Nuova udienza oggi a Cagliari nel procedimento a carico di Pierluigi Caria, cittadino italiano di Nuoro che nel 2017 partì per la Siria per combattere a fianco delle milizie curde contro il sedicente ‘califfato’ di Daesh.
Su di lui, così come per tutti gli italiani che scelsero di andare a combattere con l’esercito del popolo curdo e sono rientrati in Italia, pende un provvedimento restrittivo.

Stessa sorte avrebbe probabilmente subito anche Lorenzo Orsetti, la cui salma è ancora nel kurdistan siriano in attesa di essere trasferita a Firenze.

Nell’udienza di oggi, però, il delegato della Questura nuorese ha motivato la richiesta restrittiva aggiungendo come ‘aggravanti’ il fatto che Caria è anche un soggetto “antimilitarista, anti-globalizzazione e di tendenze indipendentiste”.

L’avvocato difensore, Gianfranco Sollai, raggiunto da EC ha così commentato: “Alla corte ho fatto notare come anche la Costituzione italiana sia, di fatto, antimilitarista e se essere anti-globalizzazione significa difendere i diritti dei popoli davanti allo sfruttamento delle grandi multinazionali, beh allora credo che in Italia ci siano diversi milioni di potenziali criminali e anche qui la stessa Costituzione potrebbe essere tirata in causa”.
Altro elemento a carico di Caria il fatto di aver partecipato a una delle proteste sul prezzo del latte del febbraio scorso. Secondo la Questura si era reso partecipe di un’azione violenta insieme a un gruppo di “una ventina di persone”. Sono stati portati in aula i filmati delle televisioni private sarde che hanno ripreso quelle manifestazioni a Nuoro dove si evidenzia la presenza di centinaia, se non migliaia, di persone che stavano protestando. I filmati non sono stati visionati.

Analogo procedimento con richiesta restrittiva è in corso a Torino a carico di Paolo Andolina, Jacopo Bindi, Davide Grasso, Fabrizio Maniero e Maria Edgarda Marcucci.

Lo Stato italiano considera il PKK curdo e qualsiasi formazione ad esso collegata come ‘organizzazione terroristica’. Una sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo del novembre 2018 ha invece stabilito che l’inserimento del PKK nella lista delle organizzazioni terroristiche (datato 2002) è da considerarsi illegittimo negli anni 2014 – 2018.
Per lo Stato italiano, però, chi ha imparato a utilizzare armi e ad apprendere tecniche di combattimento armato non è solo un soggetto da ‘attenzionare’ ma cui vanno destinati procedimenti restrittivi.
Vale anche per chi ha combattuto contro quello che era ritenuto il ‘nemico numero uno’ dell’Occidente, quell’ISIS responsabile di atrocità e attacchi terroristici nelle città europee, finanziato per anni da Stati Uniti e Arabia Saudita e diventato scomodo quando si è messo in testa di portare la guerra a casa nostra e di occupare pozzi petroliferi altrui.
Il ‘provvedimento restrittivo’ chiesto a carico di Caria prevede (oltre al ritiro del passaporto, misura già in essere): obbligo di dimora, revoca della patente, revoca dei diritti civili (quindi negazione anche del diritto di voto).
Con la nuova circolare del Ministro Salvini ‘antidegrado’ i Prefetti avranno però anche il potere di ‘allontanare’ da zone considerate a rischio quei soggetti che vengono ritenuti pericolosi. All’applicazione pratica, a persone individuate come tali potrà essere anche fatto divieto di avvicinarsi a stazioni ferroviarie, scuole, università, chiese, monumenti. Insomma, una sorta di ‘confino urbano’ che riporta alla memoria provvedimenti di altri tempi.
Una decisione sul provvedimento restrittivo per Caria è attesa tra 60 giorni.

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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