“MITTAL? PEGGIO DEI RIVA”

Giornalista e scrittrice

Scrivi all'autore | Pubblicato il 12 novembre 2018
9 minuti

L’accordo ministeriale non è stato rispettato, a Taranto la nuova proprietà di Ilva ha licenziato gli operai che in questi anni hanno denunciato fatti e misfatti dei Riva. I sindacati hanno inviato una lettera all’amministratore delegato di Am InvestCo Italia, Jehl Matthieu e per conoscenza al ministro dello sviluppo economico Luigi di Maio. Messo alla porta anche Massimo Battista, il capo dei ribelli.

«Vent’anni all’Ilva, e vengo buttato fuori in 48 ore. Con tre figli e moglie a carico. Il marito della parlamentare, invece, è stato assunto». Massimo Battista non riesce a digerire le dieci righe con cui è stato lasciato a casa: «Dieci, contando i distinti saluti. Eppure l’accordo sottoscritto lo scorso 6 settembre parla chiaro: l’assunzione con Mittal prevede l’anzianità, la professionalità e i carichi familiari. E io sono uno dei più anziani, quindi con più anni di esperienza. E tre figli sono un bel carico… il motivo è un altro. Mi stanno facendo pagare le denunce sulla mancanza di sicurezza nell’acciaieria. Come hanno fatto con tutti i colleghi del Comitato Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti. Siamo stati eliminati tutti. La nostra colpa è stata quella di non tacere: siamo stati noi a denunciare il “governo ombra” dei Riva». Dichiarazioni pesanti come un macigno. Che scopriamo essere vere. Tutte. A partire dal marito della parlamentare,  assunto, si spera, per altri meriti e non per la vantaggiosa parentela. Vero pure che l’ex operaio Ilva Massimo Battista  è un onesto piantagrane. Perché lamentarsi delle 4 mila tonnellate di amianto ancora presenti nello stabilimento? Si smaltirà, senza fretta, suvvia. Perché indire uno sciopero davanti alla morte di un giovane operaio? Tanto per “un morto in più… uno in meno”, come ricordavano due galantuomini intercettati in passato. «Non ho mai messo la testa sotto la sabbia, non sono un vigliacco, io. Loro devono nascondersi e magari vergognarsi, per aver ucciso e perché continuano a farlo, con un altro nome».

Alza ancora la voce e le spalle, Massimo Battista. Parla di dignità, di onestà. Di programma tradito, lui che eletto dai tarantini nelle amministrative del giugno 2017, ha lasciato il Movimento 5Stelle dopo la firma dell’accordo con Mittal: «Luigi Di Maio ha tradito l’elettorato di Taranto perché ha sempre parlato di chiusura dello stabilimento e di riconversione economica… aveva promesso che gli impianti sarebbero stati smantellati e l’area bonificata con la forza lavoro che opera all’interno della fabbrica. Per questo mi sono dimesso, per rispetto nei confronti di chi mi ha votato». Rispetto. Lo stesso che hanno avuto i Riva per i lavoratori dell’Ilva imponendo per anni un “governo ombra” che Massimo Battista ed altri operai (guarda caso tutti licenziati dalla nuova proprietà) hanno denunciato: “Fiduciari dei Riva che non avevano matricola, non erano nell’organigramma eppure imponevano le logiche della proprietà ai vari reparti. Avevano il compito di massimizzare la produzione pur non avendo alcuna responsabilità ufficiale». Otto nomi che risultano fra gli imputati del processo “Ambiente svenduto” in corso a Taranto.

Massimo Battista

Ma la nuova proprietà è differente: «Non c’è una tonnellata d’acciaio da produrre che vale se non possiamo tornare a casa in piena salute. Sicurezza e ambiente sono per noi dei pilastri che vanno di pari passo con le performance della produzione». Lo ha dichiarato  Matthieu Jehl, vice presidente e AD di ArcelorMittal Italia durante la presentazione del piano industriale alla stampa. E noi di Estreme Conseguenze eravamo lì, in prima fila, ad ascoltare attenti i proclami e le promesse. «Parole, parole e parole. Mittal è il proseguimento della famiglia Riva, gli impianti sono vecchi e obsoleti, e la diossina continua a uscire dal camino E312 – precisa Massimo Battista – Afo2 e Afo5 (altoforno 2 e altoforno 5) hanno crepe dappertutto. Sul contratto c’è scritto che l’ambientalizzazione ci sarà solo quando arriveranno i profitti. Mittal sta rastrellando quote e una volta sottratti i clienti all’Ilva e all’Italia andrà via… trascorsi i due anni di fitto chiuderà la baracca e lascerà a casa i burattini, morti e malati. E questo Di Maio lo sa benissimo».

Davanti alla catastrofica prospettiva di Massimo Battista si palesano le rosee promesse di Matthieu Jehl: «Ci sarà un investimento fino a un milione di euro l’anno per attività dedicate alla comunità di Taranto». E qui c’è da crederci perché gli investimenti sono già partiti. In pubblicità. Si sono visti messaggi a tutta pagina su giornali, locali e non, di un acciaio che più brillante non si può. Messaggi a pagamento che andranno a rafforzare l’immunità penale. Chi oserà toccare gli indiani?

«Il rischio è che a breve ci faranno addirittura rimpiangere i Riva». E per dirlo Massimo Battista che dai Riva è stato messo a contare barche… «Per sei lunghissimi anni, dal novembre 2007 al gennaio 2013, sono stato confinato alla Lega navale, una struttura lontana dallo stabilimento, adibita (e mai utilizzata) come dopolavoro degli operai, dove i miei capi mi chiesero di contare le barche che passavano… sono rimasto lì, senza una tuta da lavoro, isolato e demansionato. Senza vedere i colleghi. C’erano solo due cani randagi e, in inverno, neanche una stufa». Per questo trattamento Massimo Battista ha denunciato i Riva per mobbing. «Dopo il fallimento il processo è stato trasferito a Milano e il 15 novembre per la nuova udienza dovrò spostarmi in Lombardia, col mio legale. E poi ci saranno i testimoni, anche loro partiranno da Taranto. Tutte le spese sono, e saranno, a mio carico… insomma, oltre al danno, la beffa».

Perché metterla a contare barche?

«C’era della ghisa nella fossa di colaggio… e la ghisa a contatto con l’acqua è una bomba. Andai dal responsabile chiedendo di spegnere il convertitore numero uno ma, l’ingegner D’Alò, mi mise a tacere dicendo che non c’erano rischi. C’erano però 50 operai che avevo il dovere di tutelare e con un altro delegato della Fiom Cgil proclamai lo sciopero. L’azienda continuò a marciare a pieno regime con quelle perdite di acqua nei convertitori. Allora avvertii gli ispettori dell’Asl che confermarono la presenza di acqua nella fossa dei convertitori e misero sotto sequestro il forno. Da quell’episodio sono diventato un “elemento indesiderato”. Fra le tante denunce per la mancanza di sicurezza ho firmato pure quella alla Procura di Taranto e alla Direzione investigativa antimafia di Lecce per segnalare la questione dei contribuiti forfettari per milioni di euro che i sindacati ottenevano dalla famiglia Riva tramite la “Fondazione Vivere Solidale” per la gestione del Circolo Vaccarella. Soldi spariti nelle tasche di chi ci doveva tutelare… ho sempre votato contro i bilanci della Fondazione e del Palafiom chiedendo trasparenza. E oggi mi hanno messo alla porta con tutti gli altri che, come me, negli anni  hanno alzato la testa. I Mittal vogliono servi non gente che denuncia».

Cosa pensa delle dimissioni presentate dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci?

«Che le ritirerà… ma sono pronto a raccogliere le firme per mandare definitivamente a casa questa amministrazione, Taranto merita ben altro, non persone mosse da interessi personali».

Anche delle dimissioni di Melucci è stato chiesto in conferenza stampa al vice presidente e AD di ArcelorMittal Italia che, fra applausi e sorrisi, ha risposto a tutte le domande, certamente non concordate, almeno non l’ultima sull’immunità penale. Per quella non c’è stata risposta: il tempo a disposizione era scaduto.

 

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Giornalista e scrittrice

Raffaella Fanelli ha collaborato con numerose testate, tra le quali La Repubblica, Sette, Panorama, Oggi, e altrettante trasmissioni televisive, da Chi l'ha visto? a Quarto Grado a Lineagialla. Con Aliberti ha pubblicato Al di là di ogni ragionevole dubbio, il delitto di Via Poma, con EdizioniANordest Intervista a Cosa Nostra e con Chiarelettere La Verità del Freddo. Al libro intervista a Maurizio Abbatino è stato assegnato il premio internazionale al giornalismo d'inchiesta "Javier Valdez" 2018.

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