SACRIFICATI AGLI DEI ITALIANI

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Scrivi all'autore | Pubblicato il 05 ottobre 2018
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Mabrouk l’ho ucciso l’11 ottobre del 2013. Fra poco saranno cinque anni esatti esatti. Cinque anni di impunità. L’ho fatta franca. Certo l’omicidio è un reato penale, quindi il rischio che prima o poi mi becchino c’è sempre. E certo c’è l’odiosa aggravante che fosse un neonato. Ho ammazzato un bambino. Anzi meno di un bambino. Un cucciolo. Ha vissuto meno di un quarto d’ora. Dalla mia però ho un’attenuante, che è già un’assoluzione: era in mezzo al mare. Era su un barcone, un peschereccio, con altri 479 naufraghi. I libici ne avevano crivellato di colpi lo scafo. E quindi è affondato. Il mio omicidio è dovuto al mancato soccorso. Perché al Libra, il barcone su cui sperava Mabrouk, noi italiani, la nostra marina militare (permettetemi di non mettere le orgogliose maiuscole) ha girato le spalle. Poteva salvarlo, è sulle carte, sui rapporti. Poteva e poteva non farlo. E non lo ha fatto. Aveva il diritto di lasciare annegare Mabrouk e tutti gli altri, i giudici lo hanno detto: abbiamo ammazzato non salvando e il diritto era ed è dalla nostra. Ma i giudici hanno indugiato sulla verità, non hanno scritto davvero davvero come stanno le cose, non hanno avuto coraggio di scrivere nella sentenza che noi italiani possiamo lasciare affogare le persone in mare. Noi decidiamo vite e morti nel mare Nostrum. Noi ammazziamo per diritto di nascita. Perché rispetto a Mabrouk e tutti gli altri i cui cadaveri marciscono nella sabbia dei fondali, noi abbiamo una sola unica vera differenza: siamo nati al di qua del mare. Non in Africa, ma in Italia. Non abbiamo alcun merito se non il caso o, per chi ci crede, la benevolenza di un Dio che ci ha fatti ‘dei’. Mabrouk in arabo significa “benedetto da Allah”, che evidentemente è un dio meno potente del nostro. Mabrouk è nato ed è morto in mare, insieme ad altre 267 persone, l’11 ottobre del 2013. Un lustro fa. Io e tutti noi siamo stati assolti dai tribunali, dai nostri tribunali, probabilmente non dalla Storia. Il 7 ottobre 2018 a Milano verrà celebrato Mabrouk, con l’esecuzione di un concerto del coraggioso e bravo compositore Sebastiano Cognolato. Perché al privilegio dell’impunità non si associ quello l’arroganza del non ricordare che siamo stati assassini di bambini. Mabrouk.

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William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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