Un paio di anni fa Raimondo ‘Mondo’ Giuriato da Silea, Treviso, scrive una lettera alla redazione del ‘Gazzettino: “Vorrei tanto rivedere qualcuno di quei ragazzi che giocavano nel squadra di calcio del Longarone e contro cui mi battei 55 anni fa. Sono sicuro che qualcuno è rimasto vivo dopo la tragedia del Vajont. Li ho ancora nel cuore”. Lorenzo Baldoni, ottimo cronista della Marca, raccoglie la sfida. E trova i sopravvissuti del Longarone Calcio e di San Biagio di Collalta e Roncade, le ultime due squadre, entrambe trevigiane, a sfidare i gialloblu bellunesi nell’autunno del 1963, poco prima del disastro.

Domenica 7 ottobre 2018, 55anni dopo quella strage di Stato, quei giocatori si ritrovano. E’ forse l’evento simbolicamente più forte nel programma di commemorazioni per questo anniversario. “Una sera c’era qua Marco Paolini per lo spettacolo ‘Vajont’ – racconta a EC ‘Mondo’ Giuriato, 83anni- e tira fuori una foto della squadra di calcio del Longarone. ‘Ma io ci ho giocato contro!’, penso. Allora ho pensato di vedere se c’erano dei giocatori superstiti. E ci siamo riusciti. Ci siamo trovati qui nella mia trattoria di San Biagio di Collalta. E domenica siamo su a Longarone. Quello che giocavamo noi sì che era calcio vero, non come quello di oggi che sembra Ping-pong. Vorrei vedere i campioni di oggi misurarsi con i palloni che usavamo noi col Roncade, con le strisce di cuoio e la cucitura in mezzo, che quando pioveva diventavano pesantissimi e per un colpo di testa rischiavi il collo.. D’inverno le aree di rigore erano ghiacciate, ogni volta rischiavi di spaccarti le caviglie, quando saltavi e ricadevi ti spaccavi. Il campo del Longarone era proprio sotto la diga, spazzato via tutto ovviamente”.

Conferma il portiere del Roncade, Franco Fattori, estremo difensore coi fiocchi visto che poi passò al Monza, alla Pro Patria, alla Spal. “Ho avuto come allenatori Radice e Liedholm – racconta a EC – come riserva ho avuto Luciano Castellini (storico e popolarissimo portiere del Napoli). Da quella Spal passarono fior fior di giocatori come Capello, Bagnoli, Picchi. Ricordo benissimo quella partita col Longarone. Erano massicci, tosti, correvano come matti. Erano molto uniti, undici amici che giocavano insieme. Ricordo le uscite da kamikaze.. noi si facevano 20-30 parate a partita, mica come oggi che con due interventi salvi il match”.

Franco De Biasio sotto la diga ci giocava tutte le settimane. Era mediano sinistro. Il 9 ottobre si salvò perché studiava al Cerletti di Conegliano. Oltre ai suoi compagni di squadra perse tutti quella notte, familiari e parenti: 17 vittime in totale. Sterminio.

“Avevamo iniziato un po’ per scommessa. Giocavamo per contro nostro. Poi è venuta l’idea di fare una squadra vera e propria. Siamo partiti dalla terza categoria. Giocavamo a Belluno o in altri campi all’inizio, non avevamo nemmeno il campo. Avevamo anche giocatori che venivano dal Cadore. Al primo anno abbiamo vinto il campionato. Avevo 17 anni. Eravamo una bella squadra, molto unita. Dopo due o tre partite in seconda categoria è arrivato il 9 ottobre… Mi sono salvato perchè facevo la scuola enologica a Conegliano. Era un mercoledì. Ero a Conegliano. Tutti gli altri di Longarone erano lì e molti erano al bar a vedere Real Madrid-Glasgow di Coppa dei Campioni. Si salvò il nostro centravanti, Fiorin, che era stato comprato dal Como. C’era De Cesaro, che aveva una menomazione, gli mancava una mano, ed era stato chiamato dal Bologna, che in quegli anni era uno squadrone. De Cesaro aveva veramente estro, era un’ala fenomenale con un gran dribbling. Poteva arrivare a livelli importanti. Avevamo tutti gran gambe e gran polmoni. Il ricordo è sempre vivo, ti rimane dentro. È stato uno shock che mi ha segnato la vita. Anche la mia casa era di fronte alla diga, spazzata via, cancellata. Una gioventù sparita, avevo 18 anni nel 1963. Ripensare a quel 9 ottobre mi mette la pelle d’oca ancora oggi. Per fortuna con questa partita di calcio ritroviamo un po’ di calore”.

Appuntamento alle 15,30, stadio Comunale di Longarone, domenica 7 ottobre.

55° VAJONT programma generale

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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