collaborato con numerose testate, tra le quali La Repubblica, Sette, Panorama, Oggi, e altrettante trasmissioni televisive, da Chi l'ha visto? a Quarto Grado a Lineagialla. Con Aliberti ha pubblicato Al di là di ogni ragionevole dubbio, il delitto di Via Poma, con EdizioniANordest Intervista a Cosa Nostra e con Chiarelettere La Verità del Freddo. Al libro intervista a Maurizio Abbatino è stato assegnato il premio internazionale al giornalismo d'inchiesta "Javier Valdez" 2018.

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