25 aprile, Festa della Liberazione. La Repubblica italiana nasce da qui, dalla vittoria sui nazifascisti. La nostra Costituzione è antifascista, la Resistenza e la lotta partigiana sono le fondamenta della nostra società. Questa è storia, non c’è nessun ‘derby’ ideologico come maldestramente (e in malafede) qualcuno vorrebbe far passare questa data.
Oggi è la festa di chi si riconosce nei valori della libertà e della giustizia.
Ecco perché noi di EC oggi festeggiamo anche i nuovi partigiani, ovvero gli italiani che sono andati a combattere in Siria contro i fondamentalisti e i mercenari del sedicente califfato islamico, Daesh.
Persone che hanno scelto di mettere a rischio la propria vita per combattere un nuovo fascismo fatto di oscurantismo, fanatismo, violenza, oppressione.
Partigiani di una ‘brigata internazionale’ che riporta alla mente le scelte che fecero migliaia di giovani ottanta anni fa in Spagna.
Giovanni Francesco Asperti, Lorenzo Orsetti. Morti in Siria combattendo al fianco dei curdi.
Luigi Caria, Claudio Locatelli, Paolo Andolina, Jacopo Bindi, Davide Grasso, Fabrizio Maniero e Maria Edgarda Marcucci, Marco Gehlat: alcuni tra gli italiani che hanno combattuto contro ISIS e che oggi subiscono provvedimenti restrittivi da parte delle Questure.
Perché non solo non vi è alcun riconoscimento da parte dello Stato italiano verso chi è morto in Siria per combattere quei terroristi che tutte le nazioni occidentali temono e dicono di voler sradicare, ma, grottesca ironia della sorte e della storia, vengono anche perseguitati dalle nostre stesse istituzioni.
Per loro, per chi è tornato vivo, si chiedono da parte delle Prefetture “provvedimenti restrittivi”. Perché ritenuti pericolosi in quanto addestrati militarmente e ‘avvezzi alle armi’. Questo mentre nuove leggi allargano per tutti i cittadini le maglie legali per poter detenere un’arma in casa propria e poter sparare in caso di legittima difesa.
Provvedimenti restrittivi che possono concretizzarsi in obbligo di dimora, ritiro di passaporto e patente, revoca dei diritti civili. Lo abbiamo raccontato recentemente (Processo Caria)

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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