36.570 vittime dal 1993. Ovviamente per difetto. È il conteggio, aggiornato all’aprile di quest’anno, delle persone morte nel tentativo di emigrare in Europa sia attraverso il mare sia lungo le frontiere terrestri.

Lo aggiorna quotidianamente il network UNITED for Intercultural Action.
Domani è la giornata mondiale del rifugiato e il lavoro di #United merita di essere citato.

Questa la lista aggiornata dei migranti morti ai confini europei

Questa la mappa

Molti con nomi e cognomi, molti altri sconosciuti. E migliaia di altri ancora di cui non sapremo mai nulla. Solo pochi cercano di restituire la dignità di una storia umana ai corpi senza nome.

Intanto, si muore sempre di più anche se arrivano sempre meno persone.

Nel 2018 gli arrivi in totale in Europa sono stati 141.500, 40 mila in meno rispetto all’anno precedente.
Di questi, sempre nel 2018, solo 23 mila in Italia, l’equivalente degli abitanti di una piccola cittadina di provincia.

Nei primi quattro mesi del 2019 sono arrivate in Italia 625 persone migranti (aggiornamento al 16 aprile), contro le oltre 9 mila della Grecia e le 3 mila della Spagna.

434 persone sono sbarcate in questi 4 mesi in Sicilia, 53 in Calabria, 54 in Puglia e 87 in Sardegna.

Nel conteggio sfuggono le persone che passano via terra soprattutto lungo il confine con la Croazia.

I morti però non calano. Non è vero che a meno sbarchi corrispondano meno vittime.
Da quando vige la politica dei ‘porti chiusi’ si muore di più. 

In questi primi quattro mesi del 2019 il Mediterraneo ha inghiottito 422 persone, il 2,25% del totale (sommando decessi e sbarchi).
In media, si tratta della percentuale di morti più elevata sul totale delle partenze dal 2014.

Se consideriamo la rotta verso l’Italia nel 2019 (fonte UNHCR ) sono morte nel Mediterraneo 352 persone, 205 nel Mediterraneo centrale, a fronte di 625 arrivi: muore una persona su quattro.
Fino al 2018 in media ne moriva una su otto.

Questo almeno per quanto ne sappiamo. Svuotando il mediterraneo di navi che svolgono azioni umanitarie di salvataggio il risultato è uno solo: sempre più morti senza nome, annegati lontani dalle coste e senza darci fastidio.

Condividi questo articolo:

Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

Commenta con Facebook