Testimone Chiave

Quirra, Sardegna. Il più grande poligono militare d’Europa. Per un decennio è stato teatro di ogni tipo di esplosione, avvelenando un territorio unico e contaminando l’ambiente. Il processo a carico dei militari è a rischio prescrizione, solo Mattarella può salvarlo.

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 26 novembre 2018
14 minuti

12mila ettari, il poligono militare più grande d’Europa. Ufficialmente doveva essere un campo di addestramento reclute. Nella realtà, una terra di nessuno dove per almeno dieci anni l’esercito italiano e la NATO hanno testato e fatto brillare migliaia di ordigni, rilasciando in aria, nel terreno e nel mare tonnellate e tonnellate di inquinanti. 

Una storia molto italiana, perché sarebbe potuta passare sotto silenzio per sempre se non fosse stato per l’impegno della Procura di Lanusei che, con estrema fatica, da otto anni cerca di dare giustizia a un territorio martoriato. E alle vittime, tra i civili come tra i soldati.

Una storia europea, perché mai in nessun paese del nostro continente dei militari sono finiti sotto processo per la gestione di una base militare. 

Una base, quella del Salto di Quirra sorta in un territorio selvaggio e bellissimo: siamo nel comune di Perdasdefogu, nella Sardegna centro-orientale, a cavallo tra le province di Nuoro e Cagliari, appena sotto l’Ogliastra. Una terra unica e splendida, carsica, con un incredibile sistema di grotte, gole, anfratti; una macchia mediterranea , coste a picco sul mare cristallino. Siamo in una delle zone del pianeta dove si vive di più in assoluto: qui i centenari non sono una eccezione. Un territorio un tempo incontaminato, ricco di sorgenti, con pascoli verdissimi e dal 1956 in poi, con l’apertura del Comando Interforze, devastato per sempre e avvelenato per secoli. 

Il caso Quirra e il relativo processo a carico di otto comandanti del poligono e del distaccamento (sul mare) di Capo San Lorenzo, quindi, è unico al mondo. 

Ma i tempi della giustizia italiana, si sa, sono lunghi, specialmente in certi casi. Così questo processo va avanti ormai da otto anni e la prescrizione è sempre più vicina. Anzi: il primo tra i rinviati a giudizio, il Comandante Paolo Ricci, è già formalmente assolto per prescrizione. Per una seconda assoluzione  è solo questione di settimane. 

Perché il reato contestato è il 437 del codice penale, tempo di prescrizione: 10 anni. Ricci era comandante del Comando Interforze di Quirra nel 2004. L’accusa per i comandanti (otto: Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, e i comandanti del distaccamento dell’Aeronautica di Capo San Lorenzo: Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon, che hanno guidato il poligono dal 2004 al 2010) è di non aver provveduto a tutelare ambiente e persone dal rischio di contaminazione, violazione dell’articolo 437 del codice penale: omissione e rimozione di cautele contro infortuni sul lavoro. Tra le vittime ci sono anche due militari che lavoravano alla base. Tanti gli ammalati di tumore. 

È la sindrome di Quirra che ha sterminato anche diversi animali, causando tra l’altro fatti agghiaccianti come la nascita di pecore con due teste. 

Nell’ultima udienza è stata chiamata a testimoniare Maria Chiara Pala, soldatessa, ammalatasi di tumore al surrene nel 2011 quando aveva 22 anni. “Mi è stato dato l’incarico di raccogliere i residuati dei brillamenti e lo facevamo senza le adeguate protezioni: usavamo guanti in lattice ma spesso si rompevano – racconta -lo avrò fatto 15 o 20 volte. Poi facevamo anche esercitazioni che consistevano nello strisciare in terra, alzarsi velocemente, correre, ributtarsi a terra, a contatto quindi con il terreno”. È il primo e unico processo di questo tipo in Italia, la prima volta che le Forze Armate vengono messe sotto accusa per aver provocato vittime e danni a civili e militari. Gli imputati rischiano pene fino a dieci anni di reclusione. 

Il Giudice monocratico Nicole Serra potrebbe però, viste le evidenze che il processo sta raccogliendo, riconoscere anche l’articolo 434: disastro ambientale. In quel caso i tempi di prescrizione si allungherebbero di due anni. Ma la lista dei testimoni della difesa è lunga, sono più di 20. C’è poi un aspetto fondamentale: cosa accadrebbe se i comandanti dicessero di aver semplicemente obbedito a degli ordini, se si difendessero sostenendo che non potevano essere a conoscenza della tossicità degli elementi contenuti nelle bombe e nei missili (non sono tenuti a saperlo) se insomma le responsabilità venissero rimandate ai più alti gradi in comando? Ecco perché diventa cruciale il ruolo dell’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiamato a testimoniare dall’avvocato di parte civile Gianfranco Sollai. Una testimonianza che potrebbe svolgersi a inizio dell’anno prossimo.

Spiega Sollai a EC: ”Mattarella è stato Ministro della Difesa dal 1999 al 2001. Ovvero nel periodo per noi cruciale per capire quale fosse la catena di comando, quali gli ordini, quali le procedure che si dovevano seguire nel Poligono. Ma non solo. Mattarella faceva anche parte dell’assemblea NATO. Quindi, solo lui può dirci che tipo di missili sono arrivati in Sardegna. Sappiamo che sono stati fatti esplodere più di 1.800 missili classe Milan. Ma cos’altro? E fino a quando? Anche questo non è chiaro. Qualche comandante dice che gli ultimi test missilistici sono stati nel 2003, altri nel 2008. Fino a quando a Quirra sono stati provati missili NATO? E chi, meglio dell’attuale Capo delle Forze Armate, può saperlo e può avere le chiavi per avere queste informazioni? La testimonianza di Mattarella è per noi cruciale, perché aprirebbe le porte alla verità dei fatti e ci permetterebbe anche di velocizzare i tempi del processo, rinunciando a tanti altri testimoni. È davvero l’occasione per dimostrare di essere a fianco degli italiani e in particolare di noi sardi che per decenni in questa isola abbiamo subito di tutto. Il Presidente Mattarella è garante sotto tutti i punti di vista. Può dare una svolta a questo processo e aiutarci nella ricerca della giustizia”.

Anche per il PM Biagio Mazzeo della Procura di Lanusei si tratterebbe di una testimonianza importante. “Questo processo che questa Procura sta affrontando in mezzo a tante difficoltà potrebbe senz’altro acquisire una valenza nazionale con la testimonianza del Presidente. Quello che è successo qui a Perdasdefogu deve essere un monito per tutti. Parliamo di migliaia di tonnellate di materiali inquinanti, di un territorio devastato, della compromissione della catena alimentare, delle falde, della costa. Processi come questo, con tanti testi, con udienze difficili e lunghe, con tanti consulenti e tecnici chiamati a testimoniare, non possono essere brevi. Ormai processi cosi, con cosi tanti imputati, sono sempre più a rischio prescrizione. Con questo codice ormai si riescono a fare solo i processi più semplici. La testimonianza di Mattarella sarebbe un segnale importante per tutta la Sardegna”. 

Per avere un’idea di cosa è passato dal Salto di Quirra, ecco un elenco (parziale) degli armamenti testati: 

  • Razzi TOW e MILAN lanciati dagli elicotteri contro bersagli soprattutto nella zona a Monte del poligono
  • Missili Hawk, utilizzati soprattutto in esercitazioni nella zona a mare del poligono (settore di lancio Hawk)
  • Missili AIM-9L, utilizzati soprattutto in esercitazioni nella zona a mare del poligono
  • Missili SPADA, utilizzati soprattutto in esercitazioni nella zona a mare del poligono
  • Missili Stinger, utilizzati soprattutto in esercitazioni nella zona a mare del poligono
  • Missili Skyguard, utilizzati soprattutto in esercitazioni nella zona a mare del poligono
  • Missili Aster 30, utilizzati soprattutto in esercitazioni nella zona a mare del poligono
  • Lancio di razzi da batterie mobili MLRS (multiple launched racket system), soprattutto in esercitazioni nella zona a mare del poligono
  • In molte delle attività che si svolgono nella zona a mare del poligono vengono utilizzati i radiobersagli Meteor
  • Prove motori del razzo Vega nella zona a mare del poligono, rampa di prova Avio presso torre murtas.
  • Tiri con armi leggere soprattutto nella zona a Monte del poligono.

Nel passato sono stati utilizzati nelle esercitazioni:

  1. Missili terra-aria Nike Ajax, antiaerei a due stadi, a guida radar, ne sono stati sparati un centinaio tra il 1967 e la metà degli anni ’70 nella zona a mare del poligono
  2. Missili terra-terra Nike Hercules, a media gittata, a quattro stadi, ne sono stati sparati circa 400, acquistati nel 1974, l’ultimo è stato lanciato nel 2005, zona a mare del poligono.
  3. Il programma di sviluppo, sperimentazione, esercitazione dei missili Raytheon HAWK è in corso sin dal 1962, le esercitazioni continuano tuttora nella zona a mare del poligono.
  4. Sistema missilistico superficie-aria «Albatros Mk.1» sviluppato dalla Selenia nel 1972, a partire dal missile superficie-aria Raytheon «RIM-7 Sea Sparrow».
  5. Sistema missilistico superficie-aria «Aspide», sviluppato tra il 1975 e il 1977 con il sistema di guida «Albatros Mk.2» sviluppato dalla Selenia. Ne sono seguiti la versione superficie-aria «Spada» nel 1983 e la versione aria-aria per i velivoli da difesa aerea «F-104 Starfighter» nel 1988. Il sistema missilistico Aspide è utilizzato ancora oggi nei programmi addestrativi denominati «Aspide/Spada», «Aspide/Skyguard», «Aspide/Albatros», «Spada», e sperimentale «Aspide 2000».
  6. missili aria-aria AMRAAM, ASRAAM e IRIS-T, testati dopo il 2000
  7. missili aria-superficie stand-off «Storm Shadow», testati dopo il 2000
  8. missili aria-superficie spalleggiabili «Stinger», testati dopo il 2000
  9. Missili antinave Tartar e Terrier sono stati lanciati la prima volta nel 1967 e vengono utilizzati ancora oggi nelle esercitazioni
  10. Missile antinave terra-mare «Sea Killer Mark 1», modello «Mk.2», della Contraves
  11. Missile antinave «Otomat» della fabbricato dalla Oto Melara e dalla Matra francese, cui segue la versione migliorata «Mk 2» a metà degli anni ‘80
  12. Missile antinave «Marte», acquistato dalla Marina Militare a metà degli anni ’80, la versione aria-mare «Marte Mk2/A» viene lanciata da un velivolo per l’addestramento avanzato «MB-339» nel 1992
  13. missile antinave «Kormoran»
  14. missili antinave «Teseo», adottati sin dal 1992 e utilizzati ancora oggi
  15. Missile superficie-superficie «Polyphem», guidato con fibra ottica, testato nel 1992
  16. sperimentazione del missile «Storm Shadow», tuttora in corso
  17. test relativi ai velivoli da combattimento «AMX», «Eurofighter»
  18. Sviluppo e utilizzo di radio-bersagli: il «CT-20» della francese Nord Aviation, i modelli della Meteor «P-1» e in seguito «P-X», «NVM-1», «NVM-1» (questi ultimi derivati dagli apparecchi Northrop «KD2R-5» e «MQM-74A Chukar»), «CT-20 XXI», «Mirach 100», «Mirach 100/2», «Mirach 100/4», «Mirach 100/5» tuttora in uso.
  19. Lanci a carattere scientifico-spaziale di razzi «Centaure» di costruzione francese, «Skylark» inglese tra il 1964 e il 1972, e «Dragon» nel 1964
  20. progetto «ALFA», per lo sviluppo un razzo bistadio, utilizzabile, a scopi civili, per mettere in orbita un satellite, ma capace di portare un carico bellico di 1.000 kg, rappresentato da una testata nucleare, ad una distanza 1.600 km. Furono effettuate tre prove di volo tra il 1973 e il 1975, poi il programma fu interrotto a seguito della firma del Trattato di non proliferazione nucleare, e le componenti del razzo in qualche modo eliminate.
  21. prove motori realizzate dalla Avio per i razzi vettori «Ariane» e «Vega», programma tuttora in corso.
  22. esercitazioni a fuoco con reparti di elicotteri d’assalto «A129 Mangusta», che tra gli altri impiegano razzi TOW
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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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