Quando c’era lui

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 17 ottobre 2018
4 minuti

Le violenze fasciste iniziano nel 1919, si parla di fatti violenti direttamente correlati ai gruppi legati e diretti da Mussolini dal 1921. Nel primo semestre del 1921, le squadre d’azione fasciste assaltarono 17 tipografie, 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 141 sezioni e circoli socialisti, 100 circoli di cultura e 53 circoli operai. Le vittime degli scontri, nel solo 1921, sono stimate in circa 500 morti e migliaia di feriti.

Per approfondire:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cronologia_della_violenza_politica_in_Italia_1919-1924

Assunto il potere e dopo aver rivendicato in Parlamento il delitto Matteotti, Mussolini si poté giovare dell’apparato di repressione dello Stato, dando vita all’OVRA (Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell’Antifascismo). L’apparato OVRA venne in parte riconvertito dopo la fine della guerra. Lo strumento ufficiale della repressione fascista fu invece il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. L’attentato di Anteo Zamboni a Mussolini, il 31 ottobre 1926, offrì l’occasione di una serie di misure repressive. Tra queste la «legge per la difesa dello Stato», n. 2008 del 25 novembre 1926, che stabilì, tra l’altro, la pena di morte per chi anche solo ipotizzava un attentato alla vita del re o del capo del governo. A giudicare i reati in essa previsti, la nuova normativa istituì il Tribunale speciale, via via prorogato fino al luglio 1943, quindi ricostituito nel gennaio 1944, nella Rsi.

Nel corso della sua attività, emise 5619 sentenze e 4596 condanne. Tra i condannati anche 122 donne e 697 minori. Le condanne a morte furono 42, delle quali 31 furono eseguite mentre furono 27.735 gli anni di carcere. Tra i suoi ‘beneficati’, ci furono Antonio Gramsci, che morì in carcere nel 1938, il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini e Michele Schirru, fucilato nel 1931 solo per avere espresso «l’intenzione di uccidere il capo del governo».

In sintesi:

  • 42 fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale.
  • 27.735 anni complessivi di anni di carcere/confino inflitti
  • 4.596 condannati dai tribunali speciali, di cui 697 minorenni
  • 15.000 inviati al confino, tra questi 177 morti

Cui si aggiungono:

  • 80.000 libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica
  • 700.000 abissini uccisi nel corso della impresa Etiopica e nelle successive operazioni di polizia
  • 350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi nella Seconda Guerra mondiale di cui: 3.000 italiani morti in Spagna, 140.000 italiani morti in Russia,
  • 30.000 italiani morti in Grecia
  • 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all’estero
  • migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città.
  • innumerevoli combattenti degli eserciti avversari ed i civili che morirono per le aggressioni fasciste.
  • 45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non fecero più ritorno
  • 8.500 ebrei italiani di cui 7.800 sono morti
  • 40.000 internati militari nei lager tedeschi
  • 600.000 prigionieri di guerra italiani che languirono per anni rinchiusi in tutte le parti del mondo.

Cui si aggiungono:

  • 13.087 vittime slovene di cui:
  • 1.500 Ostaggi Civili fucilati
  • 2.500 Fucilati sul posto
  • 84 Deceduti per sevizie
  • 103 Torturati e arsi vivi
  • 7000 Uomini, donne e bambini morti nei campi di concentramento

Totale: 13087

Mussolini non morì combattendo né si tolse la vita come Hitler. Cercò di sopravvivere tentando di rifugiarsi in Svizzera scappando dall’Italia a bordo di un camion, camuffato da caporale tedesco. Venne scoperto, catturato e fucilato.

Fonti:
minerva.unito.it
criminidiguerra.it
Istituto Storico Resistenza
Wikipedia

Crimini del fascismo nei Balcani e campi di concentramento in Italia:
http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-634.htm

Crimini di guerra italiani
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Crimini_di_guerra_italiani

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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