Pochi giorni fa Pierluigi Battista, in un suo elzeviro sul Corriere della sera, prendendo spunto dal caso della deputata Sarti, si è lamentato del mancato rispetto della privacy di cui sono vittime molti personaggi pubblici (e non solo).

Molte le ragioni a supporto delle sue tesi e delle sue preoccupazioni. Ma un errore di fondo:  collegare questa deriva con la richiesta di una maggiore trasparenza e conoscenza dei comportamenti e delle azioni degli amministratori pubblici.

Un errore di valutazione che confonde la giusta difesa della vita privata di ognuno di noi con la necessità di evidenza delle azioni della pubblica amministrazione e delle scelte dei funzionari e dei nostri governanti.

Soprattutto da parte di chi ha fatto della partecipazione dei cittadini alla gestione e amministrazione pubblica un elemento caratterizzante della propria proposta politica.

Perché non vi può essere partecipazione se non si conoscono, anche nel dettaglio, tutti i passaggi delle scelte e delle decisioni che i pubblici amministratori prendono quotidianamente.

E quindi fa specie che giunte come quelle di Milano, che di questi valori se ne fanno vanto non si distinguano nella pubblicità dei criteri delle loro scelte.

E le buone intenzioni si manifestano soprattutto in quelle azioni che, pur non essendo in primo piano, condizionano il lavoro e la vita di tutti i cittadini.

Un esempio? Milano e la sua Commissione per il Paesaggio.

Come molti sanno in ogni comune opera una Commissione del Paesaggio, composta da un numero variabile di professionisti, che giudica la qualità architettonica di ogni intervento edilizio con particolare attenzione al suo impatto sul contesto circostante.

Un ruolo di particolare importanza perché il giudizio della Commissione è spesso insindacabile e come si può ben immaginare è assolutamente discriminante e determinante rispetto allo sviluppo edilizio e urbanistico della città.

Un giudizio che può definire lil successo di un investimento, le caratteristiche di un quartiere, il futuro di uno spazio pubblico o privato.

Un giudizio a cui sono sottoposti tutti i progetti e a cui sottostà l’attività di tutti i progettisti e di tutti gli imprenditori immobiliari.

Un giudizio quindi sicuramente fondamentale, delegato a un gruppo di professionisti che, tra le altre singolarità, lavorano gratuitamente per la collettività.

Questi professionisti vengono presentati, grazie a un bando pubblico, dagli ”Ordini, i Collegi e le Associazioni Professionali, le Università, le Sovrintendenze, le Associazioni, i Consiglieri Comunali o altri organismi rappresentanti Operatori in materia di Sviluppo del Territorio” che “ possono proporre una o più candidature di soggetti che abbiano i requisiti necessari ad essere nominati”.(vedi bando allegato).

Fin qui, niente di strano o di inconsueto.

Quello che è inconsueto è che tutto ciò avviene nella più assoluta segretezza, senza che si sappia niente prima della delibera di nomina dei prescelti.

Ma l’importanza del ruolo, le caratteristiche dei professionisti, la gratuità della loro prestazione, la presenza degli enti “candidatori” giustificherebbero una partecipazione dei cittadini, se non a un auspicabile dibattito, almeno alla conoscenza dei criteri di scelta della giunta cittadina.

Ma se qualcuno, come il sottoscritto , chiede di sapere chi siano le Associazioni che hanno partecipato al Bando e chi siano i loro candidati,  il Comune, per voce dell’assessore Pierfrancesco Maran e di Franco Zinna,  Direttore del Direzione Urbanistica erige delle barricate quasi invalicabili a difesa della presunta privacy dei partecipanti alla nobile gara.

Tutto nasce con una mia ingenua richiesta su Facebook. Informale ma precisa, e politicamente dirimente.

Chi si è presentato? Chi L’ha presentato? Con quali criteri intendete scegliere i candidati?

La prima difesa della roccaforte comunale è molto blanda.

In una prima battuta l’Assessore Maran mi invita, su facebook, a richiedere un accesso agli atti così da seguire le procedure necessarie all’ottenimento di queste segretissime informazioni.

Una rottura di scatole, un primo ostacolo, che però si supera semplicemente anche su internet.

Mi sottopongo quindi alla noiosa compilazione del modulo per la richiesta visura atti che presento, prima delle nomine, il 31 ottobre 2018.

E qui, nonostante la convinzione dell’assessore “casca l’asino”.

Zinna mi risponde il 20 novembre 2018

 

“Egregio arch. Bonessa,

con riferimento alla Sua richiesta di accesso agli atti, Le ricordo che per esercitare il diritto di accesso agli atti deve sussistere un interesse diretto concreto e attuale (art. 22 comma 1 lettera b) della legge

241/1990) rispetto ai documenti che si intendono acquisire per la tutela di una posizione giuridicamente rilevante.

Nel suo caso non si ravvisa tale interesse considerato che agli atti non risulta che Lei abbia partecipato al bando per il rinnovo della Commissione per il Paesaggio per il triennio 2018-2021 pertanto, la Sua richiesta non può essere presa in considerazione.

Si fa presente che in data 9 novembre è stato pubblicato all’Albo Pretorio on-line il provvedimento di nomina dei Componenti della Commissione per il Paesaggio e che a breve verranno pubblicati, nell’apposita sezione del sito istituzionale, i curricula dei Commissari nominati così come prescritto dall’art. 49 comma 2 del vigente Regolamento Edilizio.

Il Direttore della Direzione Urbanistica

 

Arch. Franco Zinna”

 (gli errori di battitura sono nel testo originale)

Il primo commento che sorge spontaneo è: ma un cittadino che subisce le scelte di una commissione come quella del paesaggio non è un soggetto interessato?

E se questo cittadino è per giunta un architetto, che vede giudicato il suo lavoro da questa commissione, non è un soggetto interessato?

Ma allora chi è un soggetto interessato? Chi lo è in un Comune che dice di fare della trasparenza e della partecipazione una dei suoi punti vincenti?

Per l’assessore Maran e l’Arch. Zinna evidentemente solo se si partecipa a una gara, seppur per un’azione e una rilevanza pubblica, si ha diritto di chiedere.

A questo punto un cittadino “normale” mollerebbe il colpo e si accontenterebbe di essere rimbalzato e accetterebbe la nomina degli undici commissari, scelti con un rigorosissimo sistema Cencelli.

Ma io insisto.

E, sempre grazie alla trasparenza e richiesta di partecipazione del mio Comune, sono costretto, a mie spese a rivolgermi a un Avvocato.

Che mi racconta che la legge sull’accesso agli atti non è solo la 241 del 1990 ma vi è anchel’ ”accesso  civico generalizzato, di cui , l’art. 5, comma 2 del decreto 33/2013 che prevede che i cittadini possono accedere a dati e documenti (detenuti dalle Amministrazioni) “ulteriori” rispetto a quelli oggetto di pubblicazione, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati individuati all’art. 5 bis del decreto, conoscenza che deve servire a «favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico».

E già qui mi faccio un’altra domanda.

Perché non mi è stato detto che esiste anche questa possibilità di accesso agli atti amministrativi?

Perché ii si è fatto sbattere contro il muro di una legge molto restrittiva che in questo caso però è inadeguata?

E quindi faccio istanza in tal senso al Comune.

Istanza a tutt’oggi ferma e in attesa di risposta perché il comune ha chiesto a tutti i quarantuno partecipanti al bando se non hanno niente in contrario a che sia resa nota la loro candidatura.

Richiesta che chiaramente proroga i tempi di risposta e avvalla la tesi che chi partecipa a una gara ha molto probabilmente qualcosa da nascondere.

Resto quindi in attesa di ricevere una risposta che, in caso di ulteriore diniego, mi costringerà a rivolgermi al Tar e poi al Consiglio di Stato.

Ma in ogni caso vi è un dato politico incontestabile.

Perché un Amministrazione non rende noti i partecipanti a un bando?

Perché non spiega quali siano i criteri delle sue scelte.

Perché i cittadini non possono intervenire quando è in gioco il loro lavoro e il loro futuro?

Perché ci si riempie la bocca di partecipazione ma poi si nega la più semplice informazione?

Indipendentemente dal successo della mia richiesta, che rappresenta solo un esempio di ciò  ma potremmo replicare per centinaia di casi, rimane l’imbarazzo di vedere tanta resistenza da parte dell’amministrazione ad agire in modo trasparente.

Trasparenza che invece è e deve essere l’imperativo fondante di una buona amministrazione che ha il coraggio, non solo il dovere, di confrontarsi con i propri cittadini.

E meraviglia che anche le ultime lezioni elettorali non abbiamo insegnato niente a chi ha ceduto migliaia di voti a dei populisti che hanno sbandierato l’accesso alle decisioni come una chimera della loro azione politica.

Un comportamento incosciente che allontana sempre di più i cittadini da una sana politica di gestione della cosa pubblica rigettandoli nelle mani di un’ignorante pletora di cantastorie.

Chi si nasconde, chi tace sul proprio operato, chi conserva il torbido delle scelte di corridoio, sviluppa l’insana e morbosa curiosità di chi si sente escluso da queste scelte e diventa facile preda dela Gatto e la Volpe di turno. Perché nessuno degli Architetti Milanesi, che questa commissione la conoscono molto bene, ha protestato per questa mancanza di trasparenza?

Perché pur lamentandosene tutti nessuno vuole remare controcorrente ma preferisce trovare delle utili e personali scorciatoie o subire, pavidamente e sopravvivendo, una situazione eticamente inacettabile.

Trasformare i bandi in uno strumento di segretezza invece che in una procedura di leale concorrenza ne snatura la finalità principale, che è quella di ottenere, in modo equo e meritocratico, il risultato migliore alla luce del sole.

E la cosa più grave, è che siamo talmente abituati, ma soprattutto bravi, a navigare nel torbido, che nessuno è ormai capace di riconoscere questa degenerazione.

Non ci accorgiamo che giorno dopo giorno perdiamo una fetta di controllo sul bene comune, sulla “cosa pubblica”, sul nostro futuro, confidando di trovare individualmente una via d’uscita grazie alla nostra capacità di tessitori di amicizie e alleanze.

La cosa più grave è che sulle pagine del Corriere della Sera un noto editorialista attribuisca alla ricerca di risposte a legittime domande la responsabilità del voyeurismo di una società distratta da insignificanti particolari ma disattenta sugli aspetti fondamentali della propria convivenza civile.

 

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Redazione di Estreme Conseguenze

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