Mi vendo un rene

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 14 novembre 2018
18 minuti

Esiste un traffico illegale di organi in Italia? Ufficialmente no, formalmente sì. Perché ci sono persone che, anche nel nostro paese, tentano di cedere illegalmente i loro organi per soldi.

Il Signor Ferrari (nome di fantasia) ci ha contattato per disperazione. Aveva pattuito una cifra di 40mila euro per farsi espiantare e vendere un rene. Titolare di un’impresa a conduzione familiare e in grave difficoltà economica, era finito nelle mani dell’usura. Non potendo pagare, per evitare ritorsioni si è affacciato al dark web dove si trova di tutto, anche il commercio illegale di organi. Gli è stata offerta una soluzione: dacci un rene. Il Signor Ferrari ha accettato. L’espianto si è svolto in Italia. La cifra pattuita era appunto di 40mila euro, pagamento in bitcoin. Alla fine lo hanno truffato, perché ha ricevuto solo un saldo di 10mila euro. Ma il rene glielo hanno tolto. Questo è successo in Italia, un anno e mezzo fa.

Lo racconta a EstremeConseguenze l’avvocato Marco Martello di Emergenza Legalità Onlus. Sulla vicenda c’è un’indagine in corso: vendere un organo per denaro nel nostro paese è infatti un reato gravissimo. Data la delicatezza dell’indagine l’avvocato Martello ha chiesto a EC di mantenere il totale anonimato della persona coinvolta e non ha voluto dare ulteriori informazioni sulla Procura competente. EC può confermare che il caso è già nazionale. Il Direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa, da noi contattato per un commento, ci ha riferito di avere allertato i servizi competenti del Ministero della Salute.

Costa precisa che “si tratterebbe di un caso assolutamente unico e per questo ancora più grave perché in Italia non esiste alcun traffico illegale di organi. I controlli sono strettissimi. Le normative rigidissime. Le leggi chiare. Oltretutto – continua Costa – effettuare un espianto e un conseguente trapianto non è certo operazione semplice e tantomeno poco costosa. Ci sono procedure precise da rispettare e un registro nazionale dove i dati vengono incrociati. Ci sono esami preventivi. Ci sono liste d’attesa rigorose. Sappiamo, e lo si sa da tempo, che in diversi paesi del mondo questo traffico esiste (ndr: riportiamo più avanti elementi di questo aspetto) e siamo impegnati nel contrastarlo. Ma in Italia questo fenomeno non esiste. Questa segnalazione diventa per noi notizia di reato e ci impegniamo a seguire il caso” ha concluso Costa.

Anche per la presidente di AIDO Flavia Petrin “non ci sono evidenze di alcun caso di traffico illegale di organi in Italia, alcune segnalazioni arrivate alle Procure in questi anni si sono rivelate false, il sistema delle donazioni e dei controlli funziona, nonostante certo esista un problema di liste d’attesa”.

A EC l’avvocato Martello ha confermato il fatto che si tratta dell’unico caso concreto pervenuto e verificato dalla Associazione per cui presta opera. “Ho visto personalmente la cicatrice sul fianco del signor Ferrari” ma aggiunge “ci sono arrivate molte altre segnalazioni di persone disposte a vendersi un organo perché in gravi difficoltà economiche”.
Ecco alcune schermate dal web:

Vendersi un organo, un rene in particolare, all’estero è un percorso fattibile. Anche EC ha fatto un tentativo, contattando una clinica indiana utilizzando normali motori di ricerca sul web. Ci hanno risposto in poche ore. Prezzo pattuito per un rene circa 120mila euro, in due tranche, viaggio escluso.
Ecco lo scambio di mail:

Ma una cosa è tentare di vendersi un organo all’estero (parliamo in ogni caso di un reato, punibile fino a 12 anni di reclusione) ben altra cosa è capire se questo fenomeno esista anche nel nostro paese.  C’è poi un altro capitolo, ancora più grave: l’espianto su persone non consenzienti, l’omicidio finalizzato al traffico d’organi. EC sta lavorando anche su questo atroce aspetto.

L’avvocato Martello ha partecipato a un incontro, lo scorso 6 novembre a Salerno, sul traffico illegale di organi in Italia, organizzato dall’Associazione Indiani d’Occidente e da Libera Salerno. È la prima volta che Libera si occupa ufficialmente di questa materia, del traffico illegale di organi. Al Convegno ha partecipato anche il Consigliere Regionale della Campania Enzo Maraio che ha annunciato la presentazione di una legge per la creazione di un Osservatorio Regionale sul traffico di organi, un organismo che dovrà essere al tempo stesso uno sportello informativo per i cittadini e un luogo di studio e approfondimento del fenomeno. La proposta di legge sta per essere calendarizzata e l’auspicio di Maraio è che sia approvata prima della fine della legislatura (maggio 2019). Se approvato, si tratterebbe di un ‘unicum’ nazionale: nessuna Regione ha mai istituito un osservatorio di analisi sul traffico illegale di organi. “Oggi la criminalità organizzata si occupa anche di traffico d’organi, collegata al traffico di essere umani. Ho depositato questo disegno di legge perché sappiamo poco di questo fenomeno, definito dalla ILO “Hard to see, harder to count” cioè: difficile da vedere e ancora più difficile da verificare. È difficile trovare prove, è difficile seguire le denunce. È sotterraneo, invisibile. E chi ne viene coinvolto non lo dice. Nel nostro paese se ne parla come leggenda metropolitana, mentre sappiamo che esiste un’offerta ed esiste una domanda. È giusto secondo me che si cerchi di capirne di più, specialmente in una regione come la nostra”.

Anima e fondatrice dell’associazione Indiani d’Occidente, che da anni si occupa di questo argomento, è Santa Rossi.
Spiega lei stessa a EC il perché. “Abbiamo sempre pensato che questo problema fosse lontano da noi e che questo traffico disumano riguardasse solo alcuni paesi esteri, che al massimo qualche italiano fosse un turista del trapianto. Ma le cose non stanno così. Indiani d’Occidente, la mia battaglia, inizia 11 anni fa quando è morto mio marito, in lista d’attesa per un trapianto di fegato. È successo tutto in un pomeriggio, e me lo ricordo bene, quel pomeriggio. Era il 10 maggio del 2007. Stavo andando al parcheggio dell’Ospedale Cardarelli di Napoli dove mio marito era ricoverato per prendere la macchina e tornare a casa quando uno sconosciuto mi bloccò alle spalle. Mi disse di non girarmi. Mi disse che poteva aiutarmi per salvare mio marito. Che avevano un fegato nuovo per lui. Sapeva anche il gruppo sanguigno di mio marito, sapevano tutto della sua situazione clinica. Mi disse che potevano accelerare i tempi e salvarlo. Mi furono chiesti 250mila euro. Ne parlai con mio marito e decidemmo non solo di dire no, ma di iniziare una guerra contro questo fenomeno. Purtroppo lui morì 20 giorni dopo ma questa battaglia io continuo a condurla ancora oggi”.

Continua Santa Rossi: “Ci sono persone che per problemi economici sono disposte a privarsi di un organo. Sappiamo bene che ci vogliono strutture attrezzate e complicità di medici in tal senso. Giravano voci di una clinica a Roma e di altre due in Sicilia. I magistrati in questi anni hanno raccolto prove su espianti di organi di migranti che per pagarsi il viaggio si sono fatti togliere un rene. Ci sono indagini aperte in tal senso, ma la difficoltà sta nel fatto che non ci sono denunce, da quei paesi nessuno fa denuncia e tantomeno lo fa il migrante che volontariamente ha compiuto un gesto del genere. Da sempre tutti mi chiedono di raccogliere le prove. Io ho iniziato questa battaglia con la CGIL nazionale dieci anni fa. Sono state tante le telefonate che abbiamo ricevuto. Ma io sono disposta a mettere la mia faccia, non a coinvolgere persone in difficoltà e che ci hanno raccontato dei loro tentativi. La telefonata peggiore che mi è capitata però non è stata quella di una persona che mi raccontava come stesse cercando di vendersi un rene, ma di una madre che aveva il figlio in lista d’attesa per un trapianto e mi ha chiamato dicendomene di tutti i colori, infuriata. ‘A me non frega niente della vostra battaglia’ mi disse ‘a me interessa di salvare mio figlio e sono pronta a tutto mentre voi fate solo casino’. La criminalità ha le mani sulla droga, sulle armi, sul traffico di persone. E anche sul traffico di organi. E quello che ci preoccupa sono i traffici legati alla prostituzione, gestita in particolare dalla mafia nigeriana. Senza scrupoli, di una violenza inaudita. Sappiamo che queste donne devono ripagare un debito. Non sappiamo però come lo fanno. Ci sono donne costrette alla prostituzione che spariscono, in Campania. Che fine fanno?”

“Donate, donate, donate”

“Una cosa voglio ribadire, e ci tengo molto a precisarla: noi siamo per le donazioni, noi facciamo questa battaglia per convincere la gente a essere donatore. E lo siamo, siamo un popolo di donatori. Ma la legge non aiuta. In Italia serve una legge come in Francia, sul silenzio assenso. Ovvero: si è tutti donatori a meno che non si esprima parere opposto. Oggi invece le persone devono dare e specificare la propria disponibilità e sappiamo come funziona nei Comuni, la gente è male informata, la comunicazione stessa di questa possibilità è scarsa. Invece quello che serve è che aumentino i donatori, che ci sia il silenzio assenso, che si abbattano le liste di attesa”. Per la prima volta in assoluto di traffico illegale di organi si occupa anche un’associazione da anni impegnata nella lotta ai traffici criminali come Libera.

“Indiani d’Occidente da anni si impegna sul tema del traffico clandestino di organi – dichiara a EC Anna Garofalo del coordinamento provinciale di Libera-Salerno – e per la prima volta anche Libera ora mette il suo impegno e la partecipazione. Quando ci occupiamo di mafie parliamo anche di questo. A livello nazionale e internazionale. Vogliamo mettere in luce un dato: la percezione dell’incidenza della criminalità nella vita delle persone è molto bassa, mentre in realtà la presenza di interessi malavitosi è molto più diffusa di quanto non si creda. Per noi di Libera è importante approfondire ogni aspetto che abbia a che fare con la criminalità, sentiamo quotidianamente la necessità di approfondire e conoscere meglio i fenomeni. Quindi, vogliamo approfondire anche il tema del traffico clandestino di organi e di esseri umani, soprattuto da parte di organizzazioni criminali straniere. Per noi è importante avviare un ragionamento, approfondire. Per questo appoggiamo l’impegno di ‘Indiani d’Occidente’. Libera Salerno e Libera Campania vogliono lanciare un segnale d’allarme in particolare sul traffico di esseri umani legato alla prostituzione con tutto quello che ne può conseguire”

PER SAPERNE DI PIU’: 
La problematica del traffico di organi figura nell’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità da circa tre decadi. Del tema si parlò per la prima volta nel 1987 e, successivamente, il 21 maggio 2010, è stato riaffermato l’impegno della Oms tramite la pubblicazione della “Risoluzione WHA63.22”. Secondo le stime dell’Oms, annualmente sono circa un milione gli interventi di trapianti di organi compiuti (la maggior parte riguarda i reni che costituiscono il 75% del commercio illegale), laddove quelli veramente necessari arrivano a malapena al 10% (120.000).
http://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA63/A63_R22-en.pdf?ua=1
Nel documento, gli Stati membri dell’Oms stigmatizzavano con vigore «l’acquisizione di parti del corpo umano tramite trapianto e lo sfruttamento delle popolazioni più povere e vulnerabili e il traffico di esseri umani derivanti da tali pratiche».
Il Vaticano si è unito recentemente a tale condanna.

Nel febbraio di quest’anno l’Accademia Pontificia delle Scienze ha organizzato un incontro sul traffico illecito di organi e il turismo del trapianto (vedi allegato).

Segnalati diversi paesi dell’Asia, il Messico e altre zone dell’America Latina, l’Egitto, il Pakistan, l’India. Le principali destinazioni sono il Canada e i paesi dell’Europa occidentale; poi l’Australia e il Golfo persico, in particolare Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. In Iran si è anche arrivati a legalizzare la vendita di organi umani. Si legge nella nota vaticana: «Speriamo che la celebrazione del Summit possa promuovere una trasformazione dinamica nella società, in modo da creare una maggiore consapevolezza della portata e della gravità di questo dramma in corso», in modo da «porre le fondamenta per la ricerca di soluzioni appropriate, sulla base della dignità umana, della libertà, della giustizia e della pace».

La povertà, la disoccupazione e la mancanza di opportunità socioeconomiche sono fattori che rendono le persone vulnerabili al traffico di organi e alla tratta di persone ai fini dell’espianto di organi. Gli indigenti sono facili prede dei trafficanti che li convincono a vendere un organo nella loro disperata ricerca di una vita migliore. Analogamente, vi sono pazienti disperati disposti a pagare cifre ingenti e a intraprendere viaggi all’estero in quello che è un vero e proprio turismo dei trapianti pur di ottenere un organo che potrebbe mantenerli in vita, ignari delle conseguenze di un trapianto a fini commerciali sulla salute a breve e lungo termine. Sono i trafficanti e gli operatori sanitari senza scrupoli a rendere possibile il traffico di organi, ignorando la dignità degli esseri umani. Le procedure chirurgiche vengono eseguite in strutture non autorizzate che operano clandestinamente i turisti dei trapianti.
Tra gli strumenti giuridici internazionali che definiscono, condannano e penalizzano queste pratiche vi sono il Protocollo ONU contro la tratta di persone (Protocollo di Palermo), la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di essere umani e la Convenzione del Consiglio d’Europa per la lotta contro il traffico di organi.

IL DATA ROOM DI EC: 

OSSERVATORI TRAFFICO ILLEGALE ORGANI
STATUTO INDIANI
polizia e democrazia
Summit internazionale in Vaticano il 7 e 8 febbraio  – La Stampa
EXPO_STU(2015)549055_EN
organ_trafficking
tratta esseri umani

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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