PASSAGGIO A NORD EST

Dal confine croato entrano ogni anno migliaia di persone che nei Balcani vengono torturate e derubate, inizia oggi il nostro dossier.

Tre ragazzi che camminano in fila, zainetto in spalla, sembrano appena usciti dalla lavanderia, quello in testa telefono in mano guida il trio verso la stazione centrale di Trieste. Hanno pagato cinquemila euro a testa per viaggiare per undici giorni stipati nel vano carico di un TIR partito dal Kurdistan, ma il viaggio non è ancora finito, puntano alla Francia ma prendendo il treno ora arriverebbero a Ventimiglia alle 22.30, troppo tardi mi dicono, preferiscono prendere il treno fino a Milano e continuare domani verso la Francia.

La loro storia, ed i loro numeri non fanno parte dei 30.268 migranti provenienti da Pakistan, Iran, Siria, etc.. diffusi dalle Nazioni Unite e raccolti dall’autorità della Bosnia ed Herzegovina dal primo gennaio 2018 a fine aprile 2019 nel cantone di Una Sana.

La loro storia non rientra tra quelle dei respingimenti che vi racconteremo nelle prossime uscite, la loro storia non risuonerà nelle parole di Maddalena Avòn che è membro di “Asylum, Integration and Human Security” program, del Centro Studi per la Pace di Zagabria.

“Ci sono diversi tipi di violenza che vengono utilizzati, diversi tipi di strategie tattiche per, come dicono loro, scoraggiare gli attraversamenti illegali del confine, primo fra tutti l’uso deliberato e sistematico della violenza fisica e psichica nei confronti dei rifugiati; inoltre, anche la privazione dei beni personali come soldi e telefoni, la distruzione dei telefoni attuata in modo sistematico.

I report stilati mensilmente da NoNameKitchen e Border Violence Monitoring , associazioni con le quali collaboriamo, descrivono il tipo di pratiche utilizzate… dai bastoni, alle umiliazioni, le privazioni dei vestiti, le persone infatti vengono poi fatte camminare verso il confine bosniaco senza scarpe nella neve… sono state puntate pistole alla fronte delle persone e sono stati sparati colpi in aria per spaventare le persone che erano in viaggio in  quel momento. Negli ultimi 3 anni abbiamo visto affinare queste pratiche in modo tale che i segni non vengano visti, i segni sul corpo delle persone picchiate, quindi ad esempio vengono usati molto più spesso i taser… ci sono video che fanno vedere gli ufficiali croati che tengono in mano fucili da guerra e pistole… è una pratica sistemica, sistematizzata e istituzionalizzata in uso ormai da anni.”

-Quali le attività che state portando avanti, oltre alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica

“L’opinione pubblica in Croazia è plasmata da un lavoro davvero poco professionale fatto da molti media croati, ogni volta che ci sono delle chiare accuse e denunce di violenza perpetrata dalla polizia croata, i media plasmano e ridisegnano i fatti descritti, per dare un’immagine negativa e fuorviante dei rifugiati bloccati in Bosnia nelle aree di confine.

L’azione di sensibilizzazione si basa su discussioni pubbliche, scrittura di report, azioni di advocacy con diversi membri del parlamento europeo o con membri del Consiglio d’Europa o della Commissione Europea, oltre a questo sono in corso dei procedimenti legali, quindi abbiamo mosso accuse e denunce contro ignoti verso la polizia e le autorità croate, alle quali non abbiamo ricevuto risposta perchè il processo di investigation era finito perchè non erano state rinvenute sufficienti prove dalla Procura di Stato. Un caso in particolare, quello della piccola Madina, una bambina afghana che è morta il 22 nov 2017 sotto un treno al confine tra Croazia e Serbia in seguito a un respingimento della polizia croata, è al momento alla corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo.”

-Siete mai riusciti a parlare con il Ministro degli Interni o qualche altra rappresentanza istituzionale?

“Il Ministro degli Interni risponde con molto poca fantasia e creatività, sempre nello stesso modo a qualsiasi tipo di accusa dicendo che non ci sia alcun tipo di violenza e che i poliziotti e le guardie di frontiera croate si comportino in linea con le convenzioni internazionali e con i diritti umani e le leggi in materia a livello europeo e internazionale, che quello che succede sono delle riadmission, che sono degli accordi bilaterali istituti tra due paesi, quindi tra Croazia e Bosnia e Croazia e Serbia. Il problema è che questi bilateral agreements che consistono nel riportare le persone in un paese da cui sono arrivate, consistono in un accordo che vede la presenza delle guardie di confine sia della Croazia che dell’altro paese, in questo caso della Bosnia e come vediamo dai diversi video, anche in quello fatto vedere dalla TV svizzera, la polizia croata agisce in assenza della polizia bosniaca entrando per di più in territorio bosniaco per perpetrare questi respingimenti illegali, e non dobbiamo dimenticare che le riammissioni non possono essere condotte se la persona esprime la volontà di richiedere asilo nel paese.

La Croazia non è ancora in Schengen ed è in trattativa per entrare in Schengen e noi crediamo che questo c’entri molto sul modo in cui la polizia croata si comporta o come per esempio la Merkel ringrazi e tessa le lodi di come sia brava la Croazia a difendere i confini esterni dell’Unione Europea.

Siamo stati accusati dal Ministro degli Interni serbocroato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in assenza di alcun avviso di garanzia o di presenza di accuse fondate su fatti reali, quindi c’è un grande tentativo di criminalizzare e marginalizzare il lavoro di organizzazioni come la nostra.”

Link utili:

Rapporto delle Nazioni Unite – Bosnia ed Herzegovina – Aprile

Centro Studi per la Pace

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Andrea Cinerari :Nato nell ‘82 dove soffia la Bora. Il mio lavoro e le mie passioni, la vela e la montagna, mi hanno fatto girare il mondo tra Europa, nord Africa, Medio Oriente e Stati Uniti, vivendo a seconda dei periodi tra Milano, Malta e Verona.

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Estreme Conseguenze - testata giornalistica Registro Stampa Tribunale di Verona numero 2114-3/9/2018.
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