Un fiume di eroina invade Europa e Stati Uniti.

Il 2018 è stato un anno record per la produzione di eroina afghana e il 2019 promette di essere anche meglio. Sono state oltre 9mila le tonnellate di sostanza prodotta l’anno scorso. L’Afghanistan da solo copre più dell’80% della produzione mondiale di eroina. 

Lo racconta a EC Angela Me, a capo della sezione ricerca e analisi di UNODC, (Chief Research and Trend Analysis Branch
United Nations Office on Drugs and Crime) l’agenzia ONU di lotta e contrasto alle droghe e alla criminalità organizzata.

Sì, a capo del più importante organismo internazionale che studia e contrasta il fenomeno ‘droghe’ c’è proprio una italiana, veneta, un PHD in statistica all’Università di Padova. Vive a Vienna dove ha sede UNODC ed è considerata una delle massime esperte mondiali in materia. 

“La produzione in Afghanistan è in continua espansione. Cresce del 70-80% all’anno. Non solo a sud, nella provincia di Helmand, storicamente dedita alla coltivazione di oppio, ma sempre più anche a nord. Questo perché il controllo del territorio si è indebolito, i talebani agiscono indisturbati in vaste aree del paese. Ma non è solo questo. I paesi occidentali non hanno fatto abbastanza, nonostante le nostre pressioni e i programmi ONU per convincere i contadini afghani a cambiare produzione. Ma la disoccupazione è in aumento, il paese è ancora fortemente instabile e nulla è più remunerativo del papavero da oppio. Il traffico di eroina è una voce fondamentale per le finanze dei gruppi talebani. Ora, se come sembra i paesi occidentali lasceranno il paese e quindi si allenterà ulteriormente il controllo del territorio, dobbiamo aspettarci un ulteriore aumento della produzione. Soprattutto perché sarà sempre più difficile portare avanti progetti diversi che favoriscano uno sviluppo diverso del paese, una politica che aiuti il mondo rurale afghano”.

D – Dove va a finire questo enorme fiume di eroina? 

R – “Europa e Stati Uniti i mercati principali, non tutte queste 9mila tonnellate sono arrivate a destinazione. Secondo le nostre stime, circa il 30% della produzione viene fermato e sequestrato in Iran, un altro 20% in Turchia. Ma la rotta più sicura e redditizia passa attraverso i Balcani, dove i sequestri sono pochissimi. Nei Balcani abbiamo un problema sui controlli, esiste anche un alto tasso di corruzione. Ma ultimamente sono stati anche scoperti laboratori per la raffinazione in paesi come la Grecia. Significa che il flusso di sostanza è costante e sicuro. Quello che abbiamo notato, poi, è l’aumento esponenziale dei carichi. Vediamo che si effettuano sequestri anche di tonnellate di eroina. Sappiamo che per ogni carico sequestrato ne passano almeno altri due o tre. Quindi sappiamo che se prima i carichi erano di qualche chilo al massimo, ora sono oltre la tonnellata. La produzione cresce, la domanda anche, il prezzo cala. Un altro elemento di novità sta nella purezza della droga sequestrata. Troviamo carichi con eroina pura al 90%. Non era mai successo. Ovviamente una qualità così alta permette di poter ‘tagliare’ ancora più volte la sostanza, quindi aumentare lo smercio al dettaglio”.

D – Oltre i Balcani quali sono gli altri canali principali del traffico?

R – “I porti del Nord Europa. Olanda in particolare. Spesso l’eroina arriva nei porti olandesi, viaggia verso i Balcani per essere raffinata e poi torna indietro verso Germania, Olanda, Gran Bretagna”

D – Chi controlla il traffico?

R – “Per l’eroina abbiamo soprattutto mafie russe, albanesi, africane. Non la n’drangheta che invece si è specializzata sulla cocaina e in qualche modo lascia fare ad altri per il traffico di eroina. La stima sul valore complessivo, solo riferito al 2018 e solo per quanto riguarda l’eroina è di circa 28 miliardi di euro”.

D- Quindi la cocaina rende almeno il doppio, 50 miliardi di euro l’anno?

R – “Non ho una stima precisa al momento ma è plausibile pensare a una cifra del genere sì, vicina se non superiore ai 50 miliardi di euro per la sola cocaina. All’anno.”

D – Su EC abbiamo scritto dei timori riguardo al possibile ingresso anche in Europa dei derivati del Fentanyl, con gli effetti devastanti che ha già avuto negli USA. C’è preoccupazione da parte vostra?

R – “L’attenzione sull’utilizzo di derivati del Fentanyl come sostanza da taglio, o anche solo come sostanza a sé stante, è massima. Per ora la situazione Europea non è allarmante come quella degli Stati Uniti. Ma siamo preoccupati. Di oppiodi sintetici derivati dal Fentanyl si fa ampio uso in Estonia, storicamente una terra dove questo tipo di droga ha attecchito. Sappiamo di casi in Gran Bretagna, in Germania, in Olanda. Per ora pochi casi. Ma il rischio è alto perché i costi di produzione di questi oppiodi sintetici sono bassissimi e la resa altissima, alcuni derivati del Fentanyl hanno una potenza al grammo di diecimilavolte superiore alla morfina. Paradossalmente, la grande produzione di eroina di elevata qualità mette in qualche modo più al sicuro dall’uso di queste sostanze ma è un panorama che può cambiare in pochissimo tempo e su cui bisogna vigilare. Trovo ottima l’iniziativa della regione Emilia-Romagna che distribuirà ai tossicodipendenti un kit per scoprire in tempo reale se l’eroina che utilizzano è tagliata con fentanili. E’ una sperimentazione unica al mondo e l’ho appresa grazie a EstremeConseguenze”. 

http://www.unodc.org

‘Guerriglia a New York’

 https://www.gazzettadiparma.it/news/italia-mondo/569646/protesta-contro-la-produzione-di-un-antidolorifico-bloccati-guggenheim-e-metropolitan-museum.html

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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