In Europa le differenze sociali amplificano i cambiamenti climatici, l’impatto sulla salute umana rispecchia le differenze di reddito.  Insomma: sono le fasce più deboli a pagare di più, anche in termini di vite umane. Lo conferma un recente studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente e di CMCC (Centro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici)

Anche oggi #FridaysForFuture. #EstremeConseguenze aderisce a #ClimateStrike

Anziano, casa di periferia ai piani bassi, pensione minima. È la vittima numero uno del cambiamento climatico in Europa, quello che pagherà di più l’aumento della temperatura nelle città europee con altissimi tassi di mortalità. A seguire i bambini, in primis anche qui quelli che vivono in zone periferiche in famiglie a basso reddito.

Il cambiamento climatico è tutto fuorché democratico. Muoiono e moriranno prima i più poveri, chi ha più mezzi economici se la caverà infinitamente meglio. 

Può sembrare intuitivo ma ora è certificato grazie a un rigoroso studio dell’AEA (Agenzia Europea Ambiente) insieme a CMCC ( Centro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), curato tra gli altri dalla ricercatrice Margaretha Breil dell’Università Cà Foscari di Venezia.

EC l’ha intervistata. 

“Abbiamo studiato le disuguaglianze nell’esposizione e negli impatti a diversi rischi ambientali (inquinamento dell’aria, rumore, temperature estreme) in Europa. Le zone più a rischio – ribadisce Breil – sono le aree metropolitane dell’Europa meridionale. In sintesi, le aree urbane delle grandi città in Francia, Italia e Spagna sono quelle dove il cambiamento climatico inciderà di più. Anziani e bambini che vivono nelle periferie delle città i più a rischio. La condizione economica riflette inevitabilmente sulla qualità della vita e sulla capacità di resilienza. Si presta poca attenzione a questi elementi che invece sono cruciali già nel breve termine. Parliamo soprattutto di estremi di temperatura, in entrambe le direzioni (più caldo, più freddo ndr). Parliamo di inquinamento dell’aria, dal momento che è stato dimostrato l’effetto deleterio sia delle polveri sottili sia di una eccessiva esposizione al sole e al caldo da parte dei serbatoi delle automobili che producono inquinanti come l’ozono, un fenomeno che ultimamente vede protagonista l’Europa dell’Est ma anche altre aree come la pianura padana. Ci sono poi le isole di calore che si sviluppano nei quartieri più cementificati delle città dove il basso reddito spesso non permette di avere una casa ben climatizzata, e non parlo di aria condizionata, che è deleteria. È stato calcolato che l’uso massiccio di aria condizionata aumenta anche di due gradi la temperatura esterna delle città, oltre a consumare tantissima energia e a essere quindi corresponsabile del riscaldamento climatico. Caldo, smog, inquinanti, case circondate da asfalto che di notte butta fuori tutto il caldo preso durante il giorno, scarsa circolazione d’aria ed ecco che le fasce più povere delle popolazioni urbane vengono colpite duramente”.

Per dare un’idea di quanto un’estate torrida incida sulla mortalità della popolazione anziana e sull’insorgenza di patologie respiratorie per neonati e bambini basti pensare a quanto accadde nell’estate del 2003. 

Una massiccia ondata di calore e di alte pressioni rimase sull’Europa su occidentale da giugno ad Agosto, senza praticamente alcuna precipitazione in tre mesi. 

In Italia vennero stimati 18mila morti oltre la media, 15mila in Francia (solo in Agosto), 2mila in Portogallo e altrettanti in Gran Bretagna e Paesi Bassi. 

In totale, almeno 35mila morti in Europa. Più dei soldati morti durante la battaglia del D-Day, lo sbarco in Normandia (circa 20mila vittime).  

Ma, come nello sbarco in Normandia, a pagare di più sono i ‘soldati semplici’, la fanteria, le fasce più deboli e povere, decimate. 

Risponde Breil: “Impossibile fare previsioni, l’estate del 2003 è stato un fenomeno eccezionale. È vero che gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati ma questo non vuole dire che comportino automaticamente periodi cosi lunghi di caldo e siccità. Abbiamo visto per esempio che ci sono anche punte eccezionali di freddo, sempre legate al surriscaldamento. E anche le punte di freddo, ovviamente, colpiscono di più le fasce più deboli della popolazione ovvero chi ha meno soldi per coprirsi, per scaldarsi, In questo caso sono le aree metropolitane dell’Europa dell’Est le più colpite ma lo abbiamo visto anche negli Stati Uniti dove pure c’è un reddito medio molto più alto”.

E l’Italia? 

“L’Italia è a tutti gli effetti un ‘hot-spot’ climatico per diversi aspetti. Da un punto di vista climatico e geografico, si trova in mezzo a un Mediterraneo che si scalda sempre di più con vaste aree del Sud a rischio desertificazione e le zone del Nord con un clima più continentale che può portare a picchi di caldo così come di freddo. Come panorama sociale, l’Italia è molto a rischio perché ha delle aree urbane metropolitane urbane importanti e fortemente degradate con una popolazione anziana che risulta da tutti gli indici essere sempre più povera, con poche aree verdi. Pensiamo a come costruivano una volta i paesi del Sud: strade strette che facilitano la circolazione di correnti d’aria, case bianche con soffitti bassi e bianchi… paradossalmente le risposte architettoniche di secoli fa sono oggi le migliori armi contro il cambiamento climatico in atto nelle città”

Per ulteriori nformazioni sui principali risultati del rapporto e sulle iniziative e le soluzioni proposte, clicca qui 

https://bit.ly/2UGbbyM

Il rapporto è sostenuto da numerose pubblicazioni in grado di fornire ulteriori informazioni sul tema; tra queste, il rapporto di ETC/CCA “Social vulnerability to climate change in European cities – state of play in policy and practice”, che approfondisce il tema della vulnerabilità sociale ai cambiamenti climatici per fare il punto su quello che si sta facendo in Europa per affrontare la problematica.

Per maggiori informazioni, leggi e scarica il rapporto completo “EEA Report No 22/2018 – Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europe”

https://bit.ly/2RO2ocg

 

#FridaysForFuture

https://www.fridaysforfuture.it

https://www.fridaysforfuture.org

 

Condividi questo articolo:

Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

Commenta con Facebook