Te la do io la finanziaria

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 18 ottobre 2018
11 minuti

Non siamo una testata economica, non ci azzardiamo ad addentrarci nella giungla di numeri, conteggi, previsioni, spread, previsioni di PIL. Però in questo paese viviamo anche noi e vorremmo capire qualcosa in più su questa manovra economica, soprattutto sulla sua filosofia di base, per condividere informazioni utili con chi come noi viene tempestato quotidianamente da dati poco comprensibili.

La domanda che si fa EC è: quale idea di futuro, a breve, medio e lungo termine, c’è dietro questo DEF? Siccome non sappiamo rispondere, lasciamo fare ad altri.

Abbiamo scelto due interlocutori secondo noi credibili: Bruno Tabacci e Andrea Roventini. Il primo ha un lungo passato politico alle spalle, è stato Presidente della Regione Lombardia, è un economista, ha avuto varie esperienze in diversi CDA importanti e ha conservato una autonomia di giudizio negli anni riconosciuta da tutti. Tabacci insomma non è uno che da opinioni per ‘ordine di partito’. Il secondo, Andrea Roventini, doveva essere il Ministro dell’Economia, almeno così dicevano i giornali fino a primavera. Molto vicino a Di Maio anzi uno dei suoi principali consulenti in tema di sviluppo economico, idealmente molto vicino al Movimento. Poi qualcosa evidentemente è successo nella suddivisione dei posti che contano nel Governo. Roventini ha solo 41 anni ma già da tempo scrive con il premio Nobel per l’Economia Stiglitz (2001), laurea cum laude in Economia all’Università di Modena e Reggio Emilia, phD in Economia e Management alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa dove, da novembre 2014, è professore associato. Quello che si dice ‘una bella testa’.

A entrambi abbiamo chiesto di spiegarci la filosofia della manovra economica come si farebbe con un bambino.
Qual è la filosofia di base? Quanto guarda in avanti? Quanto è ‘rivoluzionaria’?
Alla fine qualcosa in più abbiamo capito, speriamo possa esservi utile.

Tabacci
“La manovra economica è basata sul deficit. Per capirci prendiamo il classico esempio dell’economia familiare. Ecco: il Governo fa cose che le famiglie italiane non farebbero mai. Per capirci: una cosa è indebitarsi per comprare una casa, per mandare il figlio all’Università, per comprare un’auto o al limite farei beneficenza. Qui invece si fa debito per andare in vacanza, cioè per mantenere le cose come stanno. Facciamo cose senza avere soldi per farle. Allora, lo puoi fare se sai che ti entreranno a breve altri soldi. Ma qui altri soldi non entrano perché il reddito di cittadinanza non crea ricchezza, non porta soldi. E allora, se continui a chiedere soldi in prestito a un certo punto il tuo creditore ti chiede come li spendi, perché si stufa a continuare a darteli, e se vede che continui a spenderli per goderti la vita, senza sistemare i tuoi conti alla fine ti dice ‘ok, arrangiati, non te ne do più’”.
Roventini
Secondo me, l’esempio di Tabacci non è calzante per due motivi. Con il reddito di cittadinanza la famiglia investe sull’apparecchio del figlio, sul corso di ginnastica, sulle visite mediche. E poi è sbagliato continuare a paragonare il classico ‘bilancio di famiglia’ a quello di uno Stato. È un metodo tipico anche degli economisti tedeschi ma è fuorviante. È il cosiddetto errore di composizione. Le macro-dinamiche degli Stati sono diverse. Il reddito di cittadinanza da risorse alle famiglie più povere, stimolando i consumi, la domanda e la produzione. Inoltre, potenzia i centri per l’impiego – una riforma strutturale – e richiede la frequentazione di corsi di formazione, sviluppando le competenze dei lavoratori. Ci sarà un effetto moltiplicativo: aumenterà la domanda interna, le imprese produrranno di più, si creeranno nuovi posti di lavoro. Il reddito di cittadina farà sicuramente crescere l’economia
Tabacci
Vedremo. Si sottovaluta però l’economia sommersa del nostro paese. Non c’è uno studio preciso sulla povertà, in molti casi risulta povero chi non lo è quindi questi soldi rischiano di andare alle persone sbagliate che non aiuteranno la crescita dell’economia. E poi ci sono 500mila persone in Italia, clandestine, che lavorano nel processo produttivo. La legge di bilancio insieme a quella sulla sicurezza cosa provocheranno? Solo nuovo lavoro sommerso. Aumenterà l’esercito degli irregolari, del sommerso. Quindi, aumenterà il ‘nero’, si abbasserà il Pil, crescerà il debito. ,a il vero problema è la mancanza di investimenti pubblici sul rilancio della produttività, su nuovi posti di lavoro. Siamo messi peggio della Grecia e rischiamo il crollo.
Roventini
Il sommerso è un problema del nostro Paese, ma anche la povertà, come documentata da diversi studi. Fino all’introduzione del REI il nostro Paese non aveva una misura di contrasto della povertà. Il reddito di cittadinanza si muove in questa direzione. Rinunciare a combattere la povertà a causa del sommerso e della corruzione mi sembra una visione rinunciataria e conservatrice dello status quo.

Roventini, in quanto ‘Ministro dell’Economia in pectore’ fino a pochi mesi fa ci dia un suo giudizio complessivo sulla manovra e sui rischi che corriamo davvero.
Roventini

Vedremo i primi effetti positivi sull’economia, legata al reddito di cittadinanza, già nei prossimi mesi. Spero poi che vengano messi in atto i piani Cottarelli e Perotti sui tagli agli sprechi, sarebbe anche un segnale importante per l’Europa e per i mercati. Il pil crescerà , magari non a 1,6 ma crescerà sicuramente. Teniamo conto comunque di una cosa: i mercati finanziari sono più intelligenti di quanto si creda. Sanno che l’Italia ha avanzi primari consistenti, anche dopo questa manovra. Il nostro deficit è 2,4, quella della Francia è 2,8. Tutti i grandi paesi hanno fatto deficit per rilanciarsi. Non vedo rischi di default. L’italia ha un saldo positivo sull’export, abbiamo un debito privato molto più basso rispetto ad altre economie europee. Non rischiamo il crollo. Il vero problema dell’Italia sono invece interventi incisivi ed efficaci per rilanciare la produttività e la crescita economica. L’ on. Tabacci ha ragione su un punto: se questi stessi soldi messi sul reddito di cittadinanza venissero usati in investimenti pubblici come per esempio in progetti per affrontare il cambiamento climatico in atto, con un piano nazionale su energie verdi, su risorse rinnovabili, gli effetti sarebbero maggiori perché lascerebbero in eredità opere pubbliche, nuove aziende private, innovazione e aumento dell’occupazione. Un problema di questa legge di bilancio è che ci sono una parte di risorse che vengono allocate per riforme che non sono utili come la Fiat tax e la ‘quota cento’ che sarebbe stato meglio usare per maggiori investimenti pubblici. Penso alle proposte di Marianna Mazzuccato sullo Stato innovatore verde. Se vogliamo arrestare la crescita della temperatura sotto i 2’ e avere città a emissioni zero, servono interventi sugli edifici pubblici, su quelli privati, sulla viabilità, sui mezzi elettrici. Questo tipo di investimenti può portare allo sviluppo di nuove imprese che investono sulla innovazione e permetterebbero all’Italia di sviluppare una nuova economia sostenibile, nuovi posti di lavoro, nuovi settori economici. Dovremmo intervenire sugli effetti del cambiamento climatico nel nostro paese, sul dissesto idrogeologico, avremmo bisogno di un grande piano di investimenti per mitigare gli effetti che sono già in corso.

Un piano di sviluppo di questo tipo era presente nel programma dei CinqueStelle e io l’avrei inserito nel DEF.
Si è scelto di perseguire altre politiche. Se pensiamo per esempio ai beneficiari della ‘Quota 100’ che sono in grande maggioranza maschi 40-50enni del Nord si capisce in che direzione si è andati, se poi ci aggiungiamo la pace fiscale si chiude il cerchio.
Manca un’altro elemento, l’investimento sulla ricerca, manca ancora l’Agenzia Nazionale per la Ricerca. Su questo era favorevole il viceministro Fioramonti. Speriamo che arrivi una decisione in tal senso perché la situazione è drammatica, la ricerca italiana ha subìto tagli pesantissimi durante gli anni di Berlusconi e da lì in avanti non si è più recuperato. Però a capo del dipartimento università è stato nominato Giuseppe Valditara, uno degli uomini della riforma Gelmini e questo non mi lascia molto tranquillo. Quello che è straordinario della ricerca italiana è la capacità di rimanere su standard altissima qualità e lo si vede da quanti progetti europei vengono vinti dai nostri ricercatori. Se si aiutasse di più la ricerca, si darebbe certamente più ossigeno allo sviluppo economico, e sociale, di lungo periodo” conclude.

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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