SENZA CURA 200MILA INFETTI DA EPATITE C

Giornalista

Scrivi all'autore | Pubblicato il 21 Maggio 2019
2 minuti

Si sono curati guarendo completamente grazie ai nuovi antivirali diretti 180.350 malati di epatite C. Ne mancano, però, all’appello almeno 240mila malati, secondo la stima di Epac onlus, l’associazione non profit più attiva in Italia, che non sanno di essere infetti tra detenuti, tossicodipendenti e immigrati, ma anche over 60enni esposti al virus prima che si diffondesse la cultura di presidi sanitari usa e getta e che rischiano di non accedere alle cure perché nel 2019 si esaurirà il fondo ad hoc destinato ai farmaci innovativi: 500 milioni di euro l’anno per tre anni che hanno permesso ai malati il controllo completo del virus. Eppure di epatite C, in Italia, si muore più che altrove. Circa una persona su cento nel nostro Paese presenta infezione da virus dell’epatite C. “E’ un sommerso su cui il Sistema Sanitario Nazionale non è mai riuscito a lavorare” – ci aveva detto qualche tempo fa Ivan Gardini, presidente di Epac Onlus, e lo ribadisce anche oggi all’indomani di un convegno presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) in cui tutti hanno riconosciuto il rischio di non riuscire nell’obiettivo fissato dall’Oms di eradicare il virus nel 2030. In altri Paesi come Francia, Spagna e Germania lo screening è sistematico e gratuito, ad esempio in tutti i ricoverati o in tutte le categorie a rischio. “Tutti devono fare la loro parte – dice Gardini – il rischio è di retrocedere come mostrato dal calo di accesso alle terapie. Attualmente abbiamo un calo quasi del 40% di accesso alle terapie rispetto allo scorso anno nello stesso periodo. Serve un input politico a livello nazionale per tracciare, insieme alle regioni, percorsi con fondi dedicati per screening e trattamenti, così da evitare che ogni regione proceda per conto proprio”.

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Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.

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