Sapevate che in Italia esistono ancora due tribunali speciali? La nostra Costituzione li vieta, memore dei ‘giudici speciali’ inseriti dal Fascismo per colpire e annientare gli avversari politici, per inventare nuovi nemici  o peggio ancora riferiti e pensati per applicare le leggi razziali.

La Costituzione del 1948 non ha potuto però vietare due organismi giuridici nati poco dopo il 1943, cioè poco dopo il crollo del regime fascista, nell’interregno legislativo provvisorio intercorso prima della nascita ufficiale del primo governo repubblicano nel 1948.

Due ‘tribunali speciali’ che sono tutt’ora in vigore e, specialmente nel caso dei medici (e dei loro pazienti), decisivi.

Uno è il Consiglio Nazionale Forense, l’altro è il CCEPS ovvero: Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie.

Data di nascita: 13 settembre 1946.

Cosa fa il CCEPS? È il ‘giudice supremo’ sulla bontà dell’operato di medici, infermieri, veterinari, farmacisti e, più recentemente, anche fisioterapisti, dietisti, ortopedici.
Le sentenze del CCEPS sono vincolanti, sopra il CCEPS c’è solo il giudizio della Cassazione. Il CCEPS interviene in tutti i casi in cui un medico viene accusato di aver violato la deontologia professionale.
Ma non solo: il CCEPS interviene anche nei casi in cui vi sia un procedimento penale (con tanto di condanna in primo grado) nel momento in cui il medico (o sanitario) presenti ricorso.
Che succede quindi, nel nostro paese, se un medico commette un fatto grave, per esempio causa la morte di un paziente per palese imperizia o comportamento negligente?

Secondo il principio costituzionale di non colpevolezza, gli Ordini professionali, in caso di procedimento penale a carico di un loro iscritto, aprono e contestualmente sospendono il procedimento disciplinare stesso, in attesa della sentenza penale definitiva.

Precisa l’Ordine dei Medici, interpellato da EC: “Il sanitario a carico del quale abbia avuto luogo procedimento penale è sottoposto a giudizio disciplinare per il medesimo fatto imputatogli, purché egli non sia stato prosciolto per la non sussistenza del fatto o per non averlo commesso” come prevede la legge. È dunque necessario attendere l’esito definitivo in sede penale prima di concludere il procedimento.

Ovvero, eventualmente, il terzo grado di giudizio,

“Un elemento di criticità per quanto riguarda lo svolgimento dei procedimenti disciplinari degli Ordini – continua FNOMCEO – è costituito dalla carenza delle informazioni sull’apertura di procedimenti penali da parte delle Procure della Repubblica, che dovrebbero stabilire i migliori rapporti di collaborazione con gli Ordini stessi. Va infine sottolineato che, secondo la normativa vigente, la presentazione, da parte del sanitario, del ricorso in appello dinanzi alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS) sospende l’esecutività del provvedimento disciplinare irrogato dall’Ordine. Quindi il sanitario, anche se sospeso o radiato dal suo Ordine, può, nelle more della decisione della CCEPS, continuare ad esercitare”.

Ora è chiaro. La parola definitiva su qualsiasi errore o comportamento scorretto o imperizia o fatto grave (anche reati come associazione a delinquere, di stampo mafioso, violenza sessuale) compiuto da un operatore sanitario appartenente a un ordine professionale può, infine, arrivare solo dal CCEPS o, in ultima analisi dalla Cassazione.

Ribaltiamo la questione: ipotizziamo un comportamento apertamente criminale, dove per esempio se fossimo un medico in malafede ci spacciassimo come specialisti in una qualche patologia e aprissimo una clinica fasulla. Bene, se la giustizia dovesse ‘beccarci’, processarci e condannarci in primo grado, presentando un tempestivo ricorso al CCEPS potremmo contare su un ragionevole periodo di tempo, anche un paio di anni, prima di essere definitivamente condannati e radiati.

Soprattutto, se fossimo un gruppo criminale e determinato, potremmo continuare a esercitare la nostra ‘finta’ professione per svariati mesi guadagnando tempo e soldi sulla pelle altrui, letteralmente.

Ci soni casi gravi che arrivano al CCEPS.

Ci sono casi (non pochi) di medici o infermieri che commettono stupri.

Ci sono vittime di imperizia, negligenza, sufficienza, impreparazione, decine di vittime ogni anno di ‘malasanità’ sui presto torneremo in un altro articolo, con nomi e cognomi.

‘Casi gravissimi’ che, ugualmente, potranno continuare a frequentare corsie di ospedali, sale operatorie, studi clinici, ambulatori, fino al momento in cui il CCEPS non si sarà formalmente espresso sul ‘processo in corso’.

Questo ‘tribunale speciale’ delicatissimo e fondamentale oggi, a seguito della riforma degli Ordini professionali sanitari del Ministro Lorenzin deve esprimersi su condanne, ricorsi e giudizi per categorie ‘sensibili’ come medico chirurgo, odontoiatra, medico veterinario, farmacista, ostetrica, infermiere professionale, assistente sanitario, vigilatrice di infanzia, tecnico sanitario di radiologia medica.
Gli ordini professionali delle professioni sanitarie sottostanti al CCEPS sono:
Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri FNOMCEO
Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani
Federazione Nazionale Ordini Farmacisti Italiani
Federazione Nazionale Ordini professioni Infermieristiche FNOPI
Federazione Nazionale della professione ostetrica FNOPO
Federazione Nazionale Ordini dei TSRM e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione
Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi
Ordine nazionale Biologi
Federazione nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici

EstremeConseguenze, sempre più incuriosito, ha prima letto tutti gli ultimi resoconti resi pubblici, l’ultimo datato 2017, di pubblica consultazione

 

Quindi abbiamo intervistato il presidente del CCEPS Antonio Pasca, presidente del TAR di Lecce. Un nome che di rado compare su giornali e telegiornali. Eppure ricopre un ruolo decisivo. E ogni Governo del dopoguerrra ad oggi sembra fare a gara per lasciare sempre più soli questi funzionari di diretta nomina ministeriale.

Il quadro che ci ha dipinto non è dei più rassicuranti, specialmente per i diritti di pazienti, assistiti, malati.

“In un momento storico in cui la cura della persona e la professione sanitaria in generale sono sempre più cruciali all’interno della nostra società un organismo come il nostro è sostanzialmente abbandonato a sé stesso e vittima di una legislazione obsoleta” dice a EC.
– Presidente Pasca ma è vero che di fatto nel momento in cui un sanitario fa ricorso al CCEPS di fatto sospende qualsiasi provvedimento a proprio carico, anche se già condannato per fatti gravi?
– “‘Sì, la colpa è appunto di una legislazione ormai superata. In prima battuta quando un consiglio dell’ordine riceve una segnalazione o notizia di autorità giudiziaria per un procedimento penale a danno di un operatore sanitario, il consiglio dell’Ordine apre un fascicolo e avvia una istruttoria. Quando si tratta di procedimento penale, il consiglio dell’Ordine può decidere di sospendere il giudizio fino all’esito del giudizio penale. Quindi il procedimento disciplinare, parallelo o meno alla vicenda penale, si può concludere con una sanzione che può essere una sospensione, una radiazione, una censura. Questa sanzione può essere impugnata davanti al CEPS che è a tutti gli effetti, un giudice speciale. Ora, la legge impone anche che i ricorsi siano discussi e dibattuti in ordine cronologico. La Commissione è stata bloccata per oltre un anno e mezzo per varie questioni dipanate poi dalla Cassazione, quindi abbiamo un ritardo che stiamo cercando di colmare. È evidente che è urgente una riforma del CCEPS che in questo momento ha soprattutto bisogno di risorse. I nostri uffici (tra l’altro ubicati all’interno del Ministero della Salute, cosa secondo me sbagliata) vanno avanti con tre persone a tempo pieno e quattro collaboratori”.

D – “Tre persone a tempo pieno e quattro collaboratori per esaudire tutti i ricorsi di così tante professioni che impiegano decine di migliaia di persone??”

– “Sì. Facciamo del nostro meglio e stiamo davvero facendo miracoli. Abbiamo avuto un ‘fermo’ di oltre un anno e stiamo lavorando sui contenziosi rimasti indietro. In media ci sono 200-250 casi l’anno da giudicare. Stiamo facendo il massimo possibile con le poche forze che abbiamo. Avevamo uno ‘storico’ accumulato di oltre mille posizioni. Abbiamo bisogno di magistrati giudicanti, non di esperti scientifici. Oggi, in Italia, se vengo radiato dall’Ordine per violenza sessuale basta fare ricorso alla Commissione perché questa sentenza venga automaticamente bloccata fino a sentenza. Possono quindi esserci casi di medici che compiono fatti gravi e che continuano però a esercitare la professione per altri due o tre anni. Ripeto, la legge prevede che i ricorsi davanti alla commissione debbano essere fissati nell’ordine cronologico di presentazione del ricorso stesso. Questo può dare più tempo a chi è in malafede”

– D – Avete molti casi di denunce o procedimenti per violenza sessuale?
– “Purtroppo molti. Non ho dati recenti per poterle dare una cifra aggiornata ma sono molti. In ambulatorio, in corsia, in studio. Insieme a tanti altri casi, per esempio per quanto riguarda i veterinari molti casi di chirurgia estetica su animali, per dire, come il taglio delle orecchie di alcune razze. O ancora la pubblicità ingannevole, quando per esempio qualcuno si spaccia per clinica. E poi abbiamo questioni delicatissime ancora vive come la vicenda Di Bella, come le staminali. Ora poi abbiamo anche la vicenda no-vax, dove i medici contrari ai vaccini, radiati, hanno fatto ricorso e dovranno essere giudicati. Se avessi un organismo che funziona con più personale con almeno una udienza al mese, potremmo smaltire tutto l’arretrato nel giro di due anni. Ma abbiamo anche un altro problema”

D – Quale?
“La legge Lorenzin ha istituito nuovi ordini professionali, ma alcuni non si sono ancora giuridicamente costituiti. Abbiamo già ricorsi per esempio relativi alla iscrizione di fisioterapisti ma i fisioterapisti non sono ancora componenti della Comissione giudicante, quindi che facciamo? Con l’aumento degli ordini professionali ci saranno più contenziosi, non riusciamo a farli..”

 

CCEPS

 

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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