E ora? E ora che in centinaia di migliaia sono scesi in piazza contro di noi? Contro il nostro modello economico e contro le nostre scelte politiche? E ora che si fa? Perché, se non ve ne siete accorti, le ragazze e i ragazzi che hanno riempito in maniera straripante le vie e le piazze delle nostre città, ma anche delle metropoli del resto del mondo, con l’inquinamento non c’entrano nulla. Sono i nostri figli. Le figlie e i figli di quelli che decidono. E quelli che decidono siamo noi. Noi che guidiamo il mondo. Che lo guidiamo legiferando, che lo guidiamo votando, che lo guidiamo, insomma. Le grandi manifestazioni ci richiamano alle nostre responsabilità. Gli sconti sono finiti. Loro, i ragazzi che erano in piazza, nulla c’entrano. Manco lo hanno il diritto di voto. Subiscono le nostre scelte e oggi, hanno urlato, che queste nostre scelte a loro non piacciono. E non lasciatevi ingannare dai loro mille colori, dalla gioiosità della loro protesta, non prendete solo come un gioco le strisce verdi dipinte sui loro volti, a ricordare in chiave ambientalista i segni di guerra degli indiani d’America, queste ragazze e questi ragazzi non si fermeranno davanti alla nostra benevolenza. Dicono che la Terra, è loro. E per noi che li vediamo bambini, non può che fare effetto quel cartello che diceva: “che Pianeta intendete lasciare ai nostri figli?” Cioè ci parlano dei nostri nipoti e pronipoti che neppure sono ancora stati concepiti. E ora quindi che facciamo? Cambiamo? Sorridiamo? Mentre ci pensiamo, però ricordiamoci che, per esempio a Taranto, un sacco di ragazzine e ragazzini, coetanei di quelli che oggi hanno colorato le nostre strade, sono seppelliti in un cimitero uccisi dalle nostre non scelte in tema ambientale. Delle nostre promesse non mantenute di chiudere, per esempio, la più grande inquinante acciaieria d’Europa. E ora forse, cari noi, tocca decidere, decidere di decidere di salvare la Terra, la Terra che, ci hanno ribadito oggi centinaia di migliaia di volte, è solo anche nostra.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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