EstremeConseguenze ha intervistato Erol Aydemir, cittadino curdo, da 55 giorni in sciopero della fame per denunciare le violazioni dei diritti umani nella Turchia di Erdogan.
Erol Aydemir non ingerisce alcun cibo solido da 55 giorni. Da marzo si trova nel centro culturale’Ararat’, storico punto di riferimento della comunità curda di Roma a Testaccio dove, ogni due giorni, i medici ne verificano le condizioni. Assume solo acqua e zucchero.
Erol Aydemir ha aderito allo sciopero della fame per protestare contro la quotidiana violazione dei diritti umani nella Turchia di Erdogan e per denunciare l’ennesimo attacco al popolo curdo da parte dell’esercito turco, e non solo. Insieme a lui, altre 7mila persone, fuori e dentro le carceri turche, stanno conducendo lo sciopero della fame.
A più di tre mesi dal suo inizio, la protesta ha già portato un piccolo risultato, non così piccolo in realtà secondo la comunità curda: dopo otto anni di isolamento totale, Abdullah Ocalan, leader del partito dei lavoratori del Kurdistan, ha visto per pochi minuti i suoi avvocati. Un diritto negato dal regime di Erdogan fino a dieci giorni fa. Nove persone sono già morte per le complicazioni e le patologie causate dal digiuno forzato.
“Io non voglio morire. Non voglio. Ma come tutti noi sono pronto. L’ho messo in conto” dice a EC.
 “Sono al cinquantacinquesimo giorno di sciopero della fame. Rispetto a quanto stanno facendo altri sono ancora pochi giorni ma mi sento molto debole, prendo acqua, zucchero e un poco di sale” racconta al telefono. “Stiamo lottando in ogni modo, compreso questo sciopero. È la nostra risposta a chi continua a fomentare le guerre, a causare morte e distruzioni, a causare la fuga di migliaia di persone dai loro paesi.
Quello che succede oggi contro i curdi non lo fa solo Erdogan ma tutti i paesi occidentali, quello che succede in Turchia è uno specchio del nuovo fascismo che sta crescendo in Europa, anche in Italia.
Quando provi a resistere in tutti i modi, se non succede niente, hai solo una ultima possibilità: mettere in gioco la tua vita. Io non mi fermo. Non voglio essere un martire ma non mi fermo. Altre settemila persone stanno continuando insieme a me, nel silenzio dei media occidentali”.
– Fin dove ti senti di arrivare Erol?
“Io penso a quello che accadde nel 1980 in Irlanda. Fin tanto che un ragazzo come Bobby Sands non morì, nessuno si interessava a quella tragedia. Noi cerchiamo di bucare questo muro di silenzio. Io voglio bucare questo silenzio. Fin dove avò le forze di farlo. Ci sono 250mila persone incarcerate in Turchia solo perché sono contro Erdogan. Voglio dire a tutti coloro che leggeranno questa intervista che il nostro non è uno sciopero solo per i diritti del popolo curdo, è uno sciopero per la democrazia di tutti, anche quella italiana. Nelle carceri turche non ci sono solo curdi. Ci sono avvocati, giornalisti, parlamentari, cittadini turchi. Non è difficile oggi per il regime di Erdogan trovare un motivo per sbatterti in galera. È una violazione quotidiana di ogni diritto umano, di ogni principio giuridico. Cosa fa l’Europa, cosa fa l’Italia per impedirlo? Nessuno fa niente. Guardate cosa è successo a Istanbul dove il candidato di Erdogan ha perso le elezioni. Erdogan ha annullato quelle elezioni per vincere a tutti i costi. Dove sono i paladini europei della democrazia?”
– Diversi cittadini europei hanno aderito alle ‘brigate internazionali’ e sono venuti a combattere contro l’ISIS al vostro fianco
”Io ringrazio chi come Orso (Lorenzo Orsetti) è venuto a combattere con noi. Sono stati i curdi a fermare ISIS. Abbiamo avuto undicimila morti. Ma li abbiamo fermati. Tutto l’Occidente diceva ‘bravi curdi’. Ma poi?
Dopo 810 tentativi solo la settimana scorsa Ocalan è riuscito a vedere i suoi avvocati.
E Ocalan ha detto che vuole una soluzione democratica, con la pace, senza violenza. E lo dice una persona torturata in carcere e che da otto anni non vedeva i suoi avvocati. È stato merito dell’Europa? No, è stato merito nostro, del nostro sciopero. I curdi hanno dato la vita per sconfiggere ISIS per tutti, in primo luogo anche per l’occidente. Poi l’occidente ci ha dimenticato, continua a dimenticarci tutti i giorni.
Abbiamo ancora centinaia di terroristi nelle nostre mani, chiediamo all’Occidente che ci sia un processo regolare per tutti loro. “Bravi curdi, bravi” ma non fanno nulla per fermare la guerra di Erdogan contro di noi. Io faccio lo sciopero della fame per chiedere al governo italiano di fare qualcosa, di non vendere più le armi, gli elicotteri a Erdogan per ammazzarci. Il governo italiano deve fermare il regime di Erdogan e pretendere il rispetto dei diritti umani, che ci sia più democrazia in quel paese. Vorrei che gli italiani capissero che se il loro governo vende armi a chi uccide in Kurdistan, in Yemen, in Libia, poi da quei paesi la gente scapperà e cercherà di venire in Europa. E poi voi li trattate da terroristi? Ma chi sono oggi i veri terroristi? Non capite che se volete avere meno immigrati dovete fermare le guerre che state aiutando’”.
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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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