Domani, 2 giugno, in Sardegna si scende in piazza contro le basi militari.

L’operazione ‘Joint Stars’ si è appena conclusa. Per tre settimane i poligoni militari sardi sono stati il teatro della più grossa operazione di addestramento NATO di quest’anno che ha visto impegnati oltre duemila soldati, decine di mezzi terrestri, arei, navi, elicotteri. “Giochi di guerra”, con tanto di sbarchi, battaglie, sperimentazioni di razzi e missili tattici che hanno coinvolto soprattutto Capo Teulada e il Poligono Interforze di Quirra.

Le esercitazioni militari si sono incrociate in questi giorni con due significativi fatti di cronaca: il blocco della nave Bahri Yanbu operato dai portuali genovesi che ha impedito il carico di armamenti verso l’Arabia Saudita anche dal porto di Cagliari.
L’effetto mediatico della protesta dei ‘camalli’ ha infatti indotto l’armatore a evitare di dirottare sul porto sardo, dove arrivano direttamente da Domusnovas, impianto di RWM Italia, le armi che vengono usate per la guerra in Yemen.
Così, i sauditi hanno pensato di agire di nascosto. Ieri a Cagliari è arrivato un altro cargo, il Bahri Tabuk.
Utilizzando personale privato e scavalcando così i lavoratori del porto di Cagliari sono stati caricati 4 container di armamenti fabbricati da RWM Domusnovas.

Proteste di Rete Disarmo, proteste dei sardi per questo ennesima violazione della legge che, in teoria, vieta all’Italia di vendere armi a nazioni in guerra. Le armi di Domusnovas finiscono sulle teste dei civili in Yemen. Tutti lo sanno, il Governo in primis che aveva promesso a dicembre di fermare questo commercio. Che invece continua. (Clicca qui per saperne di più)

Nei giorni scorsi si è svolta poi l’udienza a carico dell’ex presidente della Regione ed ex Sindaco di Iglesias Mauro Pili, finito sotto processo per aver ‘violato’ nel 2014 i confini militari di Capo Teulada (entrò con un gommone nelle acque militari). L’udienza si è conclusa con un semplice rinvio.

E intanto continuano a Lanusei le udienze per il processo Quirra con l’obiettivo di chiudere il dibattimento entro la fine di luglio. (Leggi di più)

Insomma, la decennale presenza militare in Sardegna oggi più che mai presenta alcuni conti da pagare e impone valutazioni sul futuro, divide l’opinione pubblica, la politica e non solo.

Domani, contro la presenza dei poligoni militari in Sardegna, è prevista una grande manifestazione a Cagliari, convocata da A Foras, un’assemblea di cittadini sardi nata proprio il 2 giugno del 2016 a Bauladu, composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono all’occupazione militare dell’Isola.
E non a caso A Foras sceglie il 2 giugno per questa nuova manifestazione nel capoluogo. Nel manifesto dell’iniziativa si legge “A Foras Fest (questo il nome della giornata di mobilitazione) è la Festa della Repubblica in quella parte della Repubblica che non ha nulla da festeggiare, è il rovescio della medaglia.
Il 2 giugno è la Festa della Repubblica Italiana che da ormai 70 anni occupa abusivamente ampie porzioni di territorio dell’isola, per devastarlo con il proprio esercito, prestarlo ed affittarlo agli eserciti di mezzo mondo e ad imprese multinazionali che testano le proprie armi per venderle ai migliori offerenti. Quella che a Roma è solo una parata, una finzione, nella nostra isola è la realtà quotidiana di soldati che da porti e aeroporti “sfilano” fino alle basi militari. A Roma il 2 giugno brillano le spillette, qui “brillano” quasi tutti i giorni le bombe, qui le frecce tricolori sono frecce avvelenate nella carne della popolazione”.

Quest’anno il 2 giugno di A Foras sarà dedicato al mare, quel mare che nelle prossime settimane si popolerà di turisti e che negli anni ha visto immergersi anche decine di bombe, razzi, missili.

Cosa chiede A Foras ?

• STOP alle ESERCITAZIONI militari, DISMISSIONE di TUTTI i POLIGONI; avvio di BONIFICHE integrali;
• RISARCIMENTI per tutti i danni (demografici, economici alla salute e all’ambiente) subiti in 60 anni di occupazione militare, e utilizzo degli stessi per l’avvio di ALTERNATIVE ECONOMICHE etiche, sostenibili e legate alle risorse dei territori;
• RICONVERSIONE a uso civile di tutti siti militari, dalle CASERME dei POLIGONI a quella di Pratosardo, e della fabbrica di bombe RWM di Domusnovas;
• STOP ai nuovi progetti sui poligoni DUAL USE (civile-militare);
• STOP ai progetti di ampliamento e ammodernamento dei poligoni, come il Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre (SIAT)
• Revoca degli accordi dell’Università di Cagliari con il comando militare della Sardegna e con le università israeliane complici del massacro del popolo palestinese. Revoca della convenzione tra Università di Sassari ed Esercito Italiano. Fine di ogni rapporto degli atenei sardi con aziende coinvolte con lo sviluppo bellico. Avvio di ricerche e corsi di studio su bonifiche e riconversioni di siti militari;
• Annullamento dell’accordo tra Regione Sardegna e Ministero della Difesa sulle servitù militari;
• Cessazione di ogni tipo di collaborazione sia civile che militare tra la Regione Sardegna e governi (come quelli di Arabia Saudita, Turchia, Qatar, USA e Israele)che promuovono guerre di aggressione negli stati senza pace.
Il poligono di Quirra, di cui EC si è ampiamente occupato è oggi appunto un caso (unico) di ‘dual-use’, ovvero di utilizzo civile e militare.
Poi c’è, presso la sede di Sardegna Ricerche, il DASS, il Distretto Aereospaziale
Una società consortile a responsabilità limitata costituita il 15 Ottobre 2013 e partecipata al momento da cinque Soci pubblici e ventidue privati.
Per quella parte di Sardegna che non vede come una intrusione le basi militari e che vede nell’industria bellica una possibilità di sviluppo anche per il settore civile, il Distretto è una scommessa fondamentale.
Lo è, ma molto più per lo sviluppo con l’industria bellica, per Guido Crosetto, a capo di AIAD (le industrie della Difesa e della produzione bellica) che viene indicato come possibile nuovo commissario europeo italiano (almeno così piacerebbe a Matteo Salvini che è il suo principale sponsor a Bruxelles).

“Il DASS ha la finalità di intraprendere iniziative idonee allo sviluppo, nella Regione Sardegna, di un distretto tecnologico aerospaziale. La Società ha altresì lo scopo di sostenere, attraverso le proprie competenze scientifiche e tecnologiche, l’attrattività di investimenti in settori produttivi ad alta tecnologia, di contribuire al rafforzamento delle competenze tecnico-scientifiche dei Soci, nonché di rafforzare il sistema della ricerca regionale sarda, nazionale e internazionale” si legge dal sito.

EC ha intervistato Giacomo Cao, Presidente del Consiglio di Amministrazione del distretto aereospaziale sardo.
 “In Sardegna il distretto che presiedo è potuto crescere grazie alla presenza di tre infrastrutture cruciali: il radiotelescopio di San Basilio, di tipo civile, (gestito dall’istituto nazionale di astrofisica, il cui presidente fa anche parte del consiglio di amministrazione del distretto). Mentre le altre due sono militari: il poligono interforze del salto di Quirra, con le sue due sedi una a capo San Lorenzo e l’altra, con la ‘sala controllo’, a Perdasdefogu; infine l’aeroporto militare di Decimomannu. Queste infrastrutture, unite ai corridoi aerei segregati, unici in Italia, fanno della Sardegna un territorio unico non solo in Italia ma in Europa per l’aero-spazio. In nessun altra zona d’Italia si trovano infrastrutture del genere. Con il vantaggio, rispetto a tante altre parti del mondo, che in Sardegna si vola praticamente tutto l’anno. Il distretto ha sottoscritto un accordo quadro con il ministero della difesa per utilizzare le infrastrutture militari presenti in Sardegna a scopi civili per la ricerca aerospaziale. Sono direttore del dipartimento di ingegneria meccanica chimica e dei materiale dell’Università di Cagliari: segnalo che nel nostro dipartimento portiamo avanti delle attività di ricerca di estrema rilevanza. Faccio riferimento in particolare alla capacità di produzione, di studio e di sintesi di materiali che hanno una resistenza a temperature dai 2,5mila ai 3mila gradi centigradi. Abbiamo un gruppo di ricerca all’avanguardia nel mondo su questi materiali detti UHTC, ovvero ceramiche ultraresistenti. Non ci sono più di una decina di università al mondo che portano avanti questo tipo di ricerche. Siamo tra i pochissimi al mondo ad aver utilizzato due tipi diversi di tecnologie specifiche per la realizzazione di queste ‘ultraceramiche’ utili alla produzione di materiali quali ugelli per la propulsione o scudi termici”.

– Quello che molti contestano è il fatto che il Distretto non da lavoro ai sardi, se non a chi si occupa di pulizie o di ristorazione, mentre i ‘quadri’ e anche le figure impiegatizie vengono assunte altrove

“Vistrociset, socio del distretto aerospaziale della Sardegna, occupa a capo San Lorenzo circa 150 persone – risponde Cao – e l’acquisizione da parte di Leonardo apre scenari rilevanti per l’azienda e per le ricadute occupazionali. Oggi in Sardegna, nel settore aerospaziale, si contano circa 250-300 addetti diretti. Nelle altre regioni d’Italia dove l’aerospazio è un settore consolidato i numeri di riferimento sono nell’ordine delle migliaia, se non delle decine di migliaia. Se riusciremo a sviluppare l’aerospazio in Sardegna ci saranno centinaia se non migliaia di posti di lavoro. L’aereospazio, e non lo dico io, è un settore che è destinato a crescere in tutto il mondo. La Sardegna può salire su questo treno con grande capacità attrattiva verso le aziende private proprio grazie alle infrastrutture che abbiamo. Prova ne sia che nel consorzio è entrata anche Airbus”.

– Cosa risponde alle preoccupazioni in termini di salute ambientale e di presenza di inquinanti sul territorio?
“Per quanto pattiene a tutte le legittime preoccupazioni di carattere ambientale da parte della popolazione voglio ricordare che queste vengono svolte ex post ed ex ante dalla Regione e il consorzio in questo senso non ha voce in capitolo. Nemmeno su eventuali bonifiche”.

Video di:

A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna

 

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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