CHIOGGIA, CL A TUTTO GAS

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 24 Dicembre 2018
33 minuti

È possibile che una società privata realizzi tre giganteschi depositi di GPL 60 metri per 15 con una capacità complessiva di 9 mila metri cubi in un’area paesaggisticamente vincolata, senza valutazione di impatto ambientale, senza valutazione dei rischi, senza un piano anti-inquinamento a 200 metri dal centro di una città, con una variante al piano regolatore mai avviata e portando in mezzo a pescherecci enormi navi gasiere? A Chioggia sì. Grazie a Comunione e liberazione. Renzo Zucchi che guida la Socogas ci dice: “Il nostro è un progetto serio, per la crescita del porto di Chioggia. Non siamo dei pazzi. E in tanti anni di lavoro non abbiamo avuto un solo incidente nei nostri impianti”. 

“Nessuna turbativa. Almeno nelle linee principali. Solo un grande sistema che ha guidato tutti a navigare in mezzo alle secche del porto di Chioggia e che ha permesso ad una sola azienda di assicurarsi una bella fetta della città in un sistema di rapporti e interessi distribuiti da Comunione e liberazione”.  È quanto racconta ad Estreme Conseguenze una fonte che chiede di rimanere anonima e che ci fa da Cicerone nella neanche troppo intricata vicenda dell’impianto di Gpl di Chioggia, un progetto costituito da giganteschi bomboloni di 60 metri per 15 che conterranno 9mila metri cubi di gpl più 1500 idrocarburi misti, il tutto dentro la laguna di Chioggia, in un sito che sulla carta era destinato al bunkeraggio, cioè al rifornimento di gasolio dei pescherecci.  A 200 metri da scuole, una Cattedrale e un Museo Civico, in testa alla strada che tra calle e callette scorre in mezzo alla città, in uno spazio ridotto e conteso con le reti delle moleche chioggiotte, piccoli granchi particolarmente teneri – i preferiti dal Doge – che fanno da padroni nella tradizione culinaria della Laguna, profondità media 110 centimetri.

Li chiamano – i bomboloni che oggi sono interrati e nascosti da una Ziguratt verde – “la polveriera”. Non per gli odoranti dei gas a base di addittivi di mercaptano che verranno dispersi nell’aria a impianto funzionante, necessari un po’ per distrarre dall’odore del gpl, un po’ per dare l’allarme in caso di pericolo di fuoriuscita, con una bella nube che sveglia chi dorme e non piglia pesci, ma per la “naturale” potenza esplosiva che quei bestioni grigi contengono, che si sa qualche volta gli errori umani capitano, ma solo qualche volta…

Per capire di che cosa stiamo parlando basti sapere che la potenza esplosiva dei bomboloni è stata calcolata in 54 chilotoni (Hiroshima si fermava a 15) in un raggio d’azione che non supera il chilometro. Ma, si può pensare, sarà stato tutto calcolato. Tutto pensato per garantire la piena sicurezza dei cittadini, dei bambini delle scuole proprio lì a due passi. Alla cittadinanza  è stato detto che il trasporto dei bomboloni non si può incagliare. Che non possono accadere avarie tali da far sbagliare le manovre in retromarcia come da protocollo sulla banchina, facendo urtare i bomboloni a pieno carico. E’ stato garantito che non può accadere che sulla Romea – strada tra le più incidentate d’Italia – i 30 camion al giorno che fanno avanti e indietro con quel gpl possano essere coinvolti in incidenti, non diciamo neppure mortali. E’ stato detto che tutto è a prova di bomba. Chiedersi come queste garanzie siano garantite è d’obbligo.

Quasi nessuna legge ha vietato alla Socogas, tra le più grandi società di gpl in Italia, padrona dei bomboloni, di presentare e ottenere istanza di autorizzazione da parte del Mise e del Mit – Decreto interministeriale n. 17407 del 26 maggio 2015–  per l’ampliamento di 9mila metri cubi di Gpl per il riscaldamento e il fabbisogno energetico del Nord Italia. L’azienda, che un tempo era Costa Petroli, un tempo era Costa Bioenergie, viene portata a Chioggia come la gallina dalle uova d’oro: ci sono promesse di 70 posti lavoro, investimenti sul territorio e tutti si fanno la bocca buona, anche perché in mezzo ci sono le elezioni, e i chioggiotti sono ben distratti dalle amministrative per l’elezione del nuovo sindaco dopo che l’ex, Romano Tiozzo, è stato rimosso.

“E’ importante capire chi sono questi tutti – ci spiega il nostro Cicerone –  ci sono molti legami in questa storia e c’è un’eccezionale capacità di trovare il modo di entrare dalla porta principale un po’ dappertutto. Camera di commercio, Comune, Aspo, e Capitaneria di Porto, la prima che avrebbe potuto bloccare davvero il progetto non con un semplice ‘non si può fare’, ma con un atto formale rispetto ad un’area che non era privata, come è stato dichiarato, ma demaniale, pubblica, dello Stato. Ma lo Stato non è che si è fatto raggirare, attenzione. Guardi che, come accade in molti altri casi, è stato tutto confezionato su misura. L’ingresso della Socogas a Chioggia è valutato da un certo gruppo di persone come un atto strategico e alla voce strategico sono saltati tutti i vincoli, o meglio i vincoli si sono fatti varianti”.

Un progetto strategico, quello della Socogas, che rientra a pieno titolo nel programma di Sviluppo della Green Economy dell’allora Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, ex socialista vicino, ma sarà un caso, proprio a Cl.

Il mega progetto dell’azienda che ha sede legale a Fidenza cerca una casa come dire comoda. Ma né a Domegliara (in provincia di Verona) né ad Ortona, né ad Aquilinia in Friuli, dove la Socogas si presenta con le sue gasiere dicono di sì. Tutti bocciano. A Domegliara ci hanno fatto pure un Referendum per dire no. E no è stato.  

Facciamo un po’ di ricerca sul gruppo di persone. La Socogas è guidata dall’imprenditore Renzo Zucchi, pure lui vicino a Comunione liberazione. Romano Tiozzo, ex sindaco di Chioggia, ciellino, è stato vicesegretario alla Camera di Commercio di Brescia. “Forse lì, ci viene detto, incontra Zucchi che cerca la famosa casa comoda. E Romano Tiozzo – ma è solo un’ipotesi – gli apre le porte di Chioggia. Da parte sua Zucchi ha sempre dichiarato “Abbiamo scelto Chioggia perché sul versante adriatico siamo carenti di strutture del genere, considerate strategiche. Si tratta di un investimento di 25 milioni di euro che avrà importanti ricadute sul territorio. Si parla di 80mila tonnellate di prodotto all’anno. Quando saremo a regime il deposito coprirà il 10% del mercato, interessando soprattutto il Nordest. Il nostro è un progetto serio, siamo industriali, non dei mordi e fuggi”. Oggi Renzo Zucchi dice ad Estreme Conseguenze: “Il nostro è sempre stato un progetto serio, un progetto di crescita per il porto di Chioggia, pur con le sue limitazioni.  Noi abbiamo una vocazione di sviluppo per tutto il Paese. Non siamo dei pazzi né gente che butta al vento 25milioni di euro. Lavoro in questo settore da più di 50 anni. I rischi sono all’ordine del giorno in ogni cosa che si fa, anche quando si attraversa la strada si rischia la vita. E in tanti anni di lavoro non abbiamo avuto un solo incidente nei nostri impianti. Siamo sotto tiro politico da sempre, ma noi non cerchiamo voti o consensi. Portiamo avanti un modello ad alto rendimento energetico”.

Il progetto ha passato con un’elevata resa energetica ha passato le forche caudine della legge speciale per Venezia e Chioggia 798 del 1984, che prevederebbe la salvaguardia della gronda lagunare dagli idrocarburi. Le benedizioni date sulla carta sono praticamente di tutti – Città Metropolitana di Venezia compresa – che all’inizio, quando era Provincia, aveva detto no, ma poi,  cambia idea.

Ci dice Marco Grondacci, ligure, esperto di diritto ambientale, e tra i diversi esterni che hanno cercato di fare luce sulle variabili di questa vicenda “In tutti gli atti ufficiali ci sono contraddizioni, come la concessione demaniale. Il ruolo della Capitaneria di porto che ha posto delle questioni sulla sicurezza del traffico  e soprattutto ha ricordato che il progetto richiederebbe una variante al PRP. Il fatto che il Progetto non sia conforme sia al Piano Regolatore del Porto di Chioggia che al PRG  comunale avrebbe dovuto comportare due conseguenze sotto il profilo della procedura da seguire, cioè l’approvazione di una Variante al PRP di Chioggia previa intesa con il Comune e l’applicazione della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) a tale Variante che è fondamentale. Per non parlare del il Nulla Osta di Fattibilità previsto dalla normativa Seveso (versione II ma è in vigore dal 2015 la versione III) insomma non so se sia stata incuria, di sicuro c’è stata la volontà di compatibilizzare le valutazioni necessarie affinché il progetto passasse. A questo quadro ambientale non va disgiunto quello sanitario, ci sono linee guida dell’Ispra che sono state disattese”. Che cosa si piò fare oggi gli chiedo? “C’è una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato la illegittimità della decisione della Regione Campania di non applicare la VIA ad un deposito di gpl con capacità di stoccaggio complessiva di mc 10.416. Un progetto che ha analogie con quello di Chioggia. Si tratta di un progetto già autorizzato con una procedura di verifica di VIA (che qui manca) nel 2003, in precedenza ma che non era stato completato ed ora ne veniva chiesto, da parte del committente dell’opera, l’ampliamento. Si dice, insomma, che i Depositi gpl anche se strategici devono rispettare la conformità urbanistica vigente. Ci sono a mio avviso tutte le componenti per bloccare il progetto. Ma bisogna essere contro. Bisogna volerlo davvero”.

Sulle formalità portuali, comunali, demaniali ci viene ribadito dal Cicerone: “Nessuna legge è stata di fatto violata, sono le leggi stesse e le varie formalità ad essere state compatibilizzate in favore dell’interesse dei molti che hanno partecipato e conpartecipato a questo progetto. Non si tratta neanche di corruzione, di aver fatto guadagnare a qualcuno qualche mazzetta (anche se sempre di 25milioni di euro di investimento stiamo parlando) ed è per questo che oggi anche la presa di posizione d chi allora ricopriva certi ruoli chiave della Città appare ancora più curiosa”.

Non c’è, almeno al momento, un chi ha pagato chi. E neppure un chi ha pagato per cosa. Ma, come ci viene detto, c’è stata certamente una distribuzione di vantaggi. La Magistratura lavora su questo da due anni, con più di un fascicolo aperto a varie riprese, con tre filoni d’inchiesta: ambientale, procedurale e urbanistico e che punta proprio a chiarire diversi aspetti della vicenda, che afferiscono in particolare alla verifica della regolarità delle procedure amministrative seguite per il rilascio delle autorizzazioni da parte anche del Ministero delle Infrastrutture, con vari reati ipotizzati, tra i quali anche quello di abuso d’ufficio. I documenti ufficiali ci sono e sono chiari anche gli elementi che hanno portato a quel “qui si fa l’Italia o si muore”.

Non è un caso che si usi questa espressione. “Fa parte del gergo dell’allora Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, che visitò il Baby Mose di Chioggia il 22 marzo 2014, lo benedì e insieme a quello, portandosi dietro, ma anche qui è solo un caso, l’enturange di tanti amici di Comunione e liberazione, decise che la Socogas doveva stoccare più da vicino il gpl che arrivava dalla Francia con i camion e dall’Algeria con le navi”. Non a Marghera, già vocata ad operazioni di questo tipo, ma a Chioggia, dove Aspo (Azienda Speciale per il porto) possiede una bella area demaniale, tanto grande che ci starebbe il nuovo mercato ittico di Chioggia che vanta la seconda flotta peschereccia d’Italia, se ci fossero i permessi. Ma siccome quelli non ci sono, ecco che quell’area viene data in concessione senza evidenza pubblica come, invece, si dovrebbe, alla Costa Bioenergie per un progetto di 1350 metri cubi di gasolio. Che poi si ingrandisce, ma intanto quel permesso piccolino e funzionale ad un disegno più articolato è sulla carta e nessuno lo può contestare, anche se la Regione Veneto consentirebbe ampliamenti fino ad un massimo del 50% iniziale.

Concessione per 40 anni. 40 anni “per la sicurezza e il futuro dei suoi abitanti”. I via libera, insomma, sono così tanti che si perdono nel conto: il sindaco di allora Romano Tiozzo, prima di essere rimosso, nomina dirigente all’Urbanistica Mohammad Talieh Noori, il primo a firmare il via libera urbanistico nel 2014. Poi cambia il sindaco e arriva Casson, Giuseppe (in buoni rapporti con Tiozzo), ma Romano Tiozzo non è che molla, viene indicato come rappresentante della prima conferenza dei Servizi di Roma, giugno 2014, da Aspo, guidata allora da Roberto Crosta, anche lui pare vicino a Cl. In una mail che pubblichiamo tutti sono invitati a dire la loro sul progetto che, ricordiamo, è stato giudicato strategico dal Mit e dal Mise. Il Comune, cioè Casson, non ci va, e dice che non è stato invitato, ma la mail protocollata dimostra che l’invito c’è e che è stato pure visto.  “Ritengo che l’errore più grave sia stato quello commesso dall’ex Sindaco Casson in quanto non ha partecipato alle due conferenze dei servizi – dice Marcellina Segantin, consigliera di Chioggia Viva  – alle quali l’amministrazione in carica era stata invitata, non ha osteggiato da subito il progetto e non ha portato la cittadinanza a conoscenza della questione. Oggi possiamo sperare nel Consiglio di Stato, in un suo decisivo blocco”. (questo passaggio dell’articolo è stato modificato in data 28.12.2018 su richiesta dell’Arch. Marcellina Segantin con esclusivo riguardo alle proprie dichiarazioni).

Anche il Comitato tecnico regionale Veneto, composto dai vigili del fuoco e Arpa nonché Comune, dà l’ennesima autorizzazione. Persino l’allora capo vigile del fuoco, Fabio Dattilo (ciellino) oggi – ma anche questo è naturalmente un caso – capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco – non segnala il sito come sensibile. Qualche vizio ci sarà. Qualche codicillo relativo alla compatibilità ambientale e ai rischi dovrà pur essere stato disatteso.

 

Come ci racconta Roberto Rossi, presidente del Comitato No Gpl “Qualcosa si inceppa i tutti questi via libera nel luglio 2014, ma dopo pochi mesi da una riunione dove si è dichiarato il ritiro del progetto, la Commissione VIA, all’unanimità, esprime parere di non assoggettamento alla Valutazione d’impatto Ambientale. Sono arrivati alla conclusione che gli effetti potenzialmente inquinanti, pericolosi per la salute delle persone e dell’ambiente sono tutti trascurabili, così come dichiarato dalla Socogas che ha presentato una relazione di screening ridicola, sia per quanto riguarda l’impatto acustico fatto in una giornata infrasettimanale di maggio, sia da punto di vista degli odori, avendo preso in considerazione le condizioni meteorologiche di Rosolina mare, non di Chioggia. Pensi che l’azienda dichiara che in caso di sversamenti di prodotto in mare-laguna, saranno utilizzate le panne delimitanti… Va sottolineato anche il tempo record di queste autorizzazioni: la prima richiesta è stata inviata nell’aprile del 2014, l’autorizzazione – senza informare adeguatamente la città come si prevede in questi casi- è arrivata già nel maggio del 2015. Pensi che a Chioggia, per installare dei pannelli solari in una casa di proprietà aspettiamo da quasi due anni e che per cambiare finestre o dipingere la propria casa ci vuole la competenza della Salvaguardia, qui completamente esclusa, fino al maggio 2017, quando rispondendo ad un esposto del Comune la Sovrintendenza di Venezia afferma la mancanza di autorizzazione paesaggistica”.

Va detto nel gennaio del 2016, il Sindaco di allora Giuseppe Casson, avvocato (quindi teoricamente preparato su certe materie) presenta contro il deposito un ricorso straordinario (Studio legale Cacciavillani) al Presidente della Repubblica: inammissibile, perché presentato fuori luogo e fuori tempo. (Siamo sempre e come dire fortunamente in tempi di campagna elettorale).

E oggi? Abbiamo cercato diverse volte l’attuale Sindaco, il pentastellato Alessandro Ferro, che ha espresso più volte la sua contrarietà al progetto, ma non ci ha rilasciato dichiarazioni. La città – è stato calcolato – subirebbe anche un danno anche dal punto di vista del valore immobiliare se il progetto andasse a buon fine con un deprezzamento delle case che si aggira intorno al 10%. Tutti sperano nel miracolo del nuovo anno, fine gennaio 2019, quando il Consiglio di Stato dovrà esprimersi sulla vicenda. Ma non è detto che il parere sia del tutto vincolante.

Conclusioni: tutti hanno avuto un comportamento apparentemente lineare. Nella Giunta Casson che ha pure ha avuto la delega all’Ambiente proprio nel momento cruciale di decisione sul progetto, ma anche in quella precedente che ha preparato gli ormeggi. Tutti hanno benedetto la scorretta classificazione di un deposito bomba. Che non è un pilastro dell’economia del Paese, ma la rappresentazione – anche formale – di un impasto di interessi che blindano un progetto tanto assurdo quanto la sua approvazione. Uno struscio che è servito a tutti. Nessuno escluso.

MIBACT al Consiglio di Stato: questi alcuni dei documenti che fanno capire meglio le valutazioni relative all’Impatto ambientale e al ruolo della Capitaneria di Porto 07_05_2018 Capitaneria

 

L’ITER AUTORIAZZATIVO IN SINTESI

29 Maggio 2012: delibera di Giunta Comunale n.120/2012, viene individuata una nuova collocazione strategica per il mercato ittico all’ingrosso nella zona di Val da Rio e precisamente a Punta Colombi.

01 Agosto 2012: Costa Bioenergie inizia l’acquisizione dei terreni in Val da Rio, con concessioni di ASPO per 40 anni, e acquisti/affitti da privati. I terreni ASPO erano stati acquisiti dalla stessa attraverso gli espropri degli ortolani per la costruzione del nuovo porto di Chioggia. Gli espropri sono stati effettuati da ASPO con soldi pubblici.

21 maggio 2013: Autorizzazione Interministeriale n. 17369 (Ministero Sviluppo Economico – MISE e Ministero dei Trasporti e dei Lavori Pubblici – MIT) su richiesta presentata dalla Ditta Costa Petroli , per un deposito di gasolio da 1350 mc. – bunkeraggio (mega distributore), per il fabbisogno di carburante di navi, pescherecci, barche da diporto. Realizzazione entro 2 anni pena decadenza. Il Deposito è previsto nel Piano Regolatore del Porto. Il 10/09/2012il dirigente urbanistica aveva espresso al MISE conformità al piano regolatore, con la prescrizione che il deposito di 1.350 mc. non comporti fascia di rispetto e/o vincoli di edificabilità, vista la realizzazione del nuovo mercato ittico adiacente.

19 giugno 2013: delibera di Giunta Comunale n. 136/2013, accordo tra ASPO e comune di Chioggia per la collocazione del mercato ittico all’ingrosso nell’Isola dell’Aleghero (l’isola che non c’è) e revisione del piano regolatore portuale.

08 Aprile 2014: la Costa Bioenergie (affiliata SOCOGAS che nel frattempo aveva acquistato il ramo d’azienda bunkeraggio di Costa Petroli) presenta al MISE e MIT istanza di autorizzazione per l’ampliamentodel bunkeraggio autorizzato nel 2013 con ulteriori 9.000 mc di GPL per riscaldamento per il fabbisogno energetico del Nord Italia. Di fatto questo non è un ampliamento ma un nuovo impianto  NON previsto nel piano regolatore portuale.

04 Giugno 2014: Il MISE avvia la procedura per la prima conferenza dei servizi, tavolo di lavoro al quale sono invitati tutti i soggetti interessati locali, provinciali, regionali. Non vengono convocati il Ministero dei Beni Culturali e la Commissione per la Salvaguardia di Venezia e della Laguna (obbligatori per tutti gli interventi piccoli o grandi a Chioggia). NESSUNA INFORMATA E’ DATA ALLA CITTADINANZA

17 Giugno 2014: I° riunione Conferenza dei Servizi, partecipa anche l’Azienda Speciale per il Porto di Chioggia (ASPO – istituita dalla Camera di Commercio di Venezia nel 1979 per la promozione del porto, trovare imprenditori e investitori, …) che si dice d’accordo con il progetto di ampliamento (firma di Tiozzo Romano dirigente della Camera di Commercio di Venezia, ex sindaco di Chioggia)

10 Luglio 2014: il dirigente urbanistica invia alla II° Conferenza dei servizi il parere favorevole già espresso in data 16 giugno 2014 : “con la presente si precisa che con l’adozione della Delibera Giunta Comunale n. 136 del 19/06/2013 è stato individuato un nuovo sito denominato “Alghero” per l’ubicazione del Mercato Ittico all’ingrosso, pertanto non sussistono più le condizioni poste nel nostro precedente parere, espresso con nota n. 0041898 del 10 settembre 2012 e precisamente : “l’installazione e l’esercizio del deposito costiero per i carburanti in Val da Rio, non deve comportare la costituzione di una fascia di rispetto e/o vincolo di edificabilità tale da compromettere le previsioni dell’Amministrazione Comunale per la realizzazione del nuovo mercato ittico nell’area adiacente al sito su cui sorge il deposito”.

05 Settembre 2014: Comitato Tecnico Regionale VENETO: viene dichiarato il Nulla Osta di Fattibilità (NOF). Per il Comune di Chioggia al posto del responsabile viene inviato un geometra che non conosceva la questione e che non ha obiettato nulla, ha firmato il verbale di nulla osta. (Riteniamo sospetta l’assenza del responsabile o almeno che non abbia spiegato al geometra la questione).

Nel verbale dei vigili del fuoco, così come nello studio di Costa Bioenergie, NON sono segnalati tutti i siti sensibili limitrofi (cioè abitazioni – circa 1500 abitanti, tre scuole, un centro diurno per anziani, la ferrovia, lo stadio, aziende di lavorazione dei molluschi, tubazioni del metano a rifornimento della città, cisterna dell’acqua, …). Nello stesso verbale i VV.FF. dichiarano che nei dintorni dell’impianto dovranno essere poste limitazioni su edificabilità e servizi.

24 Settembre 2014: Provincia di Venezia – Commissione Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA): la dr.ssa Pastore informa la Commissione della nota della Capitaneria del Porto (stessa nota che era stata inviata al MISE), che dichiara la non conformità dell’impianto al PRP. Informa inoltre che la settimana prima, nell’incontro tra Capitaneria e Costa Bioenergie, era emerso il problema di gestione delle acque e la Ditta aveva manifestato l’intenzione di ritirare la richiesta di impianto. La Commissione prende atto delle informazioni e rinvia l’espressione di parere in attesa che la Ditta formalizzi la richiesta di archiviazione della pratica.

30 Gennaio 2015: (determina di NON assoggettamento a VIA n.333/2015)

Dopo soli 4 mesi dalla prima riunione, che dichiarava il ritiro del progetto, nella seduta del 28/1/2015  la Commissione VIA, all’unanimità, esprime parere di non assoggettamento alla Valutazione d’impatto Ambientale.

04 Marzo 2015: verbale II° riunione Conferenza dei Servizidel 3/3/2015. Sono assenti Comune di Chioggia e Capitaneria che inviano note a conferma di quanto inviato nella I° Conferenza. La Provincia (assente) invia determina di non assoggettamento a VIA. La Conferenza approva il progetto (con firma per ASPO di Romano Tiozzo) e invia richiesta alla Regione Veneto per la obbligatoria intesa, così da procedere poi all’autorizzazione conclusiva.

28 Aprile 2015: DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 660,  BUR n. 49 del 19/05/2015. Autorizzazione per l’aumento della capacità di stoccaggio del deposito costiero di oli minerali ad uso commerciale gestito dalla società Costa Bioenergie S.r.l. sito in Chioggia (VE), località Val da Rio.  Delibera di intesa Regione Veneto-Stato. Presenta l’Assessore Marialuisa Coppola, settore commercio. Non hanno verificato la compatibilità al piano regolatore (è competenza regionale l’approvazione dei piani regolatori) e non hanno verificato la compatibilità con la legge speciale di Venezia e Laguna (Commissione di Salvaguardia – parere obbligatorio).

26 Maggio 2015: Con decreto interministeriale n. 17407 del MISE e MIT autorizzazione deposito 9.000 mc. GPL + 1350 altri oli.

Giugno 2016 viene eletto sindaco di Chioggia Alessandro Ferro. Da fine 2016, nel 2017 e 2018, in più delibere e documenti inviati alle Autorità (MISE, MIT, Regione, Provincia, ….) il Consiglio Comunale e la Giunta hanno espresso contrarietà al deposito di GPL.

29 Agosto 2016: informativa di costituzione Comitato NO GPL, segnalazione di criticità, richiesta incontro urgente, inviata a tutti gli Enti della Conferenza dei Servizi + Ministero Cultura + Salvaguardia Ve. Risponde Ministero Cultura MIBACT con lettera dell’8/11/2016 prot. 17175, in attesa di informazioni dal MISE e MIT.

14 Ottobre 2016: Consiglio Superiore dei Lavori pubblici invia nota di risposta al Sindaco del Comune di Chioggia nella quale pone un interrogativo sulla compatibilità del progetto al piano regolatore portuale.

08 Marzo 2017: L‘Avvocatura civica della Regione Veneto risponde al Comune di Chioggia affermando la mancanza dell’autorizzazione paesaggistica e la mancanza del permesso di costruire nell’iter autorizzativo. La mancanza di queste due autorizzazioni parrebbe già di fatto qualificare l’opera come “abuso edilizio”.

31 Marzo 2017: Il Comune di Chioggia invia un esposto alla Soprintendenza di Venezia e al Comando Carabinieri – Nucleo patrimonio Culturale, per richiedere chiarimenti sulla presunta mancanza di autorizzazione paesaggistica.

05 Maggio 2017: La Soprintendenza di Venezia risponde all’esposto del Comune affermando la mancanza di autorizzazione paesaggistica.

9 Maggio 2017: Il dirigente urbanistica del Comune di Chioggia emette l’Ordinanza 95/2017 di messa in pristino dei luoghi del cantiere GPL. La Ditta Costa Bioenergie ricorre al TAR Veneto che emette ordinanza di sospensione dell’ordinanza Comunale e rimanda la sentenza definitiva ad ottobre 2018.

06 Dicembre 2017: La Costa Bienergie convoca una conferenza stampa a Margheraper spiegare l’importanza e la sicurezza dell’impianto GPL di Chioggia

30 Gennaio 2018:  Il CTR si incontra per verificare lo stato del progetto deposito GPL, viene consegnata a nome del Comune di Chioggia (Veronese, vice sindaco) la relazione dell’ing. Samuele Colombo sulla scorretta classificazione del deposito. Vengono espresse prescrizioni per la continuazione dei lavori nel cantiere.

17 Aprile 2018: Con Decreto pubblicato sul BUR Veneto n. 37 è stata deliberata la decadenza del finanziamento europeo ad ASPO, contestando l’utilizzo esclusivo della banchina A da destinare al deposito GPL (circa 3 milioni)

10 maggio 2018: in attesa di sentenza del TAR sull’ordinanza comunale 95/2017 di messa in pristino dei luoghi. Contro il ricorso della Costa Bioenergie si sono costituiti “ad opponendum” il Comitato NO GPL, l’Associazione di Chioggia Vongole Veraci (CAM, CLAM, CRAME, BLUPESCA) e la Regione Veneto.

 

 

 

 

 

 

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Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.

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