“Era un giovedì pomeriggio, me lo ricordo bene. Sono entrata nella caserma dei carabinieri di Manduria e ho segnalato la situazione del povero Antonio al maresciallo in servizio. Ho detto dei bulli. Delle percosse. E ho mostrato i video che avevo sul cellulare”. La denuncia arriva alla redazione di Estreme Conseguenze a poche ore dalla morte di Antonio Stano, l’uomo che chiamavano “il pazzo”, “quello del Villaggio del fanciullo”, dal nome dell’oratorio della chiesa di San Giovanni Bosco che sta proprio di fronte all’abitazione dove gli agenti della mobile (e non i carabinieri) sono intervenuti il 6 aprile scorso, 48 ore dopo la segnalazione arrivata alla caserma di via Dentici. Antonio Stano è morto dopo 18 giorni di agonia. Era un pensionato dell’arsenale di Taranto. Era disabile. E solo per questo vittima di un branco di bulli. “Bravi ragazzi”, stando alle dichiarazioni dei loro avvocati. Ragazzi che hanno massacrato di botte un anziano di 67 anni con gravi problemi psichici. Che lo hanno insultato e derubato. Che lo hanno terrorizzato a tal punto da renderlo prigioniero di se stesso. Antonio era così spaventato da barricarsi in casa. Da non voler più uscire. Sono stati i poliziotti a tirarlo fuori dalla sua abitazione. Sono stati loro a portarlo in ospedale. Le cause della morte le stabilirà l’autopsia, ma resta da chiarire anche altro. C’è da capire se c’è stata una precedente segnalazione. “Ho prima fermato una pattuglia, ne ho parlato con un militare che conosco – ci racconta la  donna – è stato lui a dirmi di andare in caserma. Ho poi chiesto a un avvocato, un penalista, e anche lui mi ha consigliato di fare la stessa cosa (l’avvocato,  da noi sentito, ha confermato la versione della donna). Quindi ci sono andata. Da sola. Pioveva pure, me lo ricordo. Così come ricordo di aver parlato con un carabiniere di nome Angelo e poi di aver segnalato il fatto a questo maresciallo. Ho anche telefonato prima di raggiungere la caserma”.

Al maresciallo di turno, la donna ci dice di aver mostrato i video che aveva sul cellulare. E che ha inviato alla nostra redazione.  Immagini raccapriccianti che mostrano le violenze: “Cosa vuoi da me”, urla Antonio Stano, prima di  essere colpito e di stramazzare al suolo. Si sentono i colpi secchi delle percosse. Le risate dei bravi ragazzi  e le grida di dolore di uomo che non ha possibilità di difendersi.

“La richiesta di intervento è stata fatta al commissariato. L’informazione è stata passata a loro che l’hanno gestita. E che sono subito intervenuti. A noi non è arrivata nessuna notizia in tal senso”, ci dice il comandante della stazione di Manduria, il maresciallo Elio Errico.

Lei non era a conoscenza di questa situazione? Ci risulta che una donna di Manduria abbia fatto una segnalazione al maresciallo (forniamo il nome)…

“Assolutamente no, avrà dato altre informazioni altrimenti avremmo agito. Di dichiarazioni ce ne sono tante a volte le semplici segnalazioni devono essere supportate da fatti”. Facciamo presente che a tale maresciallo la donna avrebbe mostrato i video delle violenze. “Impossibile, ho piena fiducia nei miei collaboratori. Mi avrebbero avvisato e comunque saremmo intervenuti… sono informazioni che lasciano il tempo che trovano… se questa donna ha qualcosa da dire che venisse qua e ci dimostrasse che ha fatto quello che doveva fare”. In tutte le caserme ci sono delle telecamere che sicuramente avranno ripreso l’ingresso e l’uscita di questa donna a cui è stato negata la possibilità di verbalizzare: “Non ha messo niente per iscritto perché è la persona offesa – precisa il comandante Errico – a dover formalizzare il tutto. Noi prendiamo in considerazione tutte le segnalazioni, bisogna vedere che peso hanno e da quali elementi sono supportate”.

La persona offesa aveva gravi problemi psichici…

“Mi risulta che fosse in grado di muoversi, di uscire e di fare, probabilmente si era depresso per quanto subito. Ma era una persona capace di intendere e di volere”.

Sono quattordici i ragazzi indagati per la morte di Antonio Stano. In quattordici lo hanno bullizzato davanti all’obiettivo dei loro smartphone, lo hanno rapinato, picchiato, umiliato. “Sono tutti ragazzi normalissimi, studenti di liceo nati e cresciuti a Manduria, in contesti familiari a modo, figli di commercianti, impiegati pubblici”, ha dichiarato l’avvocato Lorenzo Bullo che assiste sette di questi “bravi ragazzi”.  

 

 

 

 

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Giornalista e scrittrice

Raffaella Fanelli ha collaborato con numerose testate, tra le quali La Repubblica, Sette, Panorama, Oggi, e altrettante trasmissioni televisive, da Chi l'ha visto? a Quarto Grado a Lineagialla. Con Aliberti ha pubblicato Al di là di ogni ragionevole dubbio, il delitto di Via Poma, con EdizioniANordest Intervista a Cosa Nostra e con Chiarelettere La Verità del Freddo. Al libro intervista a Maurizio Abbatino è stato assegnato il premio internazionale al giornalismo d'inchiesta "Javier Valdez" 2018.

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