Oggi è #FridaysForFuture. Tornano in piazza cittadini e studenti per chiedere un netto e immediato cambio di rotta dei governi per affrontare il cambiamento climatico in atto e limitare il più possibile i danni.
Le piazze coinvolte in questo venerdì primo marzo sono ottanta, nuovo record italiano. Vale la pena ricordare che la prima piazza a muoversi in Italia fu Milano nello scorso dicembre.
Ora, come in Europa e nel mondo, anche il movimento italiano si espande rapidamente.
Per vedere gli eventi italiani: https://www.fridaysforfuture.it/eventi
Per gli appuntamenti in tutto il mondo (ormai centinaia): https://www.fridaysforfuture.org/events/map

EstremeConseguenze ha intervistato il segretario della CGIL Maurizio Landini. La CGIl è al momento il più grande sindacato europeo ad aver aderito allo sciopero mondiale per il clima del prossimo 15 marzo.

“Battaglie facili non esistono – dice Landini a EC – e questa è una battaglia difficilissima ma decisiva e cruciale. Oggi siamo di fronte alla necessità di ragionare anche sui nostri comportamenti individuali, su come incidono sul mondo, sul modello di sviluppo. È la nuova frontiera che abbiamo di fronte. La tecnologia, per esempio, potrebbe aiutarci a progettare uno sviluppo diverso che faccia vivere meglio le persone e rispetti il pianeta. Abbiamo un enorme problema legato ai modelli di produzione. Dobbiamo pensare di produrre mezzi di trasporto, case, fabbriche che non inquinino o che comunque inquinino di meno. Per farlo serve un’idea di sistema. Nelle Università anziché studiare algoritmi pensati per sfruttare al massimo le persone e massimizzare i profitti ci si dovrebbe invece concentrare su modelli diversi che tengano insieme lavoro e rispetto del pianeta. Ci vuole un piano straordinario di investimenti. Quando il 9 febbraio a Roma abbiamo chiesto un piano straordinario di investimenti pubblici la nostra non era una mera critica al Governo ma per dire che questo paese ha bisogno di interventi sulle strutture materiali, sulle infrastrutture sociali, su un nuovo modello di sviluppo. Ma al centro deve tornare chi lavora, la persona, si deve partire dall’idea che il lavoro deve liberare le persone e non renderle schiave; soprattutto non può più esistere un modello per cui pur lavorando sono povero e contribuisco allo stravolgimento del pianeta di cui i lavoratori sono le prime vittime” conclude Landini.

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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