STRAGE DI BOLOGNA: QUANDO UN NAR CAMBIA FACCIA

Giornalista e scrittrice

Scrivi all'autore | Pubblicato il 31 Gennaio 2019
6 minuti

Estreme Conseguenze presente all’udienza nel nuovo processo a Gilberto Cavallini

di Raffaella Fanelli e Andrea Cinerari

“Presenterò denuncia per calunnia contro gli estensori della cosiddetta scheda Cavallini datata 22 maggio 2014 e presente nel fascicolo della Procura per le falsità, e ripeto, falsità, ivi contenute”. Si è aperto così il monologo dell’ex Nar Gilberto Cavallini accusato di concorso nella strage di Bologna. Una recita messa in scena con cura. Con due pagine di dichiarazioni spontanee ben scritte. Chiaramente non da Cavallini. Con un protagonista ben vestito, nascosto da una barba bianca e da un paio di occhiali da vista che hanno portato sul palco del tribunale di Bologna un vecchietto inoffensivo, diverso dall’uomo che noi di Estreme Conseguenze abbiamo seguito e fotografato solo pochi mesi fa. Dopo un’interessante chiacchierata telefonica.

BOLOGNA, NUOVO PROCESSO AI SOLITI NAR. E DEI MANDANTI SOLTANTO L’OMBRA

 

Ascolta l’audio con le dichiarazioni rilasciate da Cavallini a Raffaella Fanelli

Un uomo diverso che ha preferito sottrarsi alle telecamere e dileguarsi, a fine udienza, a bordo di uno scooter che lo aspettava fuori dal tribunale. Una volta usava le moto per rapinare e uccidere in nome di un ideale politico (o perché consapevolmente manovrato) ma i tempi cambiano e l’ex Nar ora è stato costretto anche a mettere il casco.

Dopo l’interessante monologo Gilberto Cavallini ha iniziato a rispondere alle domande delle parti e ad ascoltarlo c’era, seduto in ultima fila, Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione che riunisce i familiari delle 85 vittime della strage e accanto a lui, alcuni dei 200 feriti. Era ferma e chiara la voce dell’ex Nar quando ha confermato la sfilza di reati elencati dal pubblico ministero. Il suo “confermo” è arrivato anche alla domanda sull’omicidio del giudice Mario Amato, il sostituto procuratore ucciso a Roma il 23 giugno del 1980. Il magistrato era senza scorta, in attesa di un autobus che lo avrebbe portato in Piazzale Clodio, in tribunale. Cavallini arrivò alle sue spalle e lo uccise con un colpo di pistola alla nuca poi, senza correre, raggiunse la moto guidata da Luigi Ciavardini, condannato con Giusva Fioravanti e Francesca Mambro per la strage di Bologna. “Non era Ciavardini a guidare quella moto ma Giorgio Vale… Luigi aveva 17 anni e se fosse stato per me non avrebbe partecipato a nessuna azione”. Lo protegge. E lo assolve anche dalla strage di Bologna, a dispetto di una sentenza che ha condannato l’ex Nar e suo sempre fedele amico, a 30 anni. Poi assolve se stesso e anche la coppia Fioravanti-Mambro: “Erano con me a Padova”. Per una gita conclusa fra le bancarelle di Prato della Valle, “Luigi si comprò un  jeans… o un calzoncino, non ricordo,  mentre io andai all’appuntamento con Sub, non con zio Otto”. Cavallini ha negato che Sub fosse Carlo Digilio – detto zio Otto, l’armiere di Ordine Nuovo, segretario del poligono di tiro del Lido di Venezia –  e di essersi allontanato da Padova quel giorno per andare proprio al lido. Una ricostruzione diversa da quella fornita da Fioravanti e Mambro che dissero che Cavallini, quel 2 agosto, aveva incontrato un certo zio Otto. “Mi scrissero una lettera dicendo che dovevo confermare l’appuntamento con Digilio, ma io l’appuntamento ce l’avevo con Sub”. Un appuntamento con un esperto di armi e munizioni mai identificato. Così come mai sono stati identificati gli amici o i conoscenti che ospitarono Luigi Ciavardini, in quei caldi giorni d’agosto. Eppure, Cavallini, dovrebbe ricordare, nonostante gli anni e l’età, perché quei nomi sono il suo alibi. E l’accusa di concorso in strage, nonostante la sua annunciata denuncia per calunnia, ha bisogno di altro, anche di un alibi per cadere. Non basterà la conferenza stampa di Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi, i due fondatori di Terza Posizione “a salvare un innocente”. Che poi, lo chiediamo ancora, non paghi della risposta arrivata in conferenza stampa: “Perché oggi? Perché dopo quasi 40 anni i due ex militanti di Terza Posizione, gli stessi che i Nar volevano uccidere, scendono in campo per proteggere Cavallini? Perché non lo hanno fatto prima? E, cosa più importante, perché non lo hanno fatto presentando un esposto? Fiore e Adinolfi hanno rinunciato ai magistrati e hanno preferito i giornalisti per annunciare una nuova pista neotrotskista e l’istituzione di un Tribunale internazionale che farà luce sulla strage. Un tribunale di esperti e storici. Intanto in quello di Bologna continuerà il processo al Nar Cavallini. Che per il momento ha negato qualsiasi rapporto con i servizi segreti. Rapporti che Valerio Fioravanti, durante la sua testimonianza, ha negato solo per se stesso, dimenticando che a capo dei Nar c’era lui, e nessun altro.

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Giornalista e scrittrice

Raffaella Fanelli ha collaborato con numerose testate, tra le quali La Repubblica, Sette, Panorama, Oggi, e altrettante trasmissioni televisive, da Chi l'ha visto? a Quarto Grado a Lineagialla. Con Aliberti ha pubblicato Al di là di ogni ragionevole dubbio, il delitto di Via Poma, con EdizioniANordest Intervista a Cosa Nostra e con Chiarelettere La Verità del Freddo. Al libro intervista a Maurizio Abbatino è stato assegnato il premio internazionale al giornalismo d'inchiesta "Javier Valdez" 2018.

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