INTERVISTA ESCLUSIVA A VINCENZO VINCIGUERRA, DETENUTO NEL CARCERE DI OPERA 

 

“Adriano Tilgher era preoccupato perché Domenico Magnetta lo stava ricattando. Magnetta pretendeva di essere scarcerato… minacciava di consegnare le armi che aveva avuto in  deposito dal gruppo di Avanguardia nazionale. E fra quelle armi c’era la pistola usata per uccidere il giornalista Mino Pecorelli”. Vincenzo Vinciguerra, neofascista di Ordine nuovo e di Avanguardia nazionale, conferma davanti alle nostre telecamere i contenuti di un verbale che noi di Estreme Conseguenze abbiamo ritrovato di recente, infilato in una carpetta intestata al sequestro e all’omicidio dell’onorevole Aldo Moro. Un verbale che riporta le dichiarazioni rese da Vinciguerra al giudice Guido Salvini il  27 marzo 1992. Parole forti che rivelano un ricatto ai vertici di Avanguardia Nazionale e che indicano in Domenico Magnetta il presunto custode della pistola calibro 7.65 Beretta che, la sera del 20 marzo 1979, un killer, ancora senza nome, usò per fermare la penna e le inchieste di Pecorelli.

Omicidio Pecorelli: ora si faccia quella perizia

Dopo aver ritrovato quel verbale abbiamo cercato traccia dell’arma fra arresti, interrogatori e sentenze che hanno riguardato Domenico Magnetta. Una ricerca che ci ha portato a una pistola Beretta occultata nel bagagliaio di un’auto e sequestrata tre anni dopo le dichiarazioni di Vincenzo Vinciguerra. “È di una gravità inaudita che un verbale fatto nel 1992 e un ritrovamento di armi del 1995 che riguarda Magnetta siano stati del tutto ignorati dai giudici di Roma e dai giudici di Perugia – dichiara Vinciguerra – A prescindere dall’esito della perizia resta da capire, e spero che la Procura di Roma lo voglia accertare, chi nascose la mia dichiarazione”.

Durante la lunga intervista – che in parte riportiamo nel video sopra – Vincenzo Vinciguerra ci rivela anche altro: “Avevano combinato un incontro in un cortile dell’aria di Rebibbia fra me, Carminati e suoi amici, fallito per lo zelo di una guardia… Si tratta di un episodio che potrei documentare senza timori di smentite in qualsiasi sede”. Un episodio che controllando i diari del carcere sarebbe avvenuto a metà anni ’90 e che sarebbe successivo alle dichiarazioni di Vinciguerra al giudice Guido Salvini.

FINE SECONDA PUNTATA

 

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Giornalista e scrittrice

Raffaella Fanelli ha collaborato con numerose testate, tra le quali La Repubblica, Sette, Panorama, Oggi, e altrettante trasmissioni televisive, da Chi l'ha visto? a Quarto Grado a Lineagialla. Con Aliberti ha pubblicato Al di là di ogni ragionevole dubbio, il delitto di Via Poma, con EdizioniANordest Intervista a Cosa Nostra e con Chiarelettere La Verità del Freddo. Al libro intervista a Maurizio Abbatino è stato assegnato il premio internazionale al giornalismo d'inchiesta "Javier Valdez" 2018.

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