Nessuna ‘sorveglianza speciale’ per gli italiani che hanno combattuto in Siria contro Isis a fianco delle milizie curde perché “il fatto non può costituire un elemento tale da giustificare un provvedimento restrittivo delle libertà personali”.
Lo hanno stabilito oggi i giudici del Tribunale di Torino respingendo le richieste della Procura del capoluogo piemontese a carico di cinque giovani che combatterono con le brigate YPG e YPJ.
È una sentenza decisiva che determina un precedente cruciale per tutti i giovani italiani che hanno scelto di combattere con le armi e sul terreno il sedicente califfato: la loro partecipazione alla guerra civile non può essere ‘incriminata’ una volta rientrati in patria.
Per tutti gli imputati torinesi quindi  (Paolo Andolina, Jacopo Bindi, Davide Grasso, Fabrizio Maniero e Maria Edgarda Marcucci) crolla l’impalcatura di accusa.
Secondo la Procura dovevano essere ritenuti “soggetti pericolosi” non solo per l’addestramento militare ricevuto ma anche (e soprattutto) per le loro posizioni politiche. Su di loro pendeva una richiesta di provvedimento restrittivo che avrebbe comportato un obbligo di dimora in un Comune diverso da quello di residenza (una sorta di confino), ritiro di passaporto e patente, revoca dei diritti civili.
“Una vittoria schiacciante della nostra linea difensiva e una debacle totale del castello di accuse messo in piedi dalla Procura” commenta a EC Davide Grasso, prosciolto in toto insieme a Fabrizio Maniero.
Per altri tre imputati, invece, restano da valutare altri fatti commessi a Torino negli ultimi mesi, fatti che potrebbero comportare un qualche provvedimento. A quanto risulta a EC, nessuna di queste contestazioni fa riferimento a episodi violenti ma solo di partecipazioni a scioperi o proteste davanti al carcere. Vi aggiorneremo.
La decisione di oggi smonta di fatto anche le accuse nei confronti di Pierluigi Caria, sotto processo a Cagliari su richiesta della Questura di Nuoro e in attesa di un pronunciamento

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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