E per una volta diciamolo a gran voce e senza imbarazzo: meno male che c’è l’Europa, proprio quella con le sue così dette “odiose” regole. Meno male, perché se Taranto e l’Ilva non possono più essere il far west della legalità lo dobbiamo a Bruxelles. È infatti targato UE il no secco a quel patto che concedeva l’immunità penale sulla questione ILVA. I nuovi acquirenti dell’acciaieria più grande d’Europa, quella che sta avvelenando e riempiendo i cimiteri della città di Taranto, ora dovranno sottostare al Codice Penale italiano e alle leggi di Casa Nostra e, se le nostre non basteranno, a quelle europee.

Non c’è più da attendere il 2023, quando il piano ambientale verrà forse portato a compimento, non ci saranno più quegli odiosi cinque anni di inquinamento concessi ad Arcelor Mittal: se l’inquinamento ci sarà, detta Bruxelles, “l’operatore resterà l’unico responsabile di eventuali danni causati a terzi o all’ambiente a seguito dell’utilizzo degli impianti”. La multinazionale indiana l’aveva pretesa quella impunità penale. Geert Van Poelvoorde, l’Executive vice president dei nuovi padroni dell’acciaio italiano, non aveva lasciato dubbi di interpretazione quando secco secco aveva detto: “Pensate che io sia in grado di convincere il nostro management e i nostri ricercatori a venire qui e a dare una mano all’Ilva quando qualcuno dal primo giorno gli dice “attenti perché appena arrivati in Italia vi mettiamo in galera?”“. Bene, da oggi il rischio galera c’è tutto. Perché se in Europa uccidi producendo, finisci in tribunale e, se colpevole, in prigione e, notiziona, l’Italia è in Europa.

Lo scambio salute degli Italiani, sorpresa sorpresa anche i tarantini sono italiani e quindi europei, e un po’ di miliardi di euro per rilanciare la mortifera acciaieria era stata decisa a Roma. Governo Renzi e sottoscritta dai ministri Calenda e Galletti. Ed è un fatto. Il silenzio del Governo Gentiloni è sempre un fatto. Come è un fatto che l’attuale governo, accantonate le promesse elettorali, non ha cambiato nulla. Ma del resto è un fatto che neppure il presidente Mattarella, chiamato in causa dai cittadini, aveva fatto sentire la sua voce. Un silenzio assordante, si scrive normalmente in questi casi. Un silenzio utile a interessi con tanti zeri, così tanti da smorzare e rendere flebile ogni voce di dissenso.

Ora e finalmente il tema tornerà a essere la bonifica e tanto verrebbe da chiedere che la parola immunità penale scomparisse da ogni provvedimento che riguardi l’Ilva perché per Ilva a Taranto, e non solo, si muore. E quando si conosce l’assassino, si chiama omicidio. 

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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