I BAMBINI POSSONO ASPETTARE

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 06 Febbraio 2019
15 minuti

Oltre 3mila famiglie sono in lista d’attesa per le adozioni internazionali. 1394 i minori stranieri dichiarati adottabili nel 2018. Erano oltre 4mila nel 2011. Calano le adozioni internazionali, come calano il numero degli aspiranti genitori di bambini stranieri, in una generale e drastica riduzione di decreti di idoneità all’adozione emessi dai tribunali dei Minori che dichiarano che in 11 casi su 20 sono costretti ad avviare una nuova procedura di adottabilità del bambino perché “restituito”. E’ l’Italia delle luci e delle ombre sul sistema delle adozioni che a tratti appare scarsamente controllato a tratti eccessivamente burocratico e imprevedibile nell’esito. E che costa quasi tre volte tanto la fecondazione assistita, rimborsata dal SSN.

La Garante dei Minori Filomena Albano “Il nostro paese è un modello. A prescindere dalle scelte politiche sui flussi migratori di questo momento, non disperdiamo questo patrimonio”. 

Le adozioni internazionali sono il nuovo buco nero di cui il nostro Paese sembra non si voglia occupare: sono oltre 3000 le famiglie italiane in lista d’attesa per le adozioni internazionali secondo l’Aibi, 1394 i minori stranieri entrati nel nostro Paese a scopo adottivo nel 2018, secondo l’Istituto degli Innocenti di Firenze. Erano oltre 4mila nel 2011. Calano le adozioni internazionali, come calano il numero degli aspiranti genitori di bambini stranieri, in una generale e drastica riduzione di decreti di idoneità all’adozione emessi dai tribunali dei Minori che – secondo la relazione presentata in Senato al 10 gennaio 2018 dall’allora Ministro della Giustizia Orlando e dal Ministro del lavoro e politiche sociali Poletti – dichiarano che in 11 casi su 20 sono costretti ad avviare una nuova procedura di adottabilità del bambino perché “restituito”.

È l’Italia delle luci e delle ombre sul sistema delle adozioni internazionali che a tratti appare scarsamente controllato, a tratti eccessivamente burocratico e imprevedibile nell’esito. È diminuito il numero di bambini da adottare? Certamente no, considerato anche che, per esempio, i dati di chi abbandona alla nascita sono ancora altissimi in Italia: 3mila neonati abbandonati, 400 salvati nelle culle per la vita; degli altri si perde traccia o si ritrovano troppo tardi, figli di madri italiane nel 37% dei casi. Sono diminuiti i potenziali genitori? Anche qui la risposta parrebbe essere negativa, visto che nel periodo 2012-2015 sono state 14.079 le domande di disponibilità e idoneità all’adozione internazionale e visto che i dati del Ministero della Salute dicono in Italia sono stati fatti oltre 97.656 i cicli di fecondazione assistita (al 2016) con un tasso di riuscita pari solo al 13%, quindi 13mila i nati vivi dopo una gestazione medicalmente assistita che dura dai 3 mesi ai 2 anni. Per un costo complessivo di circa 12mila euro. Che significa risparmiare qualcosa come 15mila euro rispetto ai costi di un’adozione internazionale (che varia dai 15 ai 45 mila euro non rimborsabili come, invece, nel caso della fecondazione attraverso il Sistema Sanitario Nazionale ) che in media comporta un’attesa di 989 giorni: tre anni.

“Non c’è solo l’aspetto economico che scoraggia – spiega ad EC Marco Griffini, presidente di Ai.Bile famiglie italiane si stanno allontanando dall’adozione perché c’è stato un progressivo disinteresse politico al progetto adottivo e non sono stati attuati tanti strumenti a sostegno di chi decide questo percorso. Il sistema si sta erodendo a poco a poco sotto il peso di una gestione lasciata unicamente ai volontari delle associazioni, l’adozione non è più nell’agenda di governo. Certo ci sono i fattori economici, le lungaggini burocratiche che fanno passare ai potenziali genitori le forche caudine prima di ottenere un’idoneità (che poi non è detto porti ad un esito positivo dell’adozione, per cui si spendono centinaia di migliaia di euro in incontri alla Asl, psicologi che hanno una media di 12 e 20 mesi con controlli che vanno dai tossicologici ai patrimoniali e che possono dare esito diverso rispetto al decreto del Tribunale: quindi prima sei idoneo, poi lo psicologo dice di no) fattori scientifici (procreazione assistita grautuita), ma la realtà è che il sistema si è inceppato perché c’è una paralisi della cultura dell’accoglienza, dell’accompagnamento all’adozione che in buona parte dipende dalla mancanza di volontà di nutrire e costruire buone relazioni e quindi buone prassi internazionali con i Paesi coinvolti nelle procedure. Ci sono tante nuove emergenze mondiali e l’Italia non sta lavorando a nuovi strumenti che rispondano alla necessità di protezione del minore e recuperino quel concetto per cui dare una famiglia a un bambino è un atto di giustizia, che è alla base dell’adozione stessa. Ci sono paesi che da tempo aspettano di aprire accordi bilaterali con noi, come Bolivia e Cambogia, Nepal e molti altri. Ma se manca un’autorità centrale che si metta al tavolo per stabilire le condizioni di apertura, non si può far nulla. Vanno riallacciati i rapporti con molti Paesi di origine e va dato seguito ad accordi bilaterali firmati e rimasti inattivi per inadempienza e disinteresse politico. Bisogna credere davvero nella bellezza possibile della scelta adottiva e per questo serve la politica in grado di fornire da subito una spinta propulsiva all’intero sistema, consentendone il pieno rilancio”.

Per Griffini, oltre al bonus di 10mila euro per le coppie che accolgono minori stranieri con l’adozione internazionale, sono diverse le nuove frontiere dell’adozione: l’adozione aperta, l’adozione del concepito (ovvero l’adozione di un bambino già durante la gravidanza della madre), l’adozione europea, e le vacanze preadottive.

In 17 anni, infatti, dal 2000 al 2017 queste hanno portato oltre 560 mila i minori a soggiornare nel nostro paese –  da nord a sud, isole comprese –  grazie all’impegno di famiglie volontarie italiane residenti nel 70% dei casi in piccoli comuni. Percorsi che hanno portato alla costruzione di progetti adottivi di successo. Sulla paralisi anche in termini di lavoro dei Tribunali dei Minori, cui deve passare necessariamente l’idoneità ad adottare, Griffini è chiaro “Solo in Italia – paese in teoria modello – persiste la prassi consolidata del Tribunale per i Minorenni (quello di Venezia in particolare), di prevedere dei decreti ‘vincolati’ per età e numero di minori adottabili rispetto alle richieste di adozione delle coppie. Cioè, è il Tribunale di Venezia che decide con quale età e quanti bambini possa adottare una coppia. Io la definisco cultura della selezione e l’effetto si spiega da sé: ci sono coppie che hanno magari anche 50 anni che hanno decreti vincolati per età, per cui possono adottare al di sotto dei 5 o dei 6 anni; coppie che non adotteranno mai, perchè nessun Paese estero dà a una coppia di 50 anni un bambino così piccolo. Insomma il lavoro da fare per non perdere quello che cerchiamo di costruire ogni giorno con le famiglie che vogliono adottare è enorme”.

Anni bui, quindi, e fermi, in cui la trasparenza di tutti gli enti coinvolti non viene garantita nemmeno nelle adozioni provenienti da Congo, Etiopia e Cambogia per cui parecchi genitori si trovano a sborsare cifre enormi e ad aspettare mesi e mesi senza mai concludere l’adozione. E quando si conclude o è in via di conclusione positiva altri sono i problemi: il post-adozione, la permanenza o meno nei Paesi “difficili” dove i bisogni dei minori sono più acuti, i viaggi dei figli adottati alla ricerca delle proprie origini, la gestione intra ed extra familiare di figli e fratelli con la pelle “colorata,  lo storytelling ormai schiacciato su parole d’ordine (crisi, scandali, special needs, ovvero minori con traumi o con disabilità) che alludono quasi esclusivamente ad aspetti problematici: secondo la recente conferenza di EurAdopt 2018 Paesi come l’India e la Bulgaria hanno dichiarato che – rispettivamente – sono special needs il 60% e il 40% dei minori segnalati per l’adozione internazionale, mentre la Commissione Adozioni Internazionali ne ha contati il 66% fra gli ingressi del primo trimestre 2018. In particolare, si legge nella nota della Commissione, i minori provenienti dall’Europa sono stati 640, dall’Africa 121, dall’America centrale e meridionale 330 e dall’Asia 303.

“Siamo di fronte a un quadro internazionale in via di trasformazione – spiega Filomena Albano, Garante Garante per l’infanzia e l’adolescenza–. Sulla diminuzione pesa l’aumento del tenore di vita negli stati di origine, con conseguente aumento delle adozioni nazionali. Cresce il numero dei Paesi che ‘fanno da sé’, che cercano cioè di risolvere il problema dei minori abbandonati con l’adozione nazionale e con l’affido, perché hanno firmato o stanno firmando la Convenzione dell’Aja del 1993, che comporta procedure rigorose e obbligatorie e che comporta che l’adozione possa avvenire solo se si dimostra che non ci siano adeguate alternative a livello nazionale. L’adozione è un patrimonio che non può essere disperso. È qualcosa che prescinde dalle scelte politiche sui flussi migratori del momento – si tratta di un fenomeno diverso – perché fa riferimento a principi culturali profondi, che abbiamo impressi anche nella Costituzione. L’adozione internazionale è amore e insieme funzione sociale. Per questo va sostenuta e valorizzata. Servono certamente più aiuti esterni, reti territoriali che aiutino le famiglie prima e dopo l’adozione. Perché l’affido e l’adozione devono essere percepite come “ordinarie” e non straordinarie”. Come si riparte?

“Io credo occorra far emergere le “specificità” dei bambini adottati e affidati. In questa direzione l’Autorità garante ha fatto alcuni passi, nei limiti delle sue competenze. Ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Miur, per esempio. Grazie a esso è previsto il monitoraggio sulle “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio dei ragazzi adottati” e sulle “Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori della famiglia di origine”. Sono previste iniziative di formazione per insegnanti e operatori della scuola in modo da accogliere in classe nel modo migliore i bambini. L’Autorità garante ha promosso un’analisi e formulato delle raccomandazioni sull’applicazione della legge 173/2015 in materia di diritto alla continuità degli affetti”.  Su questo si è espresso proprio recentemente l’ENOC (la rete europea dei garanti dell’infanzia) i cui membri raccomandano alcune azioni per rafforzare il processo dell’adozione internazionale, tra le quali: il rafforzamento di data base sugli adottabili, fornire sostegno continuo post-adozione adattato alle necessità specifiche del minorenne, assicurare la partecipazione significativa di ogni minorenne in adozione internazionale, rispettare e soddisfare i diritti del minorenne di avere accesso ad informazioni di carattere biologico della famiglia di origine. Infine, evitare la separazione di fratelli/sorelle

LA SITUAZIONE DELLE ADOZIONI NEL MONDO

I dati mondiali aggiornati al 2016, divulgati in anteprima durante la Conferenza dal Prof. Peter Selman (Docente alla Scuola di Geografia, Politica e Sociologia dell’Università di Newcastle, Regno Unito, e Direttore di Intercountry Adoption: Development, trends and perspective), attestano un progressivo e considerevole calo delle adozioni internazionali finalizzate in tutto il mondo.  Questi i dati 2016 relativi ai principali Paesi di accoglienza:

– negli USA sono stati adottati 5.372 bambini; in 12 anni il dato è calato di oltre il 76% (nel 2004,

anno in cui negli USA si è realizzato il maggior numero di adozioni internazionali, erano 22.989)

– Anche in Francia la percentuale negativa supera il 76%, tanto che dalle 4.079 adozioni del 2004 si è

passati alle 956 del 2016

– in Spagna il calo è stato addirittura maggiore, quasi del 90%, se si considera il primato spagnolo del 2004 quando erano stati ben 5.541 i bambini oggetto di adozione internazionale in confronto ai 567 del 2016. Guardando ai dati relativi alle adozioni nel nostro Paese va segnalato che negli ultimi due anni (2016 e 2017) il maggior numero di famiglie adottive si trova in Lombardia, circa il 16% del totale italiano. Una delle ragioni può essere individuata nel fatto che proprio in questa Regione sono nati i primi enti autorizzati per l’adozione internazionale, ancora prima che la legge sancisse obbligatoriamente il loro ruolo con la ratifica della Convenzione de L’Aja del 1993. Attualmente la Lombardia con 29 sedi di enti che vi operano è seconda solo al Lazio, dove se ne contano 313.

 

 

 

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Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.

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