“Forza nuova non è un partito di destra. E’ un movimento rivoluzionario che rifiuta la violenza. Che la giustifica e l’ammette solo nel caso della legittima difesa”. Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, lo conferma nonostante l’aggressione subita dai giornalisti di Repubblica al cimitero del Verano, a Roma, durante le celebrazioni in ricordo dei ragazzi uccisi ad Acca Larentia il 7 gennaio del 1978:   “Un alterco, nient’altro. I giornalisti avevano fotografato minorenni presenti al Verano e la stessa polizia ha detto che quegli scatti andavano eliminati. Non c’è stata alcuna aggressione. E per evitare che ci fossero conseguenze fotografo e giornalista sono stati accompagnati all’uscita. Alla richiesta se volessero o meno presentare denuncia hanno risposto con un no, salvo cambiare idea successivamente”.

Perché il capo romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, ha reagito con violenza?

“Ripeto, nessuna violenza. Ha solo chiesto di controllare le foto scattate e quindi di eliminare quelle dei bambini. Minori di sei, sette anni. Castellini procederà con una denuncia per calunnia”.

I giornalisti di Repubblica più volte si sono dichiarati minacciati da Forza Nuova… da lei in particolare

“Stiamo parlando della più grossa lobby editoriale che ormai da tempo svolge un ruolo di destabilizzazione del quadro politico italiano. Carlo De Benedetti, che di cognome fa Baruch, vanta fra i suoi antenati il fondatore della Banca D’Inghilterra e dal 2008 è membro del consiglio di sorveglianza della Compagnie financière Edmond de Rothschild di Parigi. Potrei, io, spaventare i suoi giornalisti? Suvvia, non prendiamoci in giro… piuttosto ho puntato il dito su un gruppo editoriale che fomenta continuamente l’odio, che produce fake news. Sono colpevole di aver segnalato all’opinione pubblica una lobby che vuole risvegliare la violenza comunista. Sono innocente per i giudici che hanno riconosciuto le calunnie scritte negli ultimi quindici anni da chi voleva infangarmi e distruggermi. E che invece mi ha risarcito con centinaia di migliaia di euro”. Roberto Fiore ci racconta di una sequela di processi per diffamazione vinti e di oltre mezzo milione di euro incassati “gli roderà un pochino. Mi hanno indicato come provocatore di violenza e razzismo. Come esponente dei servizi segreti inglesi. Come persona a conoscenza dei fatti di Bologna. Ma di fronte ai tribunali hanno costantemente perso. In questo momento sono loro a rappresentare l’odio. Loro a provocare, nel vano tentativo di battere un nemico che sta avanzando in un contesto internazionale”. Un nemico che ci par di capire non può essere solo Forza Nuova. Ma tutta quella galassia nera di partiti aderenti a un’estrema destra certamente lontana, a detta di Roberto Fiore, dal suo movimento. Perché Forza Nuova “non è un partito di destra”. E noi riportiamo fedelmente le risposte del segretario nonché fondatore di FN. Non solo, non c’è violenza e men che meno razzismo nelle idee del leader di FN. E’ stato assolto da queste accuse, quindi dobbiamo pensare che sia così. “Forza nuova è contro l’aborto, per la famiglia e per lo Stato”. Fiore, padre di undici figli, ci dice che l’interruzione di gravidanza “è omicidio”. Che “non si può eliminare una vita”. E che a dirlo sia il leader di Forza Nuova sembra quasi un paradosso. Altrettanto strano è sentire della sua profonda fede religiosa. Di preghiere e messe che non sono nere, ma celebrate davanti a un Cristo morto in croce per salvare gli uomini. Così Roberto Fiore mi parla della sua messa di Natale, della sua fede, e del suo immenso e indissolubile amore, non per una donna, ma per la “patria che amo più di ogni altra cosa”. E qui parte la sviolinata per la famiglia, non la sua, ma per un’istituzione vista come oasi in cui sentirsi amati e protetti: “Lo Stato deve incoraggiare le famiglie perché riproduzione del popolo. Per continuare la nostra Italia nel futuro. Lo Stato deve riconoscere, tutelare e aiutare le famiglie unite da vincolo matrimoniale, non necessariamente religioso”.

Ricapitolando, niente aborti, niente coppie di fatto o convivenze. E niente omosessuali. “Accettiamo ma non riconosciamo l’omosessualità. Le unioni civili fra persone dello stesso sesso sono un errore che già risolve Seneca parlando con Nerone”.

Il più grande tra i filosofi stoici approvava solo le unioni matrimoniali dirette alla procreazione. Ma Seneca non ha mai picchiato gli omosessuali…

“Non c’è un solo episodio in Italia, negli ultimi vent’anni, di un militante di Forza Nuova che picchia un omosessuale. Nel 2000, davanti alla timidezza della Chiesa nell’affrontare il gay pride, siamo intervenuti con una manifestazione per impedire che la sfilata si svolgesse durante il Giubileo. Forza Nuova aveva capito quello che sarebbe avvenuto, noi saremo sempre contro la cultura gender e contro il riconoscimento giuridico dell’omosessualità. Chi legittima e glorifica certi comportamenti è assolutamente da combattere”.

Una breve e semplice risposta. In realtà con Fiore abbiamo parlato a lungo dell’amore fra persone dello stesso sesso. Per capire che Forza Nuova accetta (o tollera) gli omosessuali ma non le esibizioni in piume e giarrettiere, d’altronde sappiamo bene e lo sa pure lui,  anche se fa “finta di non sentire” che fra i vigorosi uomini della destra, incluso un ex Nar, si nascondono relazioni omosessuali.

La strage di Bologna. Lei è stato sentito come testimone nel processo contro l’ex Nar Gilberto Cavallini, accusato di concorso nella strage alla stazione…

“Non ho mai conosciuto Cavallini. E la strage non è stata fatta dai Nar, non è cosa loro. Ci fu un depistaggio che fu programmato prima del 2 agosto 1980, da lì bisognerebbe ripartire”.

Roberto Fiore si riferisce al borsone ritrovato sul treno Taranto Milano il 13 gennaio del 1981, cinque mesi dopo la strage. Dentro c’era un arsenale: armi e munizioni, e soprattutto un ingente  quantitativo di esplosivo dello stesso tipo di quello utilizzato alla stazione di Bologna, oltre a due biglietti aerei emessi a nome di cittadini stranieri. Nella valigia c’era anche un mitra Mab con numero di matricola abraso e calcio rifatto artigianalmente. Stando alle sentenze, il ritrovamento del borsone e il suo contenuto, a partire dai biglietti civetta, serviva ad addebitare la responsabilità della strage a terroristi internazionali. Di fatto quel depistaggio, ordito da P2 e servizi segreti, portò diritto alle destre. “In quel procedimento sono parte lesa. Una sentenza di Cassazione stabilisce che ci fu una congiura volta a calunniare Terza posizione”, quindi Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Giorgio Vale “che poi fu ucciso in un conflitto a fuoco”. Così come cercarono di eliminare Massimo Carminati, al valico con la Svizzera. Carminati che in quella sparatoria perse l’occhio sinistro, non faceva parte di Terza posizione ma forse sapeva (e sa) di quel depistaggio. Fu processato perché collegato dai pentiti della Banda della Magliana al mitra Mab ritrovato in quel borsone. Condannato in primo grado fu assolto grazie alla testimonianza di Sergio Calore, prima militante di Ordine nuovo e poi collaboratore di giustizia, ucciso a picconate nel 2010 a Guidonia, in un casolare di sua proprietà. Roberto Fiore ci dice che “le fonti di quel depistaggio furono contattate prima del 2 agosto 1980. Si tratta di un processo amputato con sentenze arrivate nell’87-88, in un’Italia a piena gestione americana. Personaggio chiave per capire l’aspetto internazionale del depistaggio fu l’allora capo della Cia a Roma, Michael Leeden, uomo legato anche ai servizi segreti israeliani”. Secondo il leader di Forza Nuova, P2, Mossad e personaggi della Cia sarebbero coinvolti nel depistaggio e quindi nella strage.

Fioravanti potrebbe aver agito per conto di qualcun altro? 

“E’ un assassino, uno dei peggiori. Voleva eliminare i vertici di Terza Posizione, ma sulla sua presenza a Bologna non ci sono prove. C’è certezza di altre persone sul posto, con un possibile movente politico e ideologico. Tre o quattro persone  di nazionalità tedesca e di nazionalità italiana”

Un po’ vaga questa certezza, non crede?

“Il ministero degli interni ha documenti che testimoniano la presenza in Italia di una sezione della Stasi della Germania dell’est. Una cellula che era fortemente attiva nel piano di destabilizzazione del nostro Paese. Ci sono anche delle informazioni dal Medioriente che rapportano come la pista della bomba di Bologna non fosse nazionale ma chiaramente internazionale”.

Di queste presenze, dunque, ci sarebbe traccia in rapporti che lo stesso segretario nazionale di FN afferma di aver chiesto al premier Giuseppe Conte. Fiore ci catapulta con i suoi racconti in un mondo di spie che parte dalla strage di via Fani e dall’omicidio di Aldo Moro e arriva alla strage di Bologna passando per Ustica. Il racconto che fa sta in piedi ma le sentenze ci dicono che quella alla stazione è stata una strage fascista. Rimasta senza mandanti. “Il colonnello del Mossad Victor Ostrovsky scrive nel suo libro The Other Side of Deception di aver trasportato armi in Italia insieme alla P2″. Una strategia internazionale che puntava a destabilizzare. Che non esclude, però, esecutori italiani.

“A Bologna c’erano due tedeschi legati alla Raf (la Rote Armee Fraktion, gruppo terroristico di estrema sinistra della Germania ovest, ndr) oltre alla Stasi (la polizia segreta dell’ex Germania dell’est, ndr)”.

Torniamo a Valerio Fioravanti. Dopo l’omicidio di Francesco Mangiameli lei scappa, con Adinolfi, in Inghilterra… ha mai avuto paura dell’ex capo dei Nar?

“Mai. Scappiamo perché inseguiti da un mandato di cattura. Di certo non per Fioravanti… sapevamo che voleva eliminarci ma in quel momento le paure erano altre”.

In Inghilterra collaborò con l’MI6?

“La notizia che mi vuole legato ai servizi segreti inglesi fu diffusa da un gruppo ultrasionista nell’89 attraverso le pagine di Searchlight… dissero che ero protetto dall’MI6 e che ero stato in Libano. Falso. Non ero protetto da nessuno e nell’81 subii, in Inghilterra, un processo d’espulsione per le mie attività politiche. In Libano ci sono andato per la prima volta nel 2008″.

Ha mai avuto contatti con l’Anello o col cosiddetto Nuovo Servizio?

“Sono stato contattato dai servizi segreti italiani mentre ero in carcere in Inghilterra, o meglio, contattarono mio fratello, promettendo, in cambio degli anni di galera che avrei dovuto fare, all’estero e in Italia, una sorta di libertà subordinata: avrei dovuto lavorare per loro come capo dell’estrema destra. Rifiutai”.

I servizi potrebbero aver reclutato qualcun altro

“Potrebbero… i servizi segreti italiani hanno sempre avuto uomini di estrema destra e di estrema sinistra”.

Ci sono alcune intercettazioni del Ros dove lei dichiara che dietro ai legami tra CasaPound e Lega ci sarebbe Stefano Delle Chiaie

“Non ricordo questa intercettazione. Ma non posso aver detto una cosa del genere per il semplice motivo che non è razionalmente sostenibile: se CasaPound e Lega hanno ripreso i contatti  il merito va dato al dialogo fra i responsabili massimi. Non so cosa possa c’entrare Stefano della Chiaie… andrò a vedere fra i brogliacci delle intercettazioni. Ma so che non è così”.

Conosce Stefano delle Chiaie?

“Mai conosciuto… mai visto”.

Cosa pensa di Matteo Salvini e della Lega?

“Salvini riprende tutti i punti che erano già dieci anni fa nel nostro programma. Non ha inventato nessuna tesi, così come non lo abbiamo fatto noi… Forza Nuova  ha il merito di aver spinto precisi ideali sapendo che il vento della rivoluzione sarebbe passato da lì, e così è stato, inevitabilmente. Matteo Salvini ha intercettato questo vento e se ne è fatto protagonista. E non c’è niente di male, il trasformismo di Salvini è comprensibile e per certi versi accettabile. Ma  la sua operazione è destinata a fare flop. Perché priva di assetto ideologico e di una classe politica rivoluzionaria”.

Come vi muoverete per le amministrative e per le europee?

“Sono a Bruxelles per concludere i patti tecnico burocratici che ci consentiranno di presentare delle liste alle prossime europee, come lei sa io sono presidente della coalizione Apf, Alliance for Peace and Freedom, e questo permetterà a Forza Nuova di esserci senza raccogliere firme. Per le amministrative incontrerò a breve i  coordinatori regionali per vedere dove saremo presenti e dove presenteremo liste”.

 

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Giornalista e scrittrice

Raffaella Fanelli ha collaborato con numerose testate, tra le quali La Repubblica, Sette, Panorama, Oggi, e altrettante trasmissioni televisive, da Chi l'ha visto? a Quarto Grado a Lineagialla. Con Aliberti ha pubblicato Al di là di ogni ragionevole dubbio, il delitto di Via Poma, con EdizioniANordest Intervista a Cosa Nostra e con Chiarelettere La Verità del Freddo. Al libro intervista a Maurizio Abbatino è stato assegnato il premio internazionale al giornalismo d'inchiesta "Javier Valdez" 2018.

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