È sempre venerdì

EC aderisce a #FridayForFortune #ClimateStrike

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 08 Febbraio 2019
6 minuti

L’ultima brutta notizia arriva dal ghiacciaio di Thwaites in Antartide, uno dei più grandi nella parte occidentale del continente (per superficie grande circa come la Gran Bretagna). Insieme al ghiacciaio Pine Island è considerato una delle ‘sentinelle’ più importanti per verificare i cambiamenti climatici al polo Sud, perché reagisce in tempi molto più veloci a correnti marine calde e all’aumento della temperatura.
Sotto il ghiacciaio è stata rilevata dalla Nasa (grazie a uno scienziato italiano, Pietro Milillo https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1106495/da-bari-alla-nasa-ecco-pietro-che-studia-i-ghiacciai.html) una voragine larga una quarantina di kilometri e profonda almeno 300 metri, una gigantesca grotta che sarebbe stata causata proprio dallo scioglimento del ghiaccio stesso. In sostanza, il ghiacciaio si sta sciogliendo a una velocità molto superiore al previsto e la formazione di questa grotta sotterranea potrebbe significare un allargamento ulteriore della fusione. Le stime sulle estremeconseguenze di questo scioglimento sull’altezza dei mari (parliamo di milioni e milioni di metri cubi d’acqua) sono varie: da qualche decina di centimetri a un paio di metri. Scenario devastante.
È solo, appunto, una delle tante ultime avvisaglie di un processo che si è messo in moto da decenni e che non siamo più in grado di controllare.
Gli ultimi anni sono una scalata verso nuovi record di temperatura media https://www.nytimes.com/interactive/2019/02/06/climate/fourth-hottest-year.html.
“Siamo a soli 2 minuti dalla fine del mondo”- ci dice il climatologo Luca Mercalli – ovvero mai così vicini dall’apocalisse da quando esiste il ‘DoomsdayClock’ nel 1947, un bollettino creato dagli scienziati dell’Università di Chicago https://thebulletin.org/sites/default/files/2018%20Doomsday%20Clock%20Statement.pdf
“Questo perché l’annuncio di Trump di uscire dal trattato sulla non proliferazione nucleare sommato ai crescenti rischi dati dal cambiamento climatico in atto mettono il nostro pianeta a una soglia di rischio mai vista prima” ci dice ancora Mercalli.

Ecco che allora, proprio oggi, venerdì 8 febbraio, decine di migliaia di persone stanno partecipando al #FridayForFuture, lo ‘sciopero’ mondiale che chiede un immediato cambio di rotta nelle politiche dei governi sulle politiche ambientali, energetiche, ecologiche.

EstremeConseguenze, come spieghiamo qui (link a editoriale) partecipa e appoggia il #FFF nel cammino verso il #15marzo, giornata mondiale di mobilitazione #climatestrike

In Italia gli appuntamenti sono molti (sempre di più) segnalati sulla pagina FB di #FridayForFuture . Milano, Roma, Napoli, Pisa, Bari, Rovereto, Brescia… e in aumento esponenziale ovunque.
Per info, per aderire, per diffondere: https://www.facebook.com/fridaysforfutureitaly/

“Aspetto il 15 marzo per dire se siamo davvero davanti a un movimento significativo” precisa Mercalli a EC, nonostante la soddisfazione per l’altissimo numero di condivisioni e visualizzazioni del suo appello per #FFF che mentre scriviamo viaggia verso il milione in pochi giorni https://www.facebook.com/fridaysforfutureitaly/videos/1102175029945186/
“Mancano all’appello ancora pezzi importanti di società” dice Mercalli, che lancia un appello ai sindacati.
“Conosco da anni Maurizio Landini, so che è personalmente attento al problema e coinvolto, so che è persona che su queste cose si informa. Bene, ora che è diventato segretario della CGIL lancio da qui un appello per chiedergli di aderire formalmente, come sindacato, alla giornata del 15 marzo e di coinvolgere il maggior numero possibili di lavoratori. È questo uno dei salti di qualità che ora è necessario fare”.

Ma come è nato in Italia il fenomeno #FFF.
Tutto merito di Sarah Maders, una donna statunitense che da anni vive a Milano.
“La prima volta è stata il 14 dicembre, sono andata da sola davanti a Palazzo Marino. La volta dopo eravamo una ventina. Poi il doppio. Ora siamo un centinaio e credo anzi sono sicura cresceremo ancora. È tutto in divenire ma c’è un fermento incredibile, tutto nasce dal basso in maniera spontanea e noi stessi non abbiamo il controllo e nemmeno la percezione di come questa cosa sta crescendo e si sta sviluppando. Stiamo facendo rete con tutti gli appuntamenti europei e mondiali. Secondo me c’era molta energia repressa e frustata su questi temi e ora si ha voglia di fare qualcosa, di partecipare, grazie al coraggio di Greta che ha dato l’esempio e ci ha trasmesso una energia incredibile. Non siamo soli, ciascuno di noi può fare qualcosa. Sarebbe ora che anche le grandi aziende, e i loro lavoratori, si dessero una mossa. Non bastano i governi, servono anche le big companies. Devono capire che non possono più guardare solo al profitto”.
Facciamo nostro l’appello di Greta, di Sarah, di decine e decine di migliaia di altre persone nel mondo.
Il momento per difendere il futuro è adesso.

 

Leggi l’editoriale:

https://estremeconseguenze.it/2019/02/08/pianeta-greta/

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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