La legge prevede il termine di 48 ore per garantirLe il diritto di rettifica. Ma la legge prevede anche un diritto di replica. Mi avvalgo, quindi, della facoltà di risponderLe, caro dottor Lo Presti. Scrive nella Sua “diffida” di aver appreso solo oggi di una “presunta intercettazione” che l’avrebbe coinvolta e che erroneamente, chi scrive, avrebbe riportato in un articolo pubblicato in data 20 settembre 2018.  Si tratta di stralci che riguardano l’inchiesta sulla centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Scrive di non aver mai avuto visione di trascrizioni di intercettazioni che la riguardano. Scrive che avrei riportato stralci di “presunte” trascrizioni.

La invito a leggere (come ha fatto la sottoscritta) il Faldone numero 34 dell’inchiesta sulla Tirreno Power, il processo è partito lo scorso 31 gennaio e imputati, con l’accusa di disastro ambientale e sanitario –  insomma, per aver messo a repentaglio la salute pubblica – sono i manager che gestivano i gruppi a carbone della centrale di Vado Ligure. Lei non è fra quegli imputati, certo che no. Lei era al ministero. Ad incontrare, parlare e, qualche volta, ridere. Lei non è mai stato neanche indagato. L’ho scritto lo scorso settembre e lo ricordo oggi, così come ricordo e  riporto le trascrizioni che la riguardano. E che, evidentemente, non conosce. Mi spiace comunicarLe che a pagina  6 del Faldone sopra indicato troverà traccia di una “riunione informale” che deve aver dimenticato, con Mariano Grillo e i vertici e i consulenti della Tirreno Power. Nel faldone ci sono foto a colori di persone oggi imputate che entrano ed escono dai ministeri e a pagina 146  troverà la sua frase “Cerchiamo di fare una porcata… almeno che sia leggibile”. E ancora: “Abbiamo una porcata da fare in trenta minuti… Tirreno Power. C’abbiamo la porcata scritta da loro… scritta dallo sviluppo economico… però come l’han scritta loro non va bene”. Al signor Antonio Fardelli (componente commissione IPPC AIA) rammenta che non deve preoccuparsi di dove “ficcano questo se dentro un decreto legge voltante…  la finalità di dare … per legge… la possibilità di esercire l’impianto… finché ci pronunciamo sulla domanda  di rinnovo. Perché il ministro gli ha detto… io alla fine ci faccio il decreto di sospensione”. Troverà tutto, punteggiatura inclusa, a pagina 147. Non posso certo contraddirla: “le norme le approvano il Governo e il Parlamento, con il supporto degli uffici legislativi”.  Così è. Per le risate dovrà spostarsi a pagina 150, lì dove dice chiaramente “siamo dei farisei” e dove precisa: “Mi sputerei in faccia da solo! Cioè… della serie… che fai in ufficio… Il bastardo”. Non sia così duro con se stesso d’altronde ha anche ragione quando scrive che le intercettazioni sono del 2014. Alcune. E che la sua nomina è del 2016. Sbaglia, però, a pensare che i “giornalisti sono prigri” questa intercettazione la troverà nel Faldone 35 “cercate di essere il più possibile didascalici, di scrivere per una cosa che trasmettete ai giornali, questo pezzetto che ci siamo detti, e come una forma mentale ormai il giornalismo di una volta non ci sta più, quelli che si andavano a leggere le carte quindi devono trovarlo scritto”. Lo so, dottor Lo Presti, so bene che scherzava. Perché, vivaddio, sono ancora tanti i giornalisti che leggono le carte. Dimenticavo, a pagina 156 troverà i riferimenti all’Ilva di Taranto, anche quelli che non ho riportato nell’articolo incriminato “Per Ilva licenza di uccidere”, per intenderci le “porcate digeribili” e quella frase poco carina nei confronti di una donna magistrato, coraggiosa, che a Taranto e altrove resterà un’eroina e che non può essere definita “commare” o “cosa… che non aspetta altro che una legge del genere per dissequestrare”. Suvvia, è una signora.

Per la sua voce che, a onor del vero, non conosco, possiamo rimediare con un “incontro informale”, sono a sua completa disposizione per una chiacchierata, perché sono certa che accetterà le mie domande. Vedrà, sarà un piacere per entrambi parlare di boro e diossina. Nell’attesa di incontrarLa, magari a Taranto, in un ristorantino vista mare e Ilva, le chiedo la cortesia di inviare il tutto, con raccomandata, all’Ordine dei Giornalisti, così come anticipa nella sua missiva. Credo di aver rispettato il termine delle 48 ore ma con gli ultimatum non si sa mai come va a finire. Comunque il consiglio di disciplina si è già riunito in passato per la sottoscritta, per le lamentele arrivate da un brigatista (assassino) e da un serial killer. Questa volta, finalmente, ci sarà una persona perbene a dolersi.

Le chiedo ancora umilmente scusa per averLa offesa con il mio articolo. Per non essere una “giornalista pigra”.

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Giornalista e scrittrice

Raffaella Fanelli ha collaborato con numerose testate, tra le quali La Repubblica, Sette, Panorama, Oggi, e altrettante trasmissioni televisive, da Chi l'ha visto? a Quarto Grado a Lineagialla. Con Aliberti ha pubblicato Al di là di ogni ragionevole dubbio, il delitto di Via Poma, con EdizioniANordest Intervista a Cosa Nostra e con Chiarelettere La Verità del Freddo. Al libro intervista a Maurizio Abbatino è stato assegnato il premio internazionale al giornalismo d'inchiesta "Javier Valdez" 2018.

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