SOVRANISTI CON LE BARCHE DEGLI ALTRI

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Scrivi all'autore | Pubblicato il 20 ottobre 2018
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Siamo un Paese di poveracci. Diciamocelo e facciamo prima. Altrimenti finisce sempre che non capiamo che cosa stia accadendo. Il migliore di noi è un arricchito. Da quante generazioni? Parlateci e sicuramente vi basterà una mano soltanto per contarle, molto meno di una mano nella maggior parte dei casi. Un Paese di morti di fame che vive di sotterfugi, di guadagni in nero, di tasse non pagate, di abusi, di trucchi e trucchetti, di egoismo.

La nostra ricchezza è basata su questo. Abbiamo creato gruppi industriali mantenuti dal sovra indebitamento di Stato, rendite di posizione guadagnate a colpi di tangenti a un sistema politico corrotto. Non c’è opera pubblica dietro cui non si nasconda una qualche magagna. Noi siamo questa cosa qui.

Stavamo andando a gambe all’aria, quando abbiamo avuto una ciambella di salvataggio chiamata Euro ed Europa, dove però, ricordiamocelo, siamo entrati con il cappello del mendicante in mano. E non perché gli altri fossero cattivi, ma solo e unicamente perché stavamo fallendo.

L’Italia stava fallendo. Ci ha salvati l’estetica: come si faceva d’altronde ad avere un’Unione Europea senza Roma e Atene, le culle culturali del mondo occidentale. Siamo rimasti nel primo mondo grazie ai romani e ai greci. Ma ce lo siamo già dimenticati.

Ora sbattiamo i pugni sui tavoli di Bruxelles. Adesso ci siamo inventati e cavalchiamo una cosa chiamata sovranismo, una cosa filosoficamente anticostituzionale, una cosa che poi altro non è che il “padroni a casa nostra” di matrice padana. La traduzione? Quello che non ci somiglia sta fuori. Una parte della nostra finanziaria, è emblematico, si basa sull’azzeramento degli aiuti dati a quei disperati con la pelle nera che, scappando dalla guerra e dalla fame, scavalcano montagne o schivano la morte nel Mar Mediterraneo e approdano nella nostra terra patria. Per la prima volta abbiamo tradotto in numeri il nostro egoismo e lo rivendichiamo pure da patetici balconi. Ma noi siamo questa cosa qua.

C’è una domanda che aleggia nel Paese. Sui tavoli importanti, fino ai tavoli del bar: che si fa con i soldi? Perché siamo sovranisti, orgogliosamente italiani, sosteniamo scelte economiche di sfida nei confronti dei nostri creditori mondiali, ma poi, “padroni a casa nostra” badiamo, se e quando li abbiamo, ai soldi nascosti sotto il materasso.

È così che da quando Palazzo Chigi ha cambiato inquilino si stanno moltiplicando i conti italiani all’estero, nella vicina Svizzera. Perché siamo un popolo di poveracci, ma anche di navigatori, come diceva il rispolverato criminale fascista Mussolini, e i navigatori esperti sanno sempre dove tira il vento. Quindi chi tra noi ha una barca o barchetta, la sta portando in un qualche porto sicuro, guarda caso lontano da quelli patri. Perché se sovranisti bisogna essere, è meglio esserlo con le barche degli altri.

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William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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