Una superperizia per capire che cosa accadde il 22 settembre del 2014, quando quattro dipendenti della Coimpo di Ca’ Emo, in provincia di Adria, morirono letteralmente in pochi istanti avvolti da una nube tossica. E’ quanto ha deciso proprio ieri il giudice Nicoletta Stefanutti, nell’ambito del processo per omicidio colposo che vede imputate otto persone, tra le quali i vertici delle due aziende, che si occupavano di trasformare fanghi da depurazione e industriali in fertilizzanti da spargere sui campi. Saranno due esperti, ingegneri di Pisa, a far luce sulla natura e la dinamica di quella reazione chimica generata in una vasca del sito produttivo, al momento dell’aggiunta di acido ai fanghi. Servirà anche capire tutte le sostanze coinvolte. Le due aziende, infatti, si occupavano del trattamento di fanghi industriali, per trasformarli in fertilizzanti che potessero venire sparsi sui terreni agricoli del Polesine. A morire furono  Nicolò Bellato, 28 anni, di Bellombra, impiegato di Coimpo; Paolo Valesella, 53 anni, di Adria, operaio Coimpo; Marco Berti, 47 anni, di Sant’Apollinare, dipendente Coimpo; Giuseppe Baldan, 48 anni, di Campolongo Maggiore. Quest’ultimo l’autotrasportatore. Tutto, a quanto emerso dalle indagini, avvenne nel giro di pochi istanti. La consulenza richiesta e ufficializzata affronta quindi due fronti: quello di tipo “chimico”, per evidenziare le reazioni chimiche che avrebbero portato alla genesi della nube tossica; ma anche quello legato alla questione della sicurezza sul lavoro, per valutare se la natura di queste lavorazioni avrebbe richiesto l’adozione di cautele che, evidentemente, non sono state prese.

I comitati che abbiamo incontrato e ascoltato ci raccontano come da anni il Polesine sia pesantemente interessato da allevamenti intensivi, spandimento di fanghi nei terreni agricoli, smaltimento di svariati tipi di rifiuti in discariche. I cittadini che raccolgono firme e chiedono tavoli ambientali di consultazione lamentano di essere completamente abbandonati dalle amministrazioni e dalle autorità che non rispondono più alle segnalazioni o alla peggio si rimpallano la competenza e danno ai cittadini dei visionari, anche quando sono barricati in casa a causa dell’aria irrespirabile, come è accaduto negli anni a Villadose e a Ca’ Emo. E ci dicono senza mezzi termini “Siamo condannati senza colpa dalla inerzia dello Stato al servizio del malcostume dei privati e delle aziende, che sversano tonnellate di sostanze non meglio precisate, maleodoranti e molto probabilmente nocive o cancerogene”.

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La redazione di Estreme Conseguenze.

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