DIO PATRIA E VERONA

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 05 Aprile 2019
23 minuti

A una settimana dal Congresso delle famiglie e dalla grande contro manifestazione transfemminista per i diritti di tutti, al primo consiglio comunale di Verona va in scena ancora il teatro dell’odio. In sei indossano una maglietta blu che grida “Viva la famiglia”, “non c’è nessun allarme sulle donne” “Verona è stata imbrattata dai violenti e dai prevaricatori” e il consigliere Zelger fa sue le parole di un comunicato stampa del Congresso che accusa di Maio “Lo storytelling di Luigi Di Maio contro Verona continua e nonostante centinaia di agenti siano stati mobilitati nella città di Romeo e Giulietta per colpa dell’odio ideologico che anche i pentastellati hanno scatenato contro di noi, lui continua ad alimentarlo ricoprendo cariche istituzionali che dovrebbero donare senso di responsabilità e rispetto della verità”. 

Angelo Amato, da mesi vittima insieme al marito Andrea di aggressioni omofobe e atti vandalici di chiara ispirazione fascista come quello subito nella propria abitazione imbrattata di benzina lo scorso settembre, dice ad Estreme Conseguenze “ho paura, oggi più di ieri. Non scappo, ma so di essere un morto in attesa di sentenza definitiva. E’ solo questione di tempo, qui mi ammazzano, perché  qui non cambierà mai niente”. 

Intanto, Estreme Conseguenze ha cercato tra i candidati alle prossime europee di maggio i sostenitori di Agenda Europa, una rete di parlamentari europei che coordina oltre cento organizzazioni di trenta paesi europei, parte di una ben definita strategia internazionale che mette in discussione il diritto al divorzio, l’accesso alla contraccezione, alla riproduzione assistita e all’aborto, i diritti Lgbt. Tra gli italiani Luca Volonté, capogruppo dell’Udc a Montecitorio che presentandosi a Varese ha detto “Perché oggi a livello europeo assistiamo a diversi campanelli d’allarme, come l’introduzione in molte legislazione del matrimonio fra gay, che sono sintomatici di una deriva etica molto grave, di un laicismo violento”.

Un consiglio comunale al limite del surreale, quello che ieri sera si è svolto a Verona a partire dalle 18.30. Il primo dopo il Congresso delle famiglie. I lavori si aprono sull’appello di Assisi per fermare la guerra in Yemen, nessun ordine del giorno che riguardi il Congresso. Sembra di stare su un altro pianeta. Poi lo squarcio, che aprono alcuni consiglieri comunali che fanno parte di Battiti per Verona, indossando una maglietta blu che raffigura la famosa “famiglia naturale” mamma papà figli, possibilmente più di uno, grazie. Sono gli stessi che hanno fatto approvare la mozione anti aborto lo scorso ottobre. E’ il consigliere della Lega Alberto Zelger ad aprire le danze citando quasi a memoria le parole di un comunicato stampa datato 4 aprile del Congresso che accusa di Maio “Lo storytelling di Luigi Di Maio contro Verona continua e nonostante centinaia di agenti siano stati mobilitati nella città di Romeo e Giulietta per colpa dell’odio ideologico che anche i pentastellati hanno scatenato contro di noi, lui continua ad alimentarlo ricoprendo cariche istituzionali che dovrebbero donare senso di responsabilità e rispetto della verità”. E prosegue “Ci segnali anche un solo intervento nel Congresso dove si è detto quanto afferma lui, che si può nascondere vigliaccamente dietro l’insindacabilità legata al suo incarico e al fatto che querelarlo sarebbe inutile». Sa Di Maio che così offende ripetutamente quanti hanno marciato per chiedere sostegno alle famiglie e per ribadire solo che la famiglia naturale è il futuro del Paese? Visto che la nostra è anche una battaglia culturale possiamo dire ai 5Stelle che se pensano di comprarsi le famiglie, le stesse che ogni giorno vengono ridicolizzate da loro, con l’elemosina hanno sbagliato popolo. Il perimetro dei valori per noi è altrettanto importante.  Ma noi non abbiamo paura caro Di Maio e segnaliamo che da oggi, anche grazie alle nostre battaglie, i termini madre e padre sono tornati una realtà perché in Gazzetta ufficiale col decreto del Viminale è stato sostituito quello generico di genitori”. Gli interventi successivi di Rosario Russo e di Daniela Drudi puntano a raccontare una contro manifestazione che nessuno ha visto, almeno non noi, non io “la città imbrattata di scritte violente, le violenze dei veri prevaricatori che sono queste donne transfemministe.. non capisco questo allarme sulle donne (sempre Daniela Drudi)”. Per concludere affermando che “si accusa pure questa amministrazione di essere fascista. Le parole vanno pesate come facciamo noi”. Anche il capogruppo della Lega Anna Grassi non è da meno e dopo aver detto che “siamo felici di essere sfigati” cita il premio nascita sotto la guida di Lorenzo Fontana, dimenticando che proprio in giornata c’è stato il ritiro del bonus nido e baby sitter per le mamme lavoratrici. Durissima, quindi, la replica del consigliere del Pd Elisa La Paglia che ha difeso tutti coloro che dall’Emilia alla Sicilia hanno partecipato pacificamente alla contro manifestazione ricordando quanto è accaduto proprio ieri, a meno di una settimana dalla fine del Congresso “il ritiro del bonus nido e del bonus baby sitter -3600 euro per le donne che lavorano”.

E allora ecco che se le parole vanno pesate lasciamo che siano quelle di Angelo Amato, da mesi vittima insieme al marito Andrea di aggressioni omofobe e atti vandalici di chiara ispirazione fascista come quello subito nella propria abitazione imbrattata di benzina lo scorso settembre, a dare uno spaccato della realtà di questa città dell’amore, imbrattata di odio. E l’odio, a casa nostra, ha un solo colore.  Angelo ha subito l’ennesima inequivocabile minaccia di morte “perché sei a Verona, ricordatelo” gli è stato detto. Oggi Angelo dice ad Estreme Conseguenze “ho paura, oggi più di ieri. Non scappo, ma so di essere un morto in attesa di sentenza definitiva. E’ solo questione di tempo, qui non cambierà niente. Prima o poi mi ammazzeranno. Me lo aspetto. E’ stato magnifico vedere quante belle persone e famiglie, di qualsiasi tipo, hanno risvegliato questa città, ma non penso cambierà davvero qualcosa. L’accanimento nei nostri confronti è quotidiano, basti pensare che dopo aver subito l’irruzione in casa con le taniche di benzina, abbiamo costruito una barriera, ma il comune (quello di Grezzana, in provincia di Verona, dove Andrea e Angelo non vivono praticamente più) ci sta facendo dei problemi incredibili, quasi ogni giorno passa una pattuglia di vigili, non per proteggerci, ma per verificare che non ci siano abusi edilizi. Ti sembra normale? Non abbiamo pace, mi sono persino sentito dire che la gente questa storia non la vuole più ascoltare. E infatti basta leggere i commenti sui social al video di Servizio Pubblico in cui è evidente che da parte mia non c’è stata alcuna provocazione. Si capisce bene che cosa ha detto e tentato di fare il gruppetto che mi ha dato del  “cul*ttone di m*rda” e del “cane randagio!“, ricordandomi che sono a Verona, eppure la gente commenta sostenendo che ci siamo inventati tutto, che abbiamo architettato la cosa per farci pubblicità. Comunque noi abbiamo una corda pronta a casa, forse daremo soddisfazione a questa gente che ci vuole morta, a questa città che ci ha abbandonato, e che con una scusa qualunque non solo non ci fa più lavorare, ma neppure vivere. Ci attaccheremo via, così Verona avrà il morto che al corteo non è riuscita ad avere”.

Il gruppetto a cui si riferisce Amato è quello guidato da Karim S. e dai suoi amici che con cani al guinzaglio si sono scagliati prima contro una poliziotta in borghese, poi contro un cameraman, contro dei manifestanti e appunto contro Angelo, il tutto sotto il controllo degli agenti della Digos, che, come si vede dal video, sono intervenuti più volte per allontanarli. Il giorno successivo Karim ha chiesto scusa alla poliziotta. Ma le sue «gesta» sono destinate comunque a finire in un fascicolo in Procura per oltraggio a pubblico ufficiale. E i nuovi video che spuntano potrebbero peggiorarne ulteriormente la posizione, dal momento che Angelo ci conferma di averlo denunciato un paio di giorni fa. “Ma chissà a cosa servirà. Io l’ho fatto perché voglio che quanto sta accadendo a me e alla mia famiglia, cioè Andrea, non accada più a nessuno, che sia omosessuale oppure no. Siamo tutti sotto attacco”.

Il “tutti sotto attacco” si riferisce evidentemente non solo agli omosessuali, ma anche a donne e uomini che danno vita dato a nuove forme di unione, nonché alla “metafisica del Bimbo” (come l’ha definita Nichi Vendola) a cui abbiamo assistito nella tre giorni di Verona, in cui ad avere la meglio – dentro le mura della Gran Guardia – non sono state le famiglie vere e viventi, ma di fatto quelle embrionali, per cui l’utero della donna diventa di fatto il luogo del crimine e il feto di gomma serve a radicalizzare la vita. Ad ogni costo.

Fuori da quelle mura, proprio alla luce di questo, è stato organizzato un incontro pubblico sulle politiche per le famiglie e il lavoro, contro il Ddl Pillon, l’attacco alla 194, la violenza di genere. Presenti, tra le altre, Cristina Simonelli, presidente del Coordinamento Teologhe Italiane con Livia Turco, Laura Boldrini, Monica Cirinnà, Lucia Annibali , Susanna Camusso, Franca Porto, Ivana Veronese, Cgil, Cisl, Uil. Un’occasione importante per conoscere il dossier Ripristinare l’ordine naturale: la visione degli estremisti religiosi per mobilitare le società europee contro i diritti umani sulla sessualità e la riproduzioneredatto dall’Epf (European Parlamentary Forum). Vengono chiariti molto bene gli obiettivi di una rete di parlamentari europei, denominata Agenda Europa, che coordina oltre cento organizzazioni di oltre trenta paesi europei, parte di una ben definita strategia internazionale che mette in discussione il diritto al divorzio, l’accesso alla contraccezione, alla riproduzione assistita e all’aborto, i diritti Lgbt che vengono sempre classificati dai membri di Agenda Europa come sodomiti. Il documento è stato tradotto dal Comitato Se non ora quando di Torino, e come ci dice Laura Onofri, presidente del Comitato“chiarisce che cosa Agenda Europa ha in mente di fare nei prossimi vent’anni, impedendo anche la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza di genere, contrastando le legislazioni di parità. Gli obiettivi sono chiari: rifiutare la contraccezione, rifiutare l’aborto e l’omosessualità, vietare categoricamente la procreazione assistita. Far rientrare tutti i progressi compiuti in Europa dal punto di vista dei diritti umani non solo nella sfera della sessualità ma anche in quella della vita nella sua interezza. Si tratta di cattolici tradizionalisti, ortodossi, evangelici: associazioni con legami diretti con il Vaticano che si incontrano in summit annuali, per decidere quali leggi abrogare e quali attuare”. L’elenco dei nomi di chi aderisce a questa rete è presente integralmente nel report fornito dal Forum Europeo ed è corposo. Tra loro, anche politici che intendono presentarsi alle prossime europee di maggio, come l’italiano Luca Volontè, attualmente capo gruppo dell’Udc a Montecitorio. Impegnato in delegazioni Parlamentari a livello Europeo, Volontè è intervenuto spesso sui temi eticamente sensibili, scrivendo anche sul sito di Pro Vita. “Mi candido – ha detto Luca Volontè – perché dopo tante battaglie sui temi che l’Udc considera non negoziabili, come quella della legge 40, l’impegno per le politiche famigliari, la difesa della centralità delle radici cristiane, ho deciso di estendere il mio impegno anche in Europa. Perché oggi a livello europeo assistiamo a diversi campanelli d’allarme, come l’introduzione in molte legislazione del matrimonio fra gay, che sono sintomatici di una deriva etica molto grave, di un laicismo violento”.

In Europa ci vogliono andare anche quelli di FN, i cui legami con Pro Vita, una delle associazioni più controverse della galassia tradizionalista italiana e che fa parte di questa rete, sono ormai piuttosto noti. Del resto lo slogan del Congresso su questo era chiaro “Il vento del cambiamento: l’Europa e il movimento globale profamily”.  E in un’intervista a ordinefuturo sui risultati del Congresso di Verona Fiore ha detto “Non c’è in Parlamento chi voglia cambiare cattive leggi come la 194 o iniziare ad aiutare le giovani famiglie con forti contributi come avviene in Polonia o Ungheria. Manca chi inquadri il problema come un’autentica emergenza nazionale, chi comprenda, agendo di conseguenza, che più si va avanti e più si avvicina il punto di non ritorno. Con la repressione a cui siamo soggetti, Forza Nuova sta dimostrando di essere pronta al sacrificio, lo stesso non può dirsi di altri”.

 

 

Il sacrificio sarà anche di uno dei favoriti alle europee 2019 che è proprio polacco: si tratta del leader del primo partito Jarosaw Kaczyski, che ha paragonato l’estensione dei diritti civili in Europa a una “malattia” da cui la Polonia deve difendersi. Kaczyski è il capo di Diritto e Giustizia, un partito di destra radicale che guida il governo dal 2015, e che negli ultimi anni ha spesso litigato con l’Unione Europea. Nel giro di pochissimo tempo ha approvato diverse leggi contro la libertà di stampa, i diritti delle donne, e una riforma – molto contestata dalla UE – che di fatto consentirà al governo di controllare i giudici della Corte Suprema. “Non dovremmo ripetere gli errori dell’Occidente – ha detto – e infettarci con la malattia sociale che laggiù è diffusissima”. Kaczyski si riferiva con ogni probabilità ai diritti concessi alle coppie gay e alla possibilità di interrompere la gravidanza, diventati la norma in moltissimi paesi dell’Europa occidentale. Diritto e Giustizia è ancora molto popolare nel paese e al momento è considerato il netto favorito per le elezioni europee del maggio 2019. Proprio un paio di giorni fa, il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, è stata a Varsavia per un incontro bilaterale con Jarosaw Kaczyski, a rafforzare evidentemente il ruolo di Fratelli d’Italia a livello europeo e internazionale e fa seguito all’adesione di Fratelli d’Italia all’ECR (Gruppo europeo dei Conservatori e Riformisti) e all’ACRE, l’Alleanza dei Conservatori e dei Riformisti Europei, il terzo gruppo più importante d’Europa dopo Socialisti e PPE, il cui candidato alla presidenza della Commissione europea è il ceco Jan Zahradil, 56 anni. Eletto per la prima volta a Bruxelles nel 2004, Zahradil punta a far diventare i Conservatori un elemento della futura coalizione fra Ppe e S&d, con il proposito di incidere sull’agenda politica della nuova Commissione Ue. “Un’alleanza strategica – scrive Giorgia Meloni sul suo profilo –  fondamentale che rafforza il progetto politico del partito”, partito che punta ad ottenere un ottimo risultato alle elezioni europee del 26 maggio, e che attribuisca proprio al gruppo dei Conservatori un ruolo centrale nei futuri assetti europei per avviare un profondo e totale cambiamento.

Del network europeo anti aborto e anti diritti fa parte anche il leader agguerritissimo Ignacio Arsuaga, fondatore della multinazionale prolife Citizengo, che non si candida alle elezioni, ma che ha fatto capire molto bene cosa si aspetta dalle elezioni europee “I nemici della famiglia sono dappertutto, nelle istituzioni, nelle strutture di potere. Controllano la stampa, i partiti di sinistra, ma anche i partiti di destra, le fondazioni, gestiscono anche molte organizzazioni internazionali, multilaterali come le Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa, l’Unione europea”. Il presidente di CitizenGo ha concluso dicendo “il tavolo potrebbe essere ribaltato”. Un altro europarlamentare al voto è Nicolas Bay, segretario generale del francese Rassemblement national (presente al Congresso). Ci sono poi Jakob Cornides, funzionario della Direzione Generale per il Commercio alla Commissione Europea, che è stato presente come speaker al Summit di Agenda Europa nel 2014. Infine, Jàn Figel, ultimo commissario europeo ed attualmente inviato speciale europeo per la libertà di religione o di credo, ospite come oratore al Summit del 2016. Zeljka Markic è ideatrice del referendum sul matrimonio tradizionale in Croazia del 2013 e Bogdan Stanciu dell’organizzazione ProVita Romania, promotrice dell’Iniziativa dei Cittadini sul matrimonio tradizionale. Tra i leader contro la libertà di scelta ci sono i redattori del divieto di aborto del 2016 sempre in Polonia.

I membri di Agenda Europa – come troviamo scritto nel documento – hanno utilizzato la mobilitazione cittadina a livello nazionale per bloccare il progresso nell’ambito del matrimonio egualitario in Croazia, Slovenia, Slovacchia e, più recentemente, in Romania. Dal 2013 al maggio 2014 l’ONG croata Nel Nome della Famiglia, U ime obitelji ha raccolto 700.000 firme per un referendum nazionale per emendare la Costituzione e definire il matrimonio come unione tra uomo e donna. Il referendum è passato facilmente con il 66% dell’elettorato a favore. Poco dopo i membri di Agenda Europa hanno tentato qualcosa di simile in Slovenia per fermare un’iniziativa parlamentare del 2015 finalizzata ad ampliare la definizione di matrimonio. Grazie al 64% di voti favorevoli al respingimento della proposta i sostenitori di Agenda Europa sono riusciti a fermare per due anni una legge progressista in questa materia. Lo stesso anno in Slovacchia con un referendum che chiedeva la definizione tradizionale di matrimonio inserita nella Costituzione ma, con una percentuale di votanti solamente del 21% il referendum non è passato.

Un’inchiesta pubblicata dal sito britannico Open Democracy dal titolo inequivocabile “Revealed: dozens of European politicians linked to US ‘incubator for extremism’ ha analizzato la lista dei partecipanti a tutti i Congressi delle famiglie e ha mostrato che almeno cento politiciin attività di venticinque paesi diversi hanno partecipato ad almeno un Congresso, sessanta di loro erano europei, metà di questi sessanta venivano dai partiti dell’estrema destra: si citano per l’Italia, oltre a Salvini e Fontana, anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, ricandidato alle europee 2019 che a Verona, però, non si è presentato. E il consiglio comunale di Verona, come ben si capisce, come il suo Sindaco, appare sempre di più come il braccio operativo di una legge ben più grande.

 

 

 

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Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.

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