Negli stessi istanti in cui Orazio Pino veniva giustiziato con un colpo alla nuca a Chiavari, mi trovavo a Milano, in piazzale Gabriele Rosa, e stavo leggendo quella scritta che, la trovate ancora oggi sul muro ocra di una casa popolare, con un rosso sangue, dice: “chi chiama la polizia è un infame”.

Orazio Pino era questo: un infame. Se, come a noi, vi fa orrore questa parola, sostituitela con quell’altra, quella che usiamo noi che stiamo dall’altra parte: un collaboratore di giustizia.

Anzi se volete essere precisi, fate copia e incolla delle cronache che in queste ore hanno riempito i siti e quotidiani: era un ex collaboratore di giustizia.

La ex non è dovuta al fatto che avevesse smesso di collaborare, bensì che avesse smesso di potersi chiamare con un altro nome, quello che lo proteggeva, e nel 2009 era tonato al suo nome originale. Quello che aveva una taglia sulla testa o meglio una condanna a morte. Volete dirla all’americana Orazio Pino dal 2009 era un dead man walking, però badate: di cinematografico non c’è nulla. Perché poi la sentenza di morte è stata eseguita. E anche il suo sangue è finito per davvero versato, non pomodoro o altro colorante da finzione.

Orazio Pino era il collaboratore che “infamia” dopo “infamia” aveva permesso agli inquirenti di ricostruire le fasi più sanguinose della guerra di mafia che aveva insanguinato negli anni novanta Catania.

Ma Orazio Pino era anche l’uomo che aveva accettato di incontrarci, di farsi intervistare per spiegarci, per esempio, perché doveva tornare nel “programma”, cioè a dire a farsi proteggere.

Perché quando viene a mancare la tutela dello Stato, poi non resta che l’auto tutela, che a volte passa da dei giornalisti, giornalisti “infami”, come noi.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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