200MILA VOLTE OMOFOBI

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 25 Marzo 2019
21 minuti

A pochi giorni dal Congresso delle famiglie scopriamo che a Verona, unico comune in tutta Italia, esiste e resiste a tutte le amministrazioni una mozione omofoba, la numero 336 adottata nel 1995 per non deliberare provvedimenti che parifichino i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie “naturali” costituite da un uomo e una donna” e sentenzia che “l’omosessualità contraddice la stessa legge naturale”.

Il Sindaco di allora Michela Sironi prende netta distanza e dice “fu un’azione autonoma, mai concepito alcuna discriminazione”, intanto Michele Bertucco, capogruppo di Sinistra in Comune, che ha presentato tempo fa una contro mozione perché venisse ritirata ci dice “Sulle tante gratuità concesse agli organizzatori del Simposio, come la concessione della gran Guardia, presenterò una segnalazione alla Corte dei Conti per danno erariale”.  Presentata un’interrogazione comunale dalla consigliera La Paglia “L’intolleranza e la discriminazione costano ai veronesi circa 200mila euro”.

Un brutto ricordo? Una macchia? Una formale certezza di discriminazione? A Verona persiste, a distanza di oltre 25 anni e di diverse amministrazioni anche di centro sinistra, una mozione omofoba. Si tratta di un documento, il numero 336 che risale al 1995 e che non è mai stato formalmente ritirato con cui il Comune di Verona, guidato dall’allora sindaco Michela Sironi (Forza Italia), unico in tutta Italia, respingeva la risoluzione del Parlamento europeo che chiedeva agli Stati membri e alle istituzioni di adottare provvedimenti per porre fine ad ogni tipo di discriminazione contro lesbiche e omosessuali, e a ogni disparità di trattamento in temi quali previdenza sociale, adozione e successione, è ancora in atto. Come è scritto, infatti, il Consiglio comunale di allora la adottò impegnandosi “non deliberare provvedimenti che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie “naturali” costituite da un uomo e una donna” e sentenziando che “l’omosessualità contraddice la stessa legge naturale e l’applicazione della succitata risoluzione avrebbe effetti fortemente negativi sulla formazione psicologica ed umana dei giovani”.

La mozione non è mai stata rimossa, anche se aveva “solo valore di indirizzo” come è stato più volte dichiarato. Allora perché non toglierla del tutto con chiarezza? Soprattutto alla luce del Simposio sulle famiglie che il sindaco Federico Sboarina aspetta a braccia aperte dichiarando che “trovo sconvolgente il bailamme che è scoppiato, chi getta fango su Verona, pagherà”.

Oggi l’ex Sindaco Michela Sironi, che è stato il primo sindaco donna di Forza Italia dal 1994 al 2002 ed è stata anche responsabile Pari Opportunità per l’ANCI (Associazione nazionale Comuni italiani) attuale Presidente dello Spin off dell’Università di Verona Economics Living Lab che fa da ponte tra ateneo, ricerca e territorio, prende netta distanza da quella mozione e precisa ad Estreme Conseguenze: “La mozione fu un’azione autonoma di quel consiglio comunale che aveva la facoltà da regolamento di parlare e approvare ad libitum su ogni provvedimento, ma quella mozione nulla aveva a che vedere con il lavoro della Giunta di allora come dell’espressione mia in qualità di sindaco. Non ho mai concepito alcuna discriminazione, né tanto meno alcun passo indietro sull’autodeterminazione della donna sia nella scelta di essere madre che in quella di imprenditrice e  lavoratrice, anzi. Il Comune di Verona con questo evento fuori dal tempo perde l’occasione di affrontare davvero il tema degli strumenti concreti che si possono attuare per aiutare tutte le famiglie. Ne è un esempio il nostro progetto «Fattore Famiglia», uno strumento che abbiamo pensato a sostituzione del sistema Isee, per stabilire a chi concedere rette agevolate per i servizi scolastici a favore di una maggiore equità delle spese a carico dei nuclei familiari davvero in difficoltà. Ebbene al di là dei comuni provinciali di Verona (e sono ormai molti) che lo hanno adottato in modo indipendente, Verona non sta aderendo, ha fatto un passo indietro dopo un primo timido sì e non capiamo perché dal momento che il progetto è allo studio anche in Valle D’Aosta e in Lombardia”.

Poche, infatti, al momento le azioni politiche attivate in concreto dall’amministrazione comunale in favore di quella “famiglia naturale” tanto decantata dai sostenitori del Congresso. “Nessun potenziamento rispetto a quello che c’è già e che è stato costruito dalle precedenti amministrazioni”  – ci dice Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Verona Civica – Traguardi “finora abbiamo atteso che l’amministrazione si pronunciasse sulla sua idea di aiuto alla famiglia. Da quando si è insediata questa amministrazione l’unica proposta passata è quella di un nostro emendamento al bilancio per lo stanziamento di di 50mila euro per le neomamme under 30”. Il consigliere comunale capogruppo di Sinistra in Comune Michele Bertucco fa altre precisazioni sia sulla mozione sia sui costi dell’evento: “Anche se si tratta di un atto formale che se da un lato non ha mai avuto un valore legale rispetto alle politiche cittadine ha di fatto determinato come unico il riconoscimento della città a laboratorio negativo di omofobia, razzismo, ultra destra. Negli anni abbiamo più volte posto la questione, abbiamo presentato contro mozioni, nell’ottobre del 2018 io e un altro consigliere abbiamo chiesto di rimuoverla, ma, come in passato, ancora il nostro appello è caduto nel vuoto”. Non cadranno nel vuoto invece, almeno così sperano i consiglieri comunali dell’opposizione che si sono via via esposti in modo deciso e compatto contro il Simposio, le interrogazioni e gli interventi sul tema costi e gratuità relativi al Congresso. Sempre Bertucco ci conferma, infatti, che “farò una segnalazione alla Corte dei Conti per danno erariale al Comune”.

 

Il danno si configurerebbe dal momento che l’Amministrazione Comunale di Sboarina oltre alla coorganizzazione dell’evento, richiesta dagli organizzatori, ha messo a disposizione gratuitamente molti servizi. Un’interrogazione comunale presentata dal Consigliere Pd Elisa la Paglia spiega in dettaglio che cosa è stato messo a disposizione per sei giorni (si tiene conto dei giorni di allestimento e disallestimento) agli organizzatori del Congresso. “Dal 27 marzo al 1° aprile è tutto gratis – ci dice La Paglia –  servizi di allestimento, disallestimento, pulizia straordinaria delle vetrate e del loggiato, posizionamento pannelli giganti, fornitura gratuita di 450 sedie, 120 poltroncine di cuoio, transenne, pedane… persino le piante d’arredo e la corrente elettrica. E inoltre: affissioni murali di poster giganti a carico del Comune; servizio d’ordine gratuito della Polizia Municipale per la marcia di domenica 31 marzo; due palchi in piazza Bra e piazza dei Signori; esenzione dai pass ztl bus; tutte le autorizzazioni gratuite. Considerato che soltanto il mancato guadagno per la Gran Guardia, stando alle tabelle ufficiali, ammonta a 58.557 euro, e che altri 10 mila euro circa potrebbe costare la gratuità della sosta e dei pass bus, alla fine della fiera la festa dell’orgoglio omofobo e misogino voluta dal sindaco Sboarina e dal ministro Fontana potrebbe costare ai cittadini veronesi più di 200 mila euro”. Gli stessi che Toni Brandi, presidente di ProVita e della kermesse scaligera, ha detto in conferenza stampa essere mancanti per coprire interamente le spese.

Questa sotto è la tabella dei normali costi di affitto della Gran Guardia, in questo caso data gratuitamente al Congresso.

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C’è chi i conti li ha fatti piuttosto precisi facendo riferimento alle tabelle ufficiali del Comune: si evince, dunque, che per prima giornata il Comune di Verona si priverà d’un guadagno 9.2000 euro (5.000 euro per l’utilizzo esclusivo del Piano Nobile, 1200 euro per l’utilizzo della Sala polifunzionale, 3.000 euro per l’Auditorium). Per le altre due giornate la perdita ammonterà a 28.204 euro così suddivise: 6.000 per l’Auditorium, 900 per il Foyer Auditorium, 3.200 per la Sala convegni, 2.000 per la Bouvette, 2.400 per la Sala polifunzionale, 10.000 euro per il Piano Nobile, 3.704 per il Loggiato (considerando che sulla base della planimetria esso misura 926 mq e che ogni mq è tariffato a 2 euro). Alla somma complessiva di 37.404 euro ne andranno aggiunti 21.153 per i giorni d’installazione/disinstallazione (secondo il dimezzamento del 50% dei costi di concessione indicati dalla delibera) per un totale di 58.557. Ma a tale somma andranno poi assommate tutte le esenzioni elencate nella decisione di Sboarina. Alcune di esse sono facili da conteggiare, altre meno.

Si apprende così della concessione della Sala Arazzi in Palazzo Barbieri (che, in occasione di matrimoni, viene concessa per la somma di 500 euro all’ora) per un workshop dalle 15:00 alle 18:00 del 29 marzo con perdita di 1.500 euro. Della possibilità per i congressisti, previa esibizione del badge, di accedere all’Arena, ai Musei Civici e agli altri monumenti, versando appena 1 euro: il che vuol dire, in considerazione della normale tariffa della Verona Card (pari a 20 euro) e del numero dei convegnisti (800 sulla sola base dei ticket venduti senza dunque considerare i relatori, accompagnatori e componenti dello staff), che la perdita sarà pari a 15.200 euroCi sono poi le spese relative alla polizia municipale in vista della Marcia per la Famiglia di domenica 31 marzo. Tenendo in conto che per l’ultimo Papà del Gnoco sono stati spesi al riguardo 33.000 euro e che sono state interessate aree non pedonali nonché delle ultime modiche in materia di relativa tariffazione, volendo fare una stima al ribasso bisognerà conteggiare 10.000 euro.

A questa somma stimata di 85.257 euro vanno aggiunte le spese per l’affissione dei manifesti, per l’occupazione del suolo pubblico, per la fornitura di corrente elettrica dai contatori di Palazzo Barbieri e Piazza dei Signori, la fornitura di arredi verdi, la disponibilità con annesso trasporto di materiale di vario tipo, la sosta gratuita in piazzale Maestri del Commercio per i pulmann dei partecipanti alla marcia del 31 marzo e la relativa esenzione del pagamento del ticket Ztl.  E, infine in deroga all’ordinanza prevista per il Mobility Day di domenica del 31 marzo, i mezzi dei congressisti, delle autorità, dei vip, degli organizzatori, dei fornitori potranno circolare liberamente in centro storico. Per un totale costo che potrebbe sfiorare i 200.000 euro.

A tutela della famiglia e delle sue tasche si intende.

Qui la mozione del 1995

Il Simposio, è bene ricordare, è promosso da sigle pro life e anti-Lgbt (come Generazione Famiglia, Comitato Difendiamo i Nostri Figli, ProVita Onlus, CitizenGo), oltre ad associazioni cattoliche integraliste, ortodosse ed evangeliche, tutte unite dalla promozione dei valori cristiani, la contrarietà all’aborto, la condanna dell’omosessualità, la battaglia contro la pornografia ed una visione restrittiva dei diritti e del ruolo della donna. Tutto viene raccontato in termini molto positivi e questo fa parte, come dicono molte e molti esperti, di come si è modificata la strategia comunicativa di questi gruppi anti-scelta nel corso degli anni: non viene utilizzato un linguaggio ideologico, ma molto edulcorato, patinato, quasi pubblicitario, legato sempre all’amore e alla bellezza e utilizzando temi e slogan di chi lavora a favore dei diritti umani e dei movimenti femministi. Durante la conferenza stampa ne è stato dato un ottimo esempio. Eppure il WCF è stato classificato come “gruppo d’odio” dal Southem Poverty Law Center, organizzazione americana senza fini di lucro impegnata nella tutela dei diritti delle persone. Il WCF ha anche finanziato una serie di studi (poi screditati) per tentare di dare una base più solida alla cosiddetta “teoria del gender” (che nasconde nella realtà un attacco agli studi scientifici femministi su genere e stereotipi) e per associare l’aborto ai problemi di salute e a una maggior incidenza del tumore al seno. Al congresso parteciperanno il vicepremier Matteo Salvini, oltre al ministro Lorenzo Fontana e al senatore Simone Pillon, che sono promotori del Congresso a cui solo qualche giorno fa è stato ritirato il patrocinio della Presidenza del Consiglio attraverso una dichiarazione chiara di Giuseppe Conte sul rispetto e la piena legittimazione di “diverse forme di convivenze basate su vincoli di natura affettiva”.

Hatewatch (un blog che monitora e racconta le attività della destra radicale americana) ha pubblicato un’inchiesta molto approfondita sui legami tra il WCF, i gruppi anti-LGBT con sede negli Stati Uniti, la Fondazione CitizenGo e alcuni influenti movimenti italiani (Generazione Famiglia, Comitato Difendiamo i Nostri Figli e ProVita, promotori tra l’altro della XIII edizione del Congresso) e alcuni partiti politici (la Lega di Matteo Salvini).
Al centro di tutto c’è CitizenGO, una fondazione creata dallo spagnolo Ignacio Arsuaga che ha sede a Madrid e che promuove in 12 lingue e 50 nazioni nel mondo campagne, come dicono loro, «per la promozione della vita, della famiglia e delle libertà fondamentali». Le campagne ruotano attorno allo strumento delle petizioni online e la piattaforma include nel consiglio di amministrazione diversi membri influenti del WCF: Brian Brown, presidente del WCF, Alexey Komov, rappresentante russo del WCF, e Luca Volontè, ex parlamentare dell’UdC vicino a Comunione e Liberazione.
Negli ultimi anni, CitizenGO ha intensificato i propri sforzi per portare in Italia i leader mondiali anti-LGBT e contro i diritti delle donne. L’estate scorsa ha ad esempio organizzato un seminario di quattro giorni per formare gli attivisti italiani con i maggiori rappresentanti statunitensi dei movimenti legati alla destra cristiana. Il direttore di CitizenGo Italia è Filippo Savarese e insieme a Jacopo Coghe, presidente del gruppo Generazione Famiglia, ex Manif Pour Tous Italia, ha promosso i viaggi di un autobus arancione contro la cosiddetta “ideologia del gender” che in Italia è stato respinto da varie città, ma che a Verona è stato accolto dal sindaco Sboarina in piazza. Nel marzo 2017, Jacopo Coghe e il capo di CitizenGO, Ignacio Arsuaga, hanno parlato al Parlamento europeo del pericolo delle «leggi sull’indottrinamento sessuale» e della presenza dei gruppi LGBT nelle scuole. Coghe e Savarese hanno a loro volta ruoli nel Comitato Difendiamo i Nostri Figli nato nel 2015 e legami con Pro Vita. Insieme hanno organizzato in Italia due edizioni del “Family Day”.
Tutti questi gruppi hanno legami con organizzazioni della destra cristiana nel mondo, e con i partiti dell’estrema destra locale: «Queste connessioni» spiega Hatewatch «danno loro l’accesso ai parlamenti di vari paesi e la capacità di influenzare le legislazioni». Il portavoce di Pro Vita, Alessandro Fiore (che parlerà al WCF), è figlio di Roberto Fiore, leader di FN che ha annunciato la propria presenza al WCF. Sempre Hatewatch cita una mail del 2014 in cui Roberto Fiore chiede a Komov di indicargli il nome di alcuni avvocati per poter visitare in Grecia i leader di Alba Dorata che si trovavano in carcere e nella risposta Komov definisce Fiore «il nostro amico filo-russo italiano». E poi c’è il rapporto «particolarmente strategico» con la Lega.

Attorno al Congresso e in opposizione a questo si è espresso per la prima volta un grande movimento di resistenza che per tre giorni attraverserà la città veneta. Il movimento femminista Non Una di Meno ha organizzato una sorta di contro-congresso, “Verona Città Trans-Femminista”, con conferenze, laboratori, spettacoli, performance e incontri di approfondimento sui temi del gender, dei diritti delle donne e Lgbti, dell’aborto, del femminismo, una grande manifestazione per le strade sabato 30 e un’assemblea il 31. Alla tre giorni di Non Una di Meno parteciperanno anche attiviste di altri paesi europei e non solo: oltre a Marta Dillon, una delle fondatrici del movimento Ni Una Menos in Argentina, ci saranno gruppi da Spagna, Polonia, Croazia, Francia, Olanda, Regno Unito, Germania. Da tutta Italia si stanno organizzando pullman per raggiungere Verona. La protesta, comunque, non si esaurisce con gli eventi organizzati dal movimento femminista. Nelle ultime ore infatti si stanno moltiplicando iniziative e flash-mob in contrapposizione al Congresso Mondiale delle Famiglie. Anche online c’era stata mobilitazione. Sulla pagina Facebook di “Veronesi aperti al mondo” era stata pubblicata la lista degli alberghi di Verona convenzionati con il WCF, con l’invito di boicottarli.

+EUROPA il segretario nazionale Benedetto dalla Vedova terrà un incontro su Brexit e diritti civili, per aprire poi nel pomeriggio il Comitato nazionale dei Radicali Italiani.

 

Questa la mail che abbiamo ricevuto ieri sera dalle Relazioni esterne del Congresso, informandoci che sono in overbooking per la stampa.

Estreme Conseguenze non è stata accreditata

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Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.

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