Siamo tutti elettrosensibili

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 10 Dicembre 2018
30 minuti

In Svezia sono 250mila, e ricevono dallo stato un contributo economico. In Canada all’Università di Lakehead sono state disattivate tutte le centraline Wi-fi, “perché – si legge sul sito dell’ateneo – è provato che le onde elettromagnetiche provocano disturbi comportamentali. A Parigi il wi-fi è stato disattivato in quattro biblioteche. E ci sono città negli Stati Uniti dove l’accesso ad internet è stato eliminato perchè si è deciso di applicare il principio di precauzione. In Italia le stime dicono che le persone malate di elettrosmog sono 1.8 milioni. Eppure non esiste alcun piano nazionale di controllo sulle installazioni di infrastrutture. L’Oms parla solo di “intolleranza ambientale”. Non ci sono regole, non ci sono limiti comunali. Né pianificazioni minime. Anche il TAR della Campania si è pronunciato affermando che si tratta di opere assimilate alle infrastrutture di urbanizzazione primaria. Nel frattempo il National Toxicology Program e l’Istituto Ramazzini di Bologna hanno pubblicato ricerche sugli effetti biologici dell’elettrosmog, e il cancro è solo la punta dell’iceberg, come ci dice il direttore dell’Istituto Fiorella Belpoggi, che non ha paura di denunciare corruzione e enormi interessi delle multinazionali della telefonia, che “ostacolano la conoscenza sui dati scientifici, in un gigantesco esperimento di sanità pubblica condotto senza il consenso informato dei suoi soggetti”.

In Svezia sono 250mila, e ricevono dallo stato un contributo economico. In Canada il rettore dell’Università di Lakehead (Ontario) ha cablato con fibre ottiche il campus, disattivando tutte le centraline Wi-Fi, “perché – si legge sul sito dell’ateneo – è provato che le onde elettromagnetiche provocano disturbi comportamentali. A Parigi il Wi-Fi è stato disattivato in quattro biblioteche. Gli impiegati hanno cominciato a sentirsi male, in particolar modo quelli che lavoravano vicino ai ripetitori, installati sul tetto. Il comune di Herouville-Saint-Clair, 24.000 abitanti, ha deciso di “applicare il principio di precauzione”. Eliminerà l’accesso a internet senza fili nelle scuole entro la fine dell’anno. E in Italia? Le stime dicono che le persone malate di elettrosmog sono almeno 600mila. Eppure non esiste alcun piano nazionale di controllo sulle installazioni di infrastrutture. Non ci sono regole, non ci sono limiti comunali. Né pianificazioni minime. Anche il TAR della Campania si è pronunciato affermando che non ci sono impedimenti trattandosi di opere assimilate alle infrastrutture di urbanizzazione primaria.

Nel frattempo il National Toxicology Program e l’Istituto Ramazzini di Bologna hanno pubblicato ricerche sugli effetti biologici dell’elettrosmog, e il cancro è solo la punta dell’iceberg, come ci ha spiegato il direttore dell’Istituto Fiorella Belpoggi, che non ha paura di denunciare corruzione e enormi interessi delle multinazionali della telefonia. Ma andiamo con ordine e partiamo da Roma. Con 5mila stazioni radio base distribuite in 15 municipi. Poi ci sono 3mila ripetitori ufficiali, 200mila nuovi impianti. A Milano saranno 19milioni le abitazioni raggiunte per servizi di ultrabroadband, 4 milioni di persone coinvolte nella sperimentazione 5G. Italia, 16milioni di chilometri complessivi di fibra su tutto il territorio nazionale, pari a 400volte la circonferenza del nostro pianeta. Un milione di dispositivi per chilometro quadrato secondo l’Agicom per 20miliardi di connessioni. Potrebbero bastare questi numeri in uno spannometrico censimento che Estreme Conseguenze ha provato a fare da Milano a Roma per spiegare il titolo che abbiamo scelto, farwest. Difficile sapere esattamente quante sono le installazioni di infrastrutture tecnologiche prossime e attuali, quanti i ripetitori in Italia che si sommano alle reti Wi-Fi già in essere, quante le piccole cellule di onde che inevitabilmente aumentano i campi elettrici, non altrettanto impiantare tutto questo e diffondere capillarmente connessioni superveloci e ultraelevate “nella più evoluta e dinamica rete di telecomunicazioni del Paese”. Questo recita, per esempio, il piano Strategico DigiTim, che per tutti coloro che abbiamo interpellato è anche detto “uno tsunami di microonde millimetriche e submillimetriche senza precedenti”.

Che la parola elettrosmog sembra quasi riduttiva rispetto a tutto quello che c’è dietro, intorno, sopra e sotto. Stefano Gallozzi, fisico e ricercatore dell’Osservatorio Astronomico di Roma, presiede il Comitato tutela ambiente Monte Porzio Catone, Castelli Romani per intenderci. Zona per niente piccola vista che fa da sola circa 250mila abitanti. Zona che rientra di fatto nella sperimentazione italiana del 5G. Da anni impegnato su questo tema Gallozzi ha mappato l’esposizione all’elettrosmog dei Castelli Romani: “Monitoriamo il campo delle Onde elettromagnetiche nelle zone più sensibili come Pratarena sopra S. Silvestro e Monte Cavo. Qui l’esposizione è già una mattanza e supera i limiti di cautela tanto che abbiamo segnalato alla Procura della repubblica di Velletri, alla Asl e all’Arpal. Teoricamente in Italia si dovrebbe applicare un limite generale di 20 V/ relativo a qualsiasi tipo di ambiente e un limite di 6V/m quale misura di cautela in corrispondenza di edifici e abitazioni, che è già un limite superato se pensiamo che quello precauzionale oltre il quale si manifestano a medio/lungo termine sensibili aumenti dell’incidenza di disturbi e malattie è 0.6V/m, come molti studi da anni stanno dimostrando. Con il 5G ora l’Italia vuole allineare i valori di esposizione a quelli europei il che significa alzare i limiti attuali (da 6V/m a 20 V/m nelle zone residenziali e da 20 V/m a 61V/m altrove).

Considera, per farti un esempio, che le telefonate senza interruzione di segnale si fanno con 0.1V/m; con 0.1V/m si naviga e si chatta: con valori nettamente più bassi di 0.6V/m si riuscirebbero comunque ad avere tutti i servizi a cui siamo oggi abituati, senza nessuna esposizione dannosa, più alta è la frequenza di un’onda portante, più energia essa trasporterà. Più informazioni (e dati) verranno trasmessi tramite un segnale E.M. più le onde portanti sono energetiche interagiranno con il materiale circostante (anche biologico) più si avvicineranno al limite delle onde ionizzanti (danni immediati) più diminuisce il tempo medio di esposizione prima del danno.

La nostra, poi, è l’ unica nazione (assieme alla Grecia) che ha scelto il broadcast digitale attraverso i classici ripetitori/tralicci. Questo autorizzerà le emittenti ad alzare incondizionatamente (quasi di un fattore 10) la loro potenza provocando danni ancora maggiori”.

https://comitatotutelamonteporziocatone.files.wordpress.com/2016/07/misurazionicampoem_23-07-2016.pdf

Quali sono questi danni? Sono in molti a dire che sono necessari ulteriori approfondimenti, ma che esista una relazione evidente tra onde elettromagnetiche e la possibilità di sviluppo dei tumori, per esempio, in un chiaro rapporto causa-effetto, lo dimostrano numerose pubblicazioni internazionali e, in Italia, proprio lo studio dell’area Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna.

Estreme Conseguenze ha raccolto e letto, tra le altre, la ricerca di Martin Pall, professore di Biochimica e di Scienze Mediche di Base della Washington State University. Si tratta di uno studio recentemente inviato alle istituzioni europee e statunitensi che dimostra la pericolosità della tecnologia 5G e ci pare che gli effetti a lungo termine siano certi e inequivocabili. Non c’è solo il cancro, a far paura sono la possibilità di una rottura al filamento singolo del DNA, con l’ossidazione delle basi del DNA; la diminuzione della fertilità maschile e femminile, lo stress ossidativo con aumento dei radicali liberi (responsabili della maggior parte delle patologie croniche). Infine, chiari sono gli effetti cancerogeni sul cervello, sulle ghiandole salivari, sul nervo acustico. Da tempo c’è un appello ufficiale, una moratoria, sottoscritta per esempio dagli elettrosensibili, ma anche da oltre 170 scienziati indipendenti che chiedono a tutte le istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino e si rivedano i limiti d’esposizione fissati dalle autorità per la tutela della salute dei cittadini verso i quali andrebbe garantito un principio di precauzione, citato in materia di inquinamento ambientale sia nel Trattato di Maastricht sia nell’attuale Costituzione europea e che dovrebbe orientare le scelte dei legislatori di tutti i Paesi europei, incluso il nostro che, al contrario, sta appunto avviando la sperimentazione del 5G in diversi comuni italiani. Un appello che, ricordiamo, vede in prima linea anche l’ISDE Italia, l’International Society of Doctors for the Environment, che ha affermato “Le prime evidenze che stanno venendo fuori dalla sperimentazione del 5G sono abbastanza preoccupanti. Sono state segnalate alterazione dell’espressione genica, effetti sulla cute, effetti sulla proliferazione cellulare, sulla sintesi di proteine”.

“Ci sono dati di fatto ormai consolidati – dice ad Estreme Conseguenze Fiorella Belpoggi, direttore dell’Istituto Ramazzini– il primo è che le onde elettromagnetiche ad alta frequenza causano effetti biologici soprattutto in termini di stress ossidativo, alla base di numerose patologie croniche e dello stesso cancro. Poi causa alterazioni dell’espressione del genoma, alterazioni della fertilità, conseguenze neurologiche. Ci sono numerosissime evidenze che documentano danni del neurosviluppo e comportamentali, persino danni metabolici, ecc. Da un lato ci sono gli effetti biologici che sono stati ben documentati dalle evidenze scientifiche. Dall’altro abbiamo dei limiti di legge (quelli imposti a livello internazionale dall’ICNIRP, International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), che valutano soltanto gli effetti termici acuti delle onde elettromagnetiche e non gli effetti biologici e le esposizioni croniche. Ci sono evidenze, anche in questo caso, che hanno dimostrato effetti biologici per esposizioni a campi elettromagnetici centinaia di volte inferiori ai limiti di legge, soprattutto nei feti e nei bambini. A questo si deve sommare l’incertezza delle frequenze legate al 5G, che sono onde millimetriche che non sono mai state utilizzate prima con una diffusione e con una intensità così elevate. Le istituzioni dovrebbero tutelare la salute dei cittadini, ma questo non sta avvenendo – rincara la dose la Belpoggi – Come potrebbe essere diversamente se l’unico interesse manifestato dalle istituzioni risulta la vendita di frequenze per tecnologie ancora non testate sulla salute umana?”

L’utilizzo di queste frequenze, che anche gli studi scientifici del Ramazzini identificano come cancerogene certe, frutta allo stato italiano 6.5 miliardi di euro, ma lo stato italiano dimentica il costo che dovrà sborsare per curare le persone che si ammaleranno a causa di queste frequenze (si stima 10 volte gli introiti delle aste di frequenza nei prossimi anni).

Chiedo alla Belpoggi: conflitto di interessi?

“La chiami pure corruzione. Una grandissima parte di questi scienziati hanno lavorato per questo o quel gestore telefonico e quindi sanno rispondere bene alle richieste dei loro veri committenti: un regolamento che sostanzialmente non dica nulla e che permetta da un lato ai comuni di fare qualche soldo affittando aree demaniali e dall’altro ai gestori di fare il bello ed il cattivo tempo senza vincolo alcuno. La determinazione della IARC (International Agency for Research on Cancer) che classifica come possibili cancerogeni i campi magnetici è del 2011. Dopo il 2011 sono state pubblicate altre evidenze che hanno rafforzato la relazione di rischio tra l’esposizione ai telefonini e alcuni tumori come glioma, meningioma, schwannoma tra le quali la nostra. Al di là di questo, non dobbiamo lasciarci fuorviare dalla “cancrocentricità”. Il cancro è una possibilità, ma è soltanto la punta dell’iceberg.

Quale la differenza tra lo studio americano e quello italiano? “Questo importantissimo studio – chiarisce Belpoggi- ha visto 10 anni di analisi e riscontri, con un investimento di circa 30 milioni di dollari pubblici del National Toxicology Program, promosso dal Dipartimento salute e diritti umani degli Stati Uniti. Topi di laboratorio sono stati irradiati a intermittenza per due anni per 9 ore al giorno fra le 900 e 1900 megahertz (modulazione GSM e CDMA, 2G-3G). Risultato finale: tumore maligno del cuore (aumentato del 5-7% nei ratti maschi), tumori al cervello e danni al DNA. I tumori nei cuori dei ratti sono cresciuti nelle cellule di Schwann e sono noti come schwannomi. Le cellule di Schwann formano la guaina mielinica, che isola le fibre nervose e aiuta a velocizzare la conduzione degli impulsi elettrici. Sono una componente chiave del sistema nervoso periferico e possono essere trovati nella maggior parte degli organi del corpo: topi, ratti e umani. Come sottolinea NTP nella sua relazione finale sullo studio sui ratti: «Gli schwannomi osservati nel cuore e i gliomi maligni osservati nel cervello derivano da un tipo di cellula funzionale simile. Le cellule di Schwann sono classificate come cellule gliali del sistema nervoso periferico».

Quando il NTP ha pubblicato questi dati anche noi stavamo valutando i preparati del gruppo di controllo e del gruppo ad alta dose 50v/m, e avevamo notato rari tumori del cuore che avevamo classificato come Schwannomi maligni. Ci siamo messi alla ricerca di fondi perché il nostro Istituto si autofinanzia e abbiamo eseguito l’esame istopatologico di tutti i cervelli e di tutti i cuori dei 2.800 ratti dello studio. La pubblicazione dei risultati ha confermato un aumento di gliomi maligni e di schwannomi maligni del cuore in tutti i gruppi trattati, in particolare nel gruppo trattato con 50 v/m l’aumento era statisticamente significativo. Da notare che anche negli studi epidemiologici compiuti sulla popolazione umana in questi anni proprio i tumori delle cellule gliali del cervello e delle cellule di Schwann dei nervi del cranio (acustico e facciali) sono stati correlati all’esposizione prolungata alla telefonia cellulare. Quindi i nostri risultati hanno confermato e rafforzato le evidenze del NTP, nonostante che l’energia assorbita dal corpo dei ratti, per le caratteristiche diverse del sistema espositivo, fosse anche 1.000 volte inferiore alla dose più bassa somministrata negli USA. I ratti sono stati esposti per tutta la vita, a partire dalla vita embrionale, fino a morte spontanea, come succede a noi, e a dosi comparabili a quelle umane.

I nostri studi servono all’onere delle prove che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e le altre agenzie di sanità pubblica dovranno considerare per la rivalutazione della cancerogenicità elettromagnetica”.

National Toxicology Program e Istituto Ramazzini hanno quindi fornito alla comunità medico-scientifica internazionale le più aggiornate ricerche sugli effetti biologici dell’elettrosmog, l’anello mancante sette anni fa nel 2011: quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla scorta dell’incompleto e discusso Studio Interphone, classificò temporaneamente in Classe 2B (possibile cancerogeno) le radiofrequenze, aggiornamento ora al vaglio del massimo organismo sanitario mondiale (l’evidenza di oggi spinge per la Classe 1, elettrosmog cancerogeno certo!).

La battaglia per il riconoscimento sulla cancerogenesi è però una corsa contro il tempo, se nel 2019 sarà avviato sul 98% del territorio nazionale il temuto 5G, vera e propria immersione in un farwest elettromagnetico senza precedenti nella storia dell’umanità.

“La Chiesa ti uccide con l’onda”

Chi ha vissuto a Milano a fine anni 70-primi anni 80 non può non ricordare C.T., le sue scritte in vernice bianca sulle stradine del parco Sempione, il suo carretto, i suoi tre cani, i suoi slogan. “Popolo bue, la Chiesa ti uccide con l’onda. Sei milioni di morti in Italia”.
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Sul come viene misurato l’elettrosmog o inquinamento elettromagnetico e sulle conseguenze che esso può avere ci racconta qualche cosa Paolo Orio, presidente dell’Associazione italiana elettrosensibili, una malattia sentinella dell’inquinamento elettromagnetico, in crescita anche in Italia, dove si stima colpisca tra l’1 e il 3% della popolazione, dunque sino a 1.8 milioni in Italia, in particolare donne e che si caratterizza per sintomi gravi e frequenti come deficit di concentrazione, dolori, eruzioni cutanee, disturbi uditivi, visivi e dell’equilibrio, alterazione dell’umore. “Nonostante l’elettrosensibilità non sia una patologia riconosciuta da parte dell’OMS che la definisce intolleranza ambientale sempre più persone ne soffrono. La non esistenza ufficiale della malattia, però, non toglie il fatto che esistono persone che non solo stanno male, ma non possono più vivere come prima tanto sono prigionieri dei campi elettromagnetici e di ciò che questi procurano sul corpo in termini di danni fisici e poi psicologici. Vorremmo si potesse replicare l’esempio di città americane come Green Bank, cittadina americana nel West Virginia sorta per accogliere gli elettrosensibili, dove sono banditi telefoni, reti Wi-Fi, tv e radio. Ci sono paesi come la Svezia, dove tra 250 mila elettrosensibili ricevono un contributo economico dai comuni e i datori di lavoro sono obbligati a trovare una condizione sostenibile per i dipendenti che ne soffrono. Sul fronte di come viene misurato l’elettrosmog va detto che il cosiddetto Specific Absorption Rate, l’indice di assorbimento elettromagnetico di un tessuto stimato in 2W/Kg in Europa, stabilito per i paesi che afferiscono  all’Unione Europea  (generalmente indicato nelle istruzioni allegate a un telefono cellulare al momento dell’acquisto) è frutto di un calcolo in obsoleto e antiquato fatto in laboratorio non in vivo, ma su fantocci di gel e solo sugli effetti termici (cioè su quanto riscaldavano il tessuto) e non sugli effetti biologici. E non è stato mai aggiornato su organismi vivi e su parametri biologici. Quindi noi ci appelliamo al Principio di Precauzione, l’industria non può arrivare prima della salute e per il 5G è ancora più evidente: la variabile velocità dello sviluppo tecnologico rende il percorso di tutela della salute più difficile. Le lunghezze d’onda 5G ad alta frequenza sono nuove e quindi mai studiate per gli effetti umani o ambientali. Dobbiamo fermarci”.

Negli ultimi anni si sono accumulate evidenze sperimentali sempre più numerose a supporto della obiettività delle “malattie da elettrosmog” e delle loro possibili basi molecolari, cellulari, e funzionali. Il prof. Olle Johansson dell’Istituto Karolinska in Svezia ha scoperto, in particolare, un aumento dei mastociti e di altre sostanze da essi secrete nei campioni di pelle del viso di persone elettrosensibili poste di fronte a videoterminali. I mastociti svolgono un ruolo nelle reazioni allergiche, di ipersensibilità e nelle reazioni anafilattiche, ma anche nella produzione di sostanze responsabili della vasodilatazione e della contrazione della muscolatura e potrebbero essere responsabili anche dei sintomi simili ad infarto riferiti da alcuni elettrosensibili dopo l’esposizione a campi elettromagnetici.

In Svezia, dove la condizione colpisce, secondo alcuni ricercatori, fino al 10% della popolazione, il Ministero della Salute e del Welfare (Socialstyrelsen) ha riconosciuto la Elettrosensibilità come una “ridotta capacità che rende una persona inabile nella sua relazione con l’ambiente circostante” e suggerisce ai medici di classificare questa condizione con il Codice Internazionale di Classificazione delle Malattie ICD R68.8, relativo a “Altri sintomi generali specifici”

In Canada l’Elettrosensibilità è riconosciuta come condizione invalidante ed esiste una tutela anche da parte del sistema pensionistico per i malati più gravi

(http://www.chrc-ccdp.ca/research_program_recherche/esensitivities_hypersensibilitee/page3-en

 

DA SAPERE

In Canada, il rettore dell’Università di Lakehead (Ontario) ha cablato con fibre ottiche il campus, disattivando tutte le centraline Wi-fi, “perché – si legge sul sito dell’ateneo – è provato che le onde elettromagnetiche provocano disturbi comportamentali, ostacolano le funzioni cognitive, favoriscono lo stress, interferiscono con le onde cerebrali”.

A Parigi il wi-fi è stato disattivato in quattro biblioteche. Gli impiegati hanno cominciato a sentirsi male, in particolar modo quelli che lavoravano vicino ai ripetitori, installati sul tetto. “Nausea, vertigini, insonnia – spiega Stephen Kerckhove, direttore generale di Agir pour l’Environnement (Ape) – sono sintomi tipici da campo elettromagnetico nocivo”.

Il comune di Herouville-Saint-Clair, cittadina di 24.000 abitanti, situata nell’agglomerato di Caen (Calvados) intende “applicare il principio di precauzione”. Eliminerà l’accesso a internet senza fili nelle scuole entro la fine dell’anno, ha annunciato la giunta. “Noi applichiamo il principio di precauzione. Il nostro ruolo è quello di proteggere la salute della gente”, così il sindaco Rodolphe Thomas.

In questa cittadina il wi-fi consentiva alle scuole di collegarsi alla rete attraverso il servizio del comune. La dozzina di siti interessati, ovvero di scuole che utilizzavano il wi-fi, avrà d’ora in poi un accesso individuale a internet, via cavo.

In Germania, nel 2009 il Ministro dell’Ambiente ha affermato che l’uso del Wi-fi comporta gravi rischi per la salute e che pertanto questa tecnologia dovrebbe essere impiegata il meno possibile

•www.elettrosensibili.it Associazione Italiana Elettrosensibili.

•www.applelettrosmog.it Associazione Padovana Prevenzione e Lotta all’Elettrosmog.

•www.conacem.it Coordinamento Nazionale tutela dai Campi ElettroMagnetici (CO.NA.CEM).

•www.elettrosmog.org/ Sito nazionale indipendente, in collaborazione con i Comitati e le Associazioni spontanee di cittadini attivi su tutto il territorio nazionale

•www.elettrosensibilitacura.org Sintomi indotti dai campi elettromagnetici.

•http://www.elettrosmog.it/

•http://controversiaelettrosmog.blogspot.it/

•http://e-smogfree.blogspot.it/2013/01/bioinitiatice-report-2012.html

•http://cribb10.wordpress.com/2012/10/20/elettrosmog-10-consigli/

Avvertenze sulle radiazioni da Wi-Fi sono state pronunciate da anni, ad esempio anche da :

2003: Swisscom ha sviluppato un dispositivo Wi-Fi che consente di disattivare il segnale ad impulsi di 10 Hz in modalità di attesa. Nel fascicolo di brevetto (pubblicato 2004), Swisscom ha indicato, come  ragionevole, per la domanda di brevetto, che il materiale genetico può essere danneggiato a causa di effetti non termici.

2008: L’unione degli insegnanti nel Regno Unito mette in guardia contro l’installazione di Wi-Fi nelle scuole.

Giugno 2012: Yuri Grigoriev del Comitato Nazionale Russo per Le Radiazioni Non Ionizzanti (RNCNIRP) dice che le radiazioni emesse dalle reti wireless, telefoni cellulari, e ripetitori sono un pericolo per la salute dei bambini;  l’OMS e le agenzie sanitarie nazionali devono regolamentarle.

Sulla delicata materia dell’installazione di impianti di comunicazione radiotelevisiva e della compatibilità dell’opera con i regolamenti comunali, con particolare riferimento alle distanze da rispettare per la costruzione delle opere, si è pronunciato il TAR Campania – Napoli, con la pronuncia n. 1146 del 3 marzo 2016 affermando che la realizzazione delle stazioni radio base per la telefonia mobile non deve rispettare i limiti dalle strade previsti per le ordinarie costruzioni edilizie, trattandosi di opere assimilate alle infrastrutture di urbanizzazione primaria come dispone l’ art. 86, comma 3, D.Lgs. n. 259/2003. Punto essenziale è dunque la qualificazione giuridica degli impianti di telecomunicazione, impianti che, come osserva il TAR Napoli, sono assimiliati alle opere di urbanizzazione primaria ex art. 86 comma 3 del D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche) secondo il quale “le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, e le opere di infrastrutturazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all’interno di edifici sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia”. “Trattandosi dunque”, continua il TAR Napoli, “di impianto di pubblica utilità privo di annesse e significative opere edilizie il Collegio ritiene, in accordo con l’indirizzo prevalente della giurisprudenza, che non sia applicabile la normativa sulle distanze previste per i comuni manufatti edilizi” (cfr. TAR Napoli sez. VII, 2461/2013  “la realizzazione delle SRB non deve rispettare i limiti dalle strade previsti per le ordinarie costruzioni edilizie, trattandosi di opere assimilate alle infrastrutture di urbanizzazione primaria”

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Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.

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