STEFANO CUCCHI, UN UOMO

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Scrivi all'autore | Pubblicato il 12 ottobre 2018
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Io Stefano Cucchi l’ho conosciuto già morto. Saranno tra poco 9 anni da quando Ilaria, la sorella, e Fabio Anselmo, l’avvocato, cercavano in tutti i modi di far pubblicare le immagini del corpo martoriato di Stefano. Quelle immagini le pubblicai, le pubblicai per primo, in realtà le pubblicai solo io, ero un direttore di testata, potevo farlo, mi sentii in dovere di farlo. È scoppiato così il “caso Cucchi”, dal sito del circuito radiofonico che guidavo la faccia di Stefano finì nei giorni seguenti sui giornali e su tutte le televisioni italiane e non solo. Era strano, noi, che lavoravamo con la voce, facemmo diventare virali delle immagini. Avevamo poco meno di 10 milioni di ascoltatori, le foto fecero in poche ore 8 milioni di click. A onor di cronaca, è giusto riconoscere che tante tantissime visualizzazioni arrivarono dal blog di Beppe Grillo, che ci riprese e rilanciò.

Oggi tutti sanno chi è Stefano Cucchi, c’è un bel film di grande successo che lo racconta. 9 anni fa era una foto di un ragazzo pestato. Anzi un drogato, probabilmente uno spacciatore, pestato a morte. Ilaria diceva, denunciava, urlava che erano stati i carabinieri. Erano stati i carabinieri, ma erano state anche tante altre divise, camici e qualche toga che si erano girati da un’altra parte mentre Stefano veniva trascinato nelle stanze della burocrazia giudiziaria e carceraria e, piano piano e con un dolore che non si riesce a immaginare, si spegneva.

A 9 anni di distanza uno dei carabinieri che partecipò al pestaggio di Cucchi ha finalmente ammesso in un tribunale. Era dal 2009 che aspettavo questa verità. Perché da giornalista la notizia non erano le foto, ma quello che rappresentavano e cioè che lo Stato aveva picchiato e ammazzato. L’accusa era grave, pesante, metteva in discussione la fiducia che ogni cittadina e cittadino deve avere nei confronti di esercito, polizia, magistratura e avvocati. A 9 anni da allora, posso e possiamo dire che aveva ragione Ilaria, ho avuto ragione io e la mia redazione a crederle. E oggi qual è l’ultima notizia sul “Caso Cucchi”? Che un carabiniere finalmente ha ammesso? Io credo la notizia sia che la legge è uguale per tutti. Che non viviamo in uno di quei posti nei quali una divisa può ammazzare e resta impunita. E se pensate che ovviamente l’Italia sia un Paese scontatamente normale, vuol dire che vi siete dimenticati che Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo sono stati inascoltati, derisi, commiserati da tanti. Vi siete dimenticati che i media, il quarto potere, i cani da guardia della democrazia, non risposero subito e con forza. Vi siete dimenticati che Angelino Alfano, allora potentissimo della politica nostrana e Ministro della Giustizia, riferì in parlamento che “il detenuto Cucchi era caduto dalle scale”. E Carlo Giovanardi, vi ricordate l’ascoltatissimo sottosegretario quante cose e quali cose disse? Lo sapete che anche ora ha il coraggio di dichiarare “Non devo chiedere scusa alla famiglia Cucchi, perché dovrei farlo? La prima causa di morte di Stefano Cucchi è stata la droga”?

Stefano Cucchi era un drogato e uno spacciatore che è stato condannato a morte da alcuni carabinieri che hanno pensato che un drogato e uno spacciatore potesse essere pestato a morte. Hanno pensato che tanto chi mai si sarebbe accorto e lamentato? Il dubbio che legittimamente viene è che non sia un episodio, ma un metodo. Quanti altri casi Cucchi ci sono? Alcuni li conosciamo, altri non li sapremo mai perché ci sono cittadini di serie B, cittadini per i quali lo Stato di diritto spesso non vale.

Non ho mai incontrato Ilaria Cucchi, ho sempre avuto rispetto del suo dolore. Lei, in una recente intervista, mi ha dato il merito giornalistico del “caso Cucchi”, non posso che esserne onorato e ringraziarla, al contempo però devo umilmente inchinarmi alla sua enorme forza nel portare avanti una battaglia civile, che è la battaglia che tutti noi, quotidianamente, dovremmo fare: la battaglia del rispetto della legge e della legge uguale per tutti. Pensando a Cucchi credo che tutti dovrebbero provare un po’ di imbarazzo, perché al di là di ogni sentenza, Stefano è morto. La verità è che qualsiasi cosa abbiamo fatto, siamo arrivati inesorabilmente tardi e di questo dovremmo vergognarci un po’. Ricordate? Lo Stato siamo noi.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l’anima a forza di botte.

(Un blasfemo, Fabrizio De André)

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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