LAVORO: 3 ORE PER PAGARE LE TASSE. 4,5 PER AVERE “REDDITO”

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 01 Maggio 2019
3 minuti

Un puro esercizio teorico della CGIA di Mestre spiega come il rapporto tra imposte e contributi corrisposti sulla retribuzione lorda dei lavoratori dipendenti, il più elevato tra le nazioni Ocse, incida sulla retribuzione netta. I contributi sociali “versati” dai titolari d’azienda ammontano al 24 per cento del costo del lavoro (quarto posto in graduatoria dopo Francia, Repubblica Ceca ed Estonia), mentre le imposte e i contributi corrisposti dai dipendenti incidono per il 23,7 per cento (14 posizione a livello Ocse).

Se si considera che la giornata lavorativa inizia convenzionalmente alle 8:00, ogni giorno ciascun italiano medio lavora per pagare le tasse e i contributi fiscali fino alle 11:23, vale a dire quasi 3 ore e mezza al giorno. Mentre gli rimangono solo 4 ore e mezza per “costruirsi” il reddito o la retribuzione netta. Dopo più di 5 mesi dall’inizio del 2019 (pari a 154 giorni lavorativi inclusi i sabati e le domeniche), il contribuente medio italiano smette di lavorare per assolvere a tutti gli obblighi fiscali dell’anno (Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, etc.) e dal 4 giugno inizia a guadagnare per se stesso e per la propria famiglia. Per la prima volta in 5 anni è calato dello 0,6% anche l’RGA (Retribuzione globale annua) in cui sono contenuti oltre alla retribuzione di base, anche gli elementi variabili come bonus, superminimi individuali, benfit, di cui gli stipendi avevano beneficiato per conservare il segno positivo.

Secondo il nuovo rapporto dell’Osservatorio Jobpricing 2019 che analizza i dati dei lavoratori dipendenti del settore privato la RAL (retribuzione lorda dei lavoratori), attestata ad una media pari a 29.278 euro è la metà di quella registrata nel Lussemburgo (paese con la retribuzione più alta) ed è inferiore del 25% di quella francese (uno scalino sopra noi). La flessione del mercato retributivo dello 0,3% indicata interessa tutti i settori retributivi per tutti gli inquadramenti ad eccezione dei quadri che hanno goduto di un incremento dello 0,2% nelle buste paga. Secondo il Censis l’Italia è riuscita ad incrementare il proprio PIL per ora lavorata solo dello 0,14% contro un valore di dieci volte maggiore in Francia e Germania.

E ancora l’Ocse ci dice che dal 2000 al 2017 gli stipendi dei dipendenti italiani sono aumentati in media soltanto di 400 euro all’anno, mentre nello stesso periodo in Germania si è registrata una crescita media di 5mila euro annui e in Francia la crescita media dei salari ha raggiunto i 6mila euro.  Se nel 2000 il salario medio italiano rappresentava l’83% di quello tedesco, nel 2017 è sceso al 74% e la forbice si è allargata di 9 punti.

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Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.

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