Roba da Museo

Quanti saranno quest’anno, domenica 28 ottobre, a celebrare a Predappio l’anniversario della marcia su Roma del 1922, punto di riferimento della ‘era fascista’? L’anno scorso furono circa tremila.

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 17 ottobre 2018
12 minuti

Milano, 17 ottobre 2018 – Quanti saranno quest’anno, domenica 28 ottobre, a celebrare a Predappio l’anniversario della marcia su Roma del 1922, punto di riferimento della ‘era fascista’? L’anno scorso furono circa tremila, con tanto di parata in camicia nera, stendardi con croci celtiche, saluti romani, passo dell’oca. Prima la sfilata, poi il saluto alla tomba del Duce. L’ANPI, per voce della presidente Carla Nespolo, ha chiesto al Prefetto-Questore di Forlì-Cesena di vietare la manifestazione. È la prima volta in assoluto che l’associazione nazionale dei partigiani presenta una richiesta formale in tal senso. Il parlamentare PD Emanuele Fiano, contattato da EC, dichiara: “Il Ministro Salvini faccia come il suo predecessore Minniti e impedisca formalmente e pubblicamente la parata fascista”.

Il Sindaco di Predappio, Giorgio Frassineti, dice a EC: “Come Sindaco posso fare ben poco, mi unisco alla richiesta di ANPI di vietare il corteo. Siamo stufi di queste parate qui a Predappio. Ma dubito che arrivi il divieto, non è mai successo. Il mio paese è da anni lasciato solo. E non parliamo di business legato alla tomba di Mussolini, sono solo tre negozi che vendono chincaglierie varie. Io ho presentato anche delle denunce, ma non sono arrivate a nulla. La nostra legislazione sull’apologia di fascismo è troppo vaga (ne parliamo più avanti in questo articolo).

Ogni anno ci troviamo ostaggi di queste manifestazioni – continua il Sindaco – tre volte all’anno, la nascita, la morte, la marcia su Roma. Sicuramente la data del 28 porta qui molta più gente, qualche migliaio, nelle altre occasioni solo qualche decina. Per alcuni e proprio come fosse una sagra, per altri è una manifestazione politica di chiara apologia di fascismo. Ma secondo me ANPI non può solo dire no, dovrebbe aiutarmi a sviluppare questo progetto culturale che faccia di Predappio un luogo simbolo, dove si sbatta in faccia agli italiani cosa è stato il fascismo. Di queste manifestazioni siamo stanchi, anche perchè il 28 ottobre è il giorno della Liberazione di Predappio, quando i partigiani presero la città. Di questa situazione siamo stufi ma nessuno fa nulla e nessuno ci aiuta a cambiare la prospettiva per affrontare questo tema. Dobbiamo trovare altre strade per cambiare questa situazione, non bastano i divieti. Ci vuole cultura. Quello che qui servirebbe davvero è un Museo del Fascismo, una istituzione culturale perché solo così combattiamo il neofascismo, l’ignoranza, l’incultura. Predappio, che è nota in tutto il mondo come paese natale di Mussolini, può diventare un simbolo. Perché il nostro paese non ha mai fatto davvero i conti con la storia del fascismo”.

L’idea del Museo non piace affatto all’ANPI, da sempre nettamente contraria proprio per il luogo, troppo legato a Mussolini. L’ANPI provinciale, per voce del suo Presidente Miro Gori, ha una posizione più sfumata. “Per noi ANPI Forlì e Cesena – dice a EC – l’ipotesi di un centro studi sul fascismo, un luogo dove si faccia cultura, dove il visitatore possa vedere cosa è stato davvero il ventennio per il nostro Paese è una ipotesi percorribile. Ma non un ‘museo del fascismo’, che rischia di diventare un monumento involontario, un progetto troppo complicato… invece un centro culturale con un progetto più educativo lo vedo con favore”.

Sulla ‘ipotesi museo’ abbiamo chiesto un parere a Emanuele Fiano, relatore della legge contro la propaganda fascista e nazista che prevede un nuovo articolo nel codice penale, il 293-bis, che punisce con la reclusione da sei mesi a due anni a “chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie”, reato aggravato dalla pubblicazione sui social di questi contenuti. La legge, già approvata dalla Camera, è ora ferma.

“In Germania, a Wansee, – dice a EC Fiano – nella villa dove i nazisti pianificarono lo sterminio degli ebrei, hanno fatto un bel museo. Predappio è un luogo delicato e va pensato bene ma se c’è un progetto serio, ben fatto, un luogo dove i giovani possano comprendere la storia della dittatura, non sono contrario, anzi. Penso che avere dei punti di riferimento in Europa per i giovani su quello che sono stati nazismo e fascismo sia utile in una fase storica come questa dove il problema non è più legato ai comportamenti personali ma collettivi, a politiche di governo. Perché oggi sta rinascendo il razzismo, stanno prendendo forza idee discriminatorie in tutto l’Occidente. Dobbiamo tutti preoccuparci del fatto che la storia insegnata male sia cattiva maestra di una gran parte della popolazione occidentale, frustrata e arrabbiata per la crisi economica, e che si rivolge di nuovo a quelle ideologie per trovare soluzioni. Come allora, rabbia e delusione vengono incanalate in percorsi di odio. Oggi l’uso distorto della storia è un grave pericolo. Come disse Baricco: “Il fascismo si cura leggendo, il razzismo si cura viaggiando”. Quindi più strumenti abbiamo per ricordare la storia, meglio è”.

Quando c’era lui

Le violenze fasciste iniziano nel 1919, si parla di fatti violenti direttamente correlati ai gruppi legati e diretti da Mussolini dal 1921. Nel primo semestre del 1921, le squadre d’azione fasciste assaltarono 17 tipografie, 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 141 sezioni e circoli socialisti, 100 circoli di cultura e 53 circoli operai. Le vittime degli scontri, nel solo 1921, sono stimate in circa 500 morti e migliaia di feriti.

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Vedremo, dunque, cosa succederà a Predappio in futuro e in particolare il 28 ottobre. ANPI ha organizzato due contromanifestazioni: la prima nel pomeriggio, dal titolo ‘Cantiamogliele’ ovvero un raduno di cori da tutta Italia per cantare i canti della resistenza, delle mondine, della tradizione contadina. La sera ci sarà invece la ‘Tagliatella Antifascista’, che riprende la famosa pastasciutta antifascista di Cervi.

Apologia di fascismo. Esiste?

  • La legge n. 645/1952 nota come ‘legge Scelba’, sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.
  • La legge 25 giugno 1993, n. 205, nota come ‘legge Mancino’, sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi.

Le leggi, quindi, ci sono. Le sentenze anche. Tutte contraddittorie, però. In Italia oggi, di fatto, fare un saluto romano o apologia di fascismo in altri modi non comprende una ‘certezza della pena’. Anzi. Spesso, per esempio, se il saluto romano è fatto ‘tra camerati’ non viene ritenuto punibile perché, in sostanza, “non fai apologia verso chi già è convinto di quelle idee”. Altre volte la discriminante è il luogo.

Il Tribunale di Milano, per esempio, ha condannato nove persone a otto mesi nel 2008 per una manifestazione della Fiamma Tricolore perché in quel caso fecero il saluto romano in piazza San Babila, ovvero un luogo simbolo delle violenze degli anni ‘70. Nel 2013 ci furono una decina di condanne a un mese per i saluti romani fatti alla commemorazione di Ramelli, Pedenovi e Borsani, sempre a Milano (la sentenza di appello è prevista per il prossimo 20 novembre). Ma gli stessi camerati che attendono questo appello sono già stati assolti, in Cassazione, per lo stesso reato commesso un anno prima durante la stessa commemorazione.

 

“Nel 2018 – dice a EC Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre, studioso scrupoloso di tutti i nuovi fenomeni neofascisti – viene condannato l’avvocato Gabriele Leccisi perché fece il saluto romano nell’aula del Consiglio Comunale di Milano. Il prossimo 17 gennaio ci sarà la prima udienza per i saluti romani fatti al cimitero maggiore nel 2016 davanti ai cippi dei repubblichini. Il Pm per questo episodio ha rinviato a giudizio 4 persone. Ma questo stesso Pm ha assolto altri fascisti che fecero la stessa cosa nello stesso luogo nel 2017 perché ‘assolvevano a una commemorazione’. In Cassazione succede lo stesso – continua Ferrari – nel 2016 la suprema Corte condanna sette friulani per saluti romani durante una partita di calcio (Italia-Georgia) ma assolve l’anno prima gli ultrà del Verona che fecero la stessa cosa a Livorno ‘perché lo stadio non è luogo dove si esprimono idee politiche’.

Ormai la Legge Scelba è stata sterilizzata da molto tempo – continua Ferrari – pensiamo alla formazione, piccola e ormai ridotta ai minimi termini, ‘Fascismo e Libertà’ che ha avuto circa 40 processi per apologia ma non ha mai avuto una sola condanna, nonostante il nome… C’è una evidente involuzione delle istituzioni repubblicane che sono sempre meno antifasciste e stanno diventando a-fasciste. Predappio alla fine rientra in questa evoluzione, un passaggio storico fondamentale è stata l’istituzione del Giorno del Ricordo delle foibe del 10 febbbraio. Quella giornata è stata concepita per mettere sullo stesso piano le vittime dei fascisti fasciste e gli italiani vittime delle foibe. Una sorta di ‘dualismo della memoria’ dove tutti sono legittimati, non per ricordare i propri morti, che è più che legittimo, ma per parificare i ruolo di ciascuno. Voglio ricordare che il primo ad aver ricevuto una medaglia al ricordo, nel 2004, fu l’ex prefetto di Zara Serrentino che nel dopoguerra lo stesso De Gasperi riconobbe come criminale di Guerra…”. Ferrari infine ricorda altri due appuntamenti in vista, nazionali, organizzati ufficialmente per ‘celebrare’ la vittoria italiana nella prima guerra mondiale: il 3 novembre manifestazione nazionale di Casapound a Trieste, il 4 novembre manifestazione nazionale di Casapound a Roma.

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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