#ClimateStrike. “Facciamo un partito?”

Per Luca Mercalli, climatologo e punto di riferimento del movimento FridaysForFuture italiano, i giovani italiani potrebbero pensare di organizzarsi in un nuova formazione politica in tempi ragionevolmente brevi.

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 12 Aprile 2019
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Oggi a Milano si trovano per la prima volta i comitati di tutta Italia del movimento “FridaysForFuture”.
È la prima assemblea nazionale del movimento italiano che numericamente è diventato uno dei più grandi al mondo.
Si comincia con una pedalata alle ore 19, la ‘Bicibus per il clima’ da Largo Cairoli per raggiungere l’Aula Magna Levi di via Valvassori Peroni 21. Qui, dalle 20:30, avrà luogo la conferenza scientifica che darà il via alla due giorni. Alla conferenza partecipano Antonello Pasini, fisico e climatologo del CNR, Stefano Caserini di Italian Climate Network, Mario Salomone, Segretario Generale WEEC Network, Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale dell’Università dell’Insubria, Francesca Ventura, fisico e agrometeorologo, dell’Università di Bologna e AIAM.

Domani, sabato 13, dalle 9 alle 19, l’assemblea nazionale vera e propria per coordinare gli sforzi dei quasi cento comitati cittadini sparsi per il paese in vista della prossima manifestazione nazionale per il clima del prossimo 24 maggio.

http://www.fridaysforfutureitalia.it/eventi

È un momento importante per il movimento italiano che, pur essendo entrato in scena in ritardo rispetto ad altri paesi europei, vive ora una fase di grande entusiasmo anche grazie alla prossima visita a Roma annunciata da Greta Thurnberg.

Per Luca Mercalli, climatologo e punto di riferimento del movimento FridaysForFuture italiano, i giovani italiani potrebbero pensare di organizzarsi in un nuovo partito in tempi ragionevolmente brevi.

 

“Questa assemblea nazionale – dice Mercalli a EC – è un appuntamento molto importante perché ora serve unità di intenti e di azioni, per contare anche sul piano politico. Il movimento fa già politica oggi ma un domani nemmeno troppo lontano potrebbe trasformarsi anche in un partito vero e proprio, portando avanti i temi dell’ambientalismo e dello sviluppo sostenibile.
Quello che è importante è la coerenza. Occorre un ragionamento più profondo sulle origini di questa crisi ambientale e climatica senza precedenti nella storia umana e che sia un ragionamento che passi attraverso il comportamento quotidiano di ciascuno. I giovani, italiani e non solo, hanno percepito la gravità del problema ma non hanno ancora capito quanto il comportamento del singolo abbia un ruolo fondamentale. In questi casi io chiedo sempre: “A cosa siete disposti a rinunciare? Sareste disposti a non prendere più l’aereo per le vostre vacanze?” Sono poche in questi casi le mani che si alzano. Si deve invece capire che la sostenibilità ambientale, in questa situazione, non è una passeggiata. Avrà dei costi economici e delle rinunce nello stile di vita di cui ciascuno deve farsi carico. Non basta andare ai cortei, l’attenzione e i comportamenti devono essere coerenti e costanti, nei limiti di quanto ciascuno, anche un adolescente, può fare”

Un partito?

“Sì, un partito. Perché no? C’è un vuoto totale in Italia su questi temi. E sarebbe bello che siano proprio i diciottenni a portarlo avanti, a prendere in mano la vicenda. In Italia nessun partito fa nulla. Oggi va percorso un cammino totalmente nuovo e una nuova forza politica sarebbe la benvenuta. Vedremo cosa succederà alle europee, dove si orienterà il voto dei diciottenni e magari alle prossime elezioni questo movimento potrà esprimersi in modo identitario e indipendente”.
“In Italia – continua Mercalli – manca ancora l’azione del sindacato che potrebbe essere un attore fondamentale e decisivo in questa fase storica. Mi sembra che il sindacato sia ancora schiavo del ‘lavoro a tutti costi, basta che ci sia’. No, non è più accettabile. Oggi non possiamo più sostenere questa tesi. Ci sono dei limiti, ci sono dei paletti. Il sindacato dovrebbe indagare sulle nuove professioni che la sostenibilità ambientale può garantire e quindi iniziare a difendere i posti del lavoro del futuro, non quelli che appartengono a un passato che va superato. Continuare a preservare modelli superati di sviluppo perché ‘danno da mangiare’ è ormai una lotta di retroguardia perché questi lavori legati a un vecchio concetto di produzione industriale spariranno presto e se non saremo già pronti per quelli nuovi ci ritroveremo con un pugno di mosche in mano, avendo già perso la battaglia del presente rischiamo di perdere anche quella del futuro” conclude Mercalli.

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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