Chioggia, si salvi chi può

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 17 Gennaio 2019
23 minuti

A meno di dieci giorni dalla sentenza del Consiglio di Stato è iniziato il rimpallo delle responsabilità sulla vicenda dei bomboloni di Gpl di Chioggia posizionati a 200 metri dal centro della città in una laguna che dovrebbe essere tutelata dal punto di vista paesaggistico.  

È un tutti contro tutti: il Mise che battezzò il progetto come strategico per tutto il Nord Est che va contro se stesso e prende le distanze con una nota stampa, senza ritirare la propria memoria, i dirigenti Aspo che hanno votato a favore di un ampliamento dell’area per consentire la sola realizzazione di un impianto di bunkeraggio.

L’ex Sindaco di Chioggia Giuseppe Casson dice ad Estreme Conseguenze “lo hanno voluto da Roma. Nessun coinvolgimento del Comune o della città perché doveva essere un impianto di bunkeraggio di prodotti energetici, conforme al Prg del porto. Io a quella riunione sono arrivato dopo, come dice la lettura degli atti notarili”.

Nei documenti che Estreme Conseguenze pubblica ciò che è evidente è chi sa, alla data del 12 aprile 2014, e quindi prima della Conferenza dei Servizi indetta il 17 giugno 2014, che la società intende ampliare il deposito costiero già autorizzato di oli minerali con 3 serbatoi per Gpl da mc 3000 cadauno. Ci sono, tra gli altri, il presidente di Aspo Giuseppe Fedalto, il consigliere Oscar Nalesso. E tutti, palesemente, approvano, e a votazione unanime, come verbalizza il direttore generale Roberto Crosta: una casetta senza muri che è diventato un condominio di 100 piani vista mare.

È iniziato il rimpallo delle responsabilità sulla vicenda dei bomboloni di Gpl di Chioggia posizionati a 200 metri dal centro della città in una laguna che dovrebbe essere tutelata dal punto di vista paesaggistico.

È un tutti contro tutti: il Mise che battezzò il progetto come strategico per tutto il Nord Est che va contro se stesso e prende le distanze con una nota stampa, senza ritirare la propria memoria, i dirigenti Aspo che hanno votato a favore di un ampliamento dell’area per consentire la sola realizzazione di un impianto di bunkeraggio.

Estreme Conseguenze torna sui bomboloni di Chioggia e fa domande: la prima, può un volume di circa 15 camion al giorno nel centro di Chioggia non essere considerato di incidenza negativa e quindi non richiedere misure di compensazione? La seconda, possono 30 navi gasiere di portata di 2500 t/cad in ingresso al porto di Chioggia a 200 metri dal centro storico e nella bocca di porto adiacente alle spiagge non essere considerate di incidenza negativa? Quali misure di compensazione ha adottato la Socogas nel presentare e portare quasi a termine il proprio progetto? I chioggiotti ben informati ci dicono una scuola per un valore di circa 900milioni di euro. Come previsto nelle Misure di Compensazione legate alla Direttiva “Habitat” art. 6 paragrafo 4 nei casi in cui dagli esiti della Valutazione Appropriata per un piano o progetto sia stata accertata l’incidenza negativa occorrono provvedimenti di carattere gestionale per contenere gli impatti sia nel corso della fase di costruzione, che di esercizio; occorrono interventi di ottimizzazione dell’inserimento nel territorio e nell’ambiente; interventi tesi a riequilibrare eventuali scompensi indotti sull’ambiente.

Della scuola oggi non vi è traccia. Quello che appare sempre più evidente dai documenti che abbiamo letto è che ci sono state disinvolte scorciatoie per scansare ogni intralcio normativo in nome dell’urgenza strategica. Vien da chiedersi, una volta di più, se la promessa di 70 posti di lavoro su 49650 abitanti sia una compensazione idonea e adeguata rispetto ad un’opera battezzata appunto come strategica per tutto il Nord Est. Il Mise, in una nota congiunta con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si affretta ora a dirsi contrario alla realizzazione del deposito costiero di prodotti petroliferi sito in Val da Rio a Chioggia, specificando che “questa posizione è profondamente diversa da quella dell’Avvocatura dello Stato, in particolare si auspica possa essere dichiarata dal Consiglio di Stato la sussistenza di un’ipotesi di nullità dell’autorizzazione finale”, ma, si chiede ad esempio il Senatore Felice Casson, che ha presentato l’ultima interrogazione parlamentare a cui né Mise né Mibact hanno mai risposto “Viene da chiedersi: ma il governo in realtà da che parte sta? Con l’avvocatura dello Stato che lo rappresenta in giudizio oppure con quelli che si sono limitati a fare un comunicato stampa di “presa di distanza” ma nulla ancora di concreto ?Va detto che al solito l’applicazione del concetto di strategico è a proprio uso e consumo. Questo è un intervento devastante per la città sia dal punto di vista della sicurezza sia dal punto di vista della vita della laguna che è un bene pubblico e non può essere occupato da privati che fanno di essa ciò che vogliono. D’altra parte i giudici non possono essere risolutori di una questione che è politica. La politica che si è accorta troppo tardi di quanto stava accadendo. Sul fronte delle indagini in corso, posso solo dire che in questo ambito sono sempre molto complicate, perché – e anche questo è un difetto tipico del nostro sistema normativo – si agisce o quando il danno c’è stato o nell’imminenza dei fatti”. Casson ci ricorda che il governo del territorio deve restare sul territorio. A partire dalle acque, dove l’ultima parola deve essere di chi ha il governo della città, al punto che anche la legge speciale su Venezia (che in questo caso è stata del tutto disattesa) andrebbe rivista, come da sua proposta e aggiunge “rimodulando le competenze tra soggetti istituzionali e organi come il Magistrato delle acque, ma anche dal punto di vista dei finanziamenti e delle concessioni attraverso un’unica autorità che deve poter agire in modo indipendente rispetto a nulla osta, pareri e valutazioni che sconfinano i contrasti tra forze politiche, nonché gli interessi economici che stanno alla base di progetti di questo tipo”.

Cominciamo dalle carte: nell’interrogazione del Senatore Casson  si legge “si segnala che ASPO (Azienda Speciale per il Porto), ente di diritto pubblico, emanazione della Camera di commercio di Venezia, creata per lo sviluppo e la gestione del porto, ha sempre contrastato il trasferimento del mercato ittico all’ingrosso e non ha mai concesso al Comune di Chioggia i terreni per realizzarne il trasferimento, terreni demaniali acquisiti con finanziamenti pubblici, ma gestiti come proprietà da ASPO, che ha concesso invece i terreni alla ditta Costa Bioenergie per la realizzazione di un intervento che rappresenterà un macigno per la città, per la sicurezza e il futuro dei suoi abitanti”. Nell’atto del notaio Prosperi attuativo della volontà espressa dal Cda di Aspo in una nota delibera del 12 aprile 2014 che abbiamo recuperato non solo c’è la conferma di quanto segnalato nell’interrogazione, ma c’è un passaggio che vale la pena riportare fedelmente qui sotto:

 

 

La parola bunkeraggio è fondamentale, perché su di essa e sulla sua interpretazione ruotano le principali autorizzazioni, così come le prese di posizione via via date sia nei verbali dei consigli di amministrazione Aspo sia nelle sedute consiliari del Comune. In un verbale del Consiglio di Amministrazione Aspo datato aprile 2014 si legge infatti che tra gli ordini del giorno c’è la discussione con esame e delibera della richiesta di ampliamento,  il direttore generale Roberto Crosta assume la funzione di Segretario verbalizzante e l’allora sindaco Giuseppe Casson , in qualità di consigliere arriva più tardi e anche questo fatto, casuale o meno, fa sì che l’ex sindaco si autoassolva. Qui alcuni significativi passaggi:

 

 

 

 

Si legge “Il Presidente, riferisce di una nuova richiesta di ampliamento, la società intende ampliare il deposito costiero già autorizzato di oli minerali con 3 serbatoi per gpl da mc 3000 cadauno… “.

A votazione unanime. E palesemente espressa si approva. A votazione unanime. Aprile 2014. Ma cosa si delibera a votazione unanime? Tra le altre, di incaricare il Presidente (Fedalto) di sottoscrivere il contratto integrativo di ampliamento del diritto di superfice in sede notarile.

Non ci sfugge che l’ultimo nome indicato nel verbale sia quello di Pietro Boscolo Nale, dipendente Aspo, ma part time. Perché – ma pare che a Chioggia lo sappiano tutti – nel pomeriggio il dipendente Aspo lavora per Socogas. Che la cosa sia inopportuna non dobbiamo certo dirlo noi.

Quindi dove si inceppa o meglio dove, da chi e a che punto viene oliato il meccanismo per cui il diritto di superfice per bunkeraggio diventa bomboloni di Gpl? Dove la richiesta si determina come stato di fatto? L’ex Sindaco Giuseppe Casson ha le idee chiarissime su questo e dice ad Ec “A quel Consiglio di Amministrazione sono arrivato tardi. E in quell’occasione non si è discusso della realizzazione dell’impianto. Gli atti notarili successivi  dicono che la delibera era su una concessione di terreni in diritto di superfice al solo scopo di realizzarvi un impianto di bunkeraggio. Non c’era il Gpl. L’oggetto della delibera era diversa. La richiesta del Gpl non è mai stata sottoposta ad Aspo. Ho evidenziato in più sedi l’incongruenza tra ciò che è stato deliberato con atto pubblico e ciò che è poi successo. Anche con due esposti in Procura della Repubblica. Le illegittimità si sono consumate esclusivamente a Roma. Si tratta di un decreto interministeriale. Si tratta di un provvedimento inefficace ancora oggi, perché l’allora Provincia di Venezia e l’Autorità Marittima hanno sempre sostenuto che ci voleva una variante del Piano regolatore del Porto che cambiasse la natura da turistico a industriale petrolifero. Questa variante non è mai stata fatta. Non avevo il dovere di informare la popolazione perché non c’erano le condizioni per farlo. Certo questo non significa che non ci siano responsabilità anche da parte di Aspo, ho scritto 25 pagine di esposto in Procura su questo. E un esposto in Corte dei Conti. E la Procura, d’altra parte, sta procedendo con le sue indagini. Aspo, per il tramite del suo CdA, unico organo titolato ad esprimerne le volontà, ha concesso a Socogas dei terreni in diritto di superficie al solo ed unico scopo di realizzarvi un impianto di bunkeraggio. Proprio per queste ragioni ho chiesto, allora, anche formalmente ad Aspo di attivare ogni azioni consentita per far rispettare le volontà espresse dal suo CdA: mi è sempre stato risposto che tutto era regolare. Oggi la posizione del Mise è tutt’altro che forte. I ministeri sono i veri titolari della procedura, quindi sono loro ad avere il potere e lo spazio per riconoscere davvero la nullità del provvedimento, il Comune di Chioggia ha sempre avuto un ruolo marginale. E se anche ci fossi stato con un oggetto di quel genere avrei votato a favore, nessuno era in grado di capire perché – ribadisco – l’oggetto di quella delibera era diverso”. Un ultimo passaggio l’ex Sindaco lo fa su un altro ex Sindaco, Romano Tiozzo, di cui abbiamo scritto nel nostro precedente articolo. “Non si comprende in base a quale mandato il rappresentante di Aspo nella conferenza di servizi romana abbia espresso una volontà dell’Ente – quella favorevole alla realizzazione dell’impianto di GPL – mai espressa, come si è visto, dal Cda, cioè dal massimo organo rappresentativo di Aspo”.

La delibera, come la Conferenza dei Servizi a cui il Comune non partecipa, sono i grandi buchi neri che consentono disinvolte scorciatoie al progetto. Ma anche l’alibi adottato da tutti, per cui tutti dicono oggi “non avevo capito”. Una vecchia componente della ormai famosa Commissione per la Salvaguardia di Venezia ha un’altra visione delle cose. E ci racconta “La super legge speciale di Venezia dei primi anni settanta del secolo scorso aveva conferito degli amplissimi poteri valutativi su tutti gli interventi edilizi ricadenti all’interno della conterminazione lagunare (stabilita con apposito decreto ministeriale) e dei centri storici di Chioggia e Sottomarina, oltre che in altri ben specificati ambiti del territorio lagunare veneziano”. Va segnalato che tra fine 2016 e inizio 2017 la composizione della commissione è stata praticamente azzerata, con l’entrata in campo di nuovi membri, tanto che il nostro sommessamente ha detto di essersi sempre chiesto se fra le due cose ci fosse o no una stretta connessione.

“Tutta la partita è stata ampiamente giocata all’interno delle mura municipali cittadine. Ci fu un’incredibile commissione consiliare datata 30 settembre 2014 nel corso della quale i vari soggetti presenti, tra i quali il comandante Oscar Nalesso per Aspo, sono intervenuti. L’oggetto di quella Commissione era chiaro “Affidamento e realizzazione del servizio di distribuzione del gas naturale presso l’Area di Val Da rio”. La parola bunkeraggio, quindi, è già sparita. Nel verbale Nalesso per Aspo dice “attualmente Aspo è in attesa che la ditta fornisca tutti i nulla osta e i pareri necessari … e che l’unico sistema per monitorare l’iter è quello di partecipare alla conferenza dei servizi ogni qual volta vengano indette”. Non si parla di bunkeraggio. Non si parla di una casetta senza mura. Si parla già di un palazzo di 100 piani vista mare.

La vecchia componente ci dice “Nel 2007 la Costa Petroli chiede di poter costruire un deposito per il rifornimento delle imbarcazioni all’interno del nuovo porto di Valdario a Borgo San Giovanni. Una richiesta del tutto lecita in quanto l’allora vigente piano regolatore portuale (piano che nonostante tutto da allora non è mai stato cambiato) prevedeva proprio su punta Colombi la costruzione di un’area a bunkeraggio, termine che per gli italiani è chiaro, ma che forse può portare a fraintendimenti o incomprensioni, come abbiamo già valutato. Ebbene, alla fine, pagando un po’ di oneri concessori, poco meno di 100.000 euro, in un paio d’anni, acquisito il preliminare obbligatorio e vincolante parere della Commissione di Salvaguardia, il titolo edilizio viene conseguito: siamo agli albori della primavera del 2009, praticamente quindi dieci anni fa. Questo nulla osta edilizio è stato, col senno di poi, l’elemento base ancorché scatenante di tutta la vicenda.  L’autorizzazione del Mise del 2015 viene rilasciata come ampliamento di un deposito petrolifero esistente che, in realtà, non è mai esistito e che anzi quando il Mise interviene è già decaduto. E a titolo edilizio decaduto il Comune deve tornare gli oneri pagati. E a chi tornano questi soldi? Tornando ora a quella incredibile commissione consiliare di settembre 2014 nessuno dei presenti solleva questa problematica, ma tutti si scatenano, chi per un verso chi per un altro, in una danza di valutazioni tutte partenti dalla realtà immaginaria dell’ampliamento di un impianto esistente che invece non c’è”.

Domando, se vi eravate espressi sul primo progetto perché poi non vi siete più pronunciati sulla richiesta di ampliamento?

“Semplicemente perché nessuno ce l’ha mai chiesto. Mentre esplodeva la polemica (eravamo nel momento in cui sul sito era stata eretta la famosa montagna sacra che attraverso la precompressione del terreno aveva risparmiato alla ditta la costruzione di impegnative e costose piattaforme fondazionali in calcestruzzo armato) una pratica arrivò sul tavolo della Commissione di Salvaguardia: era però una pratica trasmessa (incredibilmente) dalla ripartizione comunale dei lavori pubblici, gli elaborati grafici erano prodotti dall’Aspo, e concernevano la costruzione di un ponticello di collegamento del sito della montagna sacra con la prospiciente viabilità pubblica di via Maestri del lavoro. Su questi elaborati il sito del deposito del Gpl era stato sapientemente oscurato, contando sulla presunta disattenzione dei commissari nell’esaminare la cosa. Questo non accade e, a quanto consta, la pratica venne rispedita al Comune in quanto giudicata irricevibile, visto che era stata inviata da una ripartizione comunale non deputata a questo; era poi era priva di istruttoria e priva addirittura dell’istanza di nulla osta. Il bello è che poi questa pratica è svanita nel nulla e di essa non si è saputo più nulla. Nel frattempo però la cosa procede e, ad un certo punto, l’amministrazione nella persona del Sindaco Casson si attiva per avere aiuto dalla Commissione di Salvaguardia, ma incredibilmente senza mai trasmettere la pratica. Colpì molto la circostanza che, in una delle audizioni del sindaco in commissione, partecipasse anche l’allora neoeletta consigliera regionale pentastellata Erika Baldin, di Chioggia, la quale durante tutto lo sviluppo delle esternazioni del sindaco scrisse una montagna di appunti, che chissà che fine han fatto visto poi quello che è accaduto”. Poi la questione avanza, ci viene detto, ci sono le elezioni del 2016. La questione Gpl appare e scompare dai dibattiti pubblici dei candidati che sparano a zero sul Sindaco Casson giurando di avere tutte le carte che dimostrano errori e omissioni. Non succede nulla. La Magistratura – come ci ha ribadito l’avvocato di Aspo Fogliata – è ferma. Abbiamo fatto richiesta formale ai pm sullo stato delle indagini, che ricordiamo riguardano tre reati ipotizzati: disastro ambientale, violazioni urbanistiche e abuso d’ufficio nel procedimento autorizzativo, ma non abbiamo altre informazioni. Oggi il Sindaco Alessandro Ferro, che abbiamo incontrato nel corso della serata del 12 gennaio, e che ha parlato a braccio insieme al Vescovo monsignor Adriano Tessarollo che si è appellato ad una generica “sapienza” per esprimere la sua contrarietà all’impianto, ci dice “La nota del Mise mi rende fiducioso. Non siamo contrari in assoluto al Gpl, ma non lo vogliamo lì dove compromette turismo e pesca. Abbiamo ancora tante carte da giocare per chiudere in favore della città questa vicenda. Non è tutto perduto”.

Le carte, però, come si capisce e pure alcuni fatti sono un miscuglio di incoerenza, dribbling e riposizionamenti poco limpidi come l’acqua di queste calli. Il 24 gennaio ci sarà la pronuncia dell’Avvocatura dello Stato. Andrà contro se stessa? Sarà ancora una volta un tutti contro tutti?

 

 

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Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.

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