L’indagine “Genomics Park” è arrivata alla conclusione con 13 rinvii a giudizio da parte del Procuratore della Repubblica di Lanusei, Dott. Biagio Mazzeo.
Le accuse sono di furto, peculato, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e illecita trattazione dei dati sensibili.
In particolare sono stati rinviati a giudizio i sindaci di Talana e Perdasdefogu, Franco Tegas e Mariano Carta, l’ex sindaco di Perdasdefogu Walter Mura e il consigliere comunale di Talana Ercole Perino, gli amministratori e consiglieri delle società “Genos”, “Shar.DNA” e “Longevia Genomics”, Piergiorgio Lorrai, Mario Valsecchi, Maurizia Squinzi, Maurizio Caddeo e Tiziano Lazzaretti, il genetista Mario Pirastu e la sua collaboratrice Simona Vaccargiu, il primario della clinica oculistica della facoltà di medicina dell’Università di Cagliari Maurizio Fossarello e il curatore fallimentare Renato Macciotta.
L’indagine, che ha avuto avvio nel 2016 a seguito della denuncia di furto dai laboratori del Parco Genos di Perdasdefogu di circa 25.000 provette contenenti dna, globuli bianchi, plasma e siero, estratti dal sangue prelevato da circa 14.000 persone residenti in Ogliastra con finalità di ricerca medica, è stata condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Jerzu, guidato dal Luogotenente Paolo Oggiano e coordinata dal Cap. Alessandro D’Auria che, dopo il rinvenimento e il sequestro delle provette, avvenuto a settembre 2016, presso i laboratori della clinica oculistica dell’ospedale San Giovanni di Dio, aveva approfondito i vari aspetti legati alla vicenda, prendendo in esame una serie di ipotesi di reato tra cui anche eventuali violazioni alla normativa della privacy.
Si tratta del primo caso al mondo di violazione di ‘privacy del DNA’, ne parlammo qui (Link)

L’indagine è stata la prima attività in Italia afferente la legittimità dell’utilizzo dei dati biologici e del rispetto della normativa sulla privacy, ed è stata seguita con grande attenzione dagli uffici del garante della privacy con cui vi è stato un costante confronto.
Proprio sulle nomine del prossimo garante della Privacy si gioca uno scontro politico. Il mandato dell’attuale Garante Soro è scaduto il 19 giugno, il Parlamento ora è chiamato a una decisione. Una seduta del Senato in tal senso è convocata per il 9 luglio.
Non c’è in ballo solo la Privacy, a luglio infatti scadono anche i vertici di AGCOM, l’agenzia di controllo sulle telecomunicazioni.
Ecco quindi che in un solo mese il governo giallo-verde dovrà dare indirizzi fondamentali per due agenzie che in molti vorrebbero riunire, per creare un unico organismo di controllo sulla privacy digitale e sui mezzi di comunicazione.
Il flusso, il controllo, lo sfruttamento dei dati personali sono il vero mercato sensibile dei prossimi anni ma il dibattito pubblico su queste questioni è pressoché è assente. Oggi più che mai il Garante della Privacy è chiamato a sfide inedite.
Regolare e condizionare indirettamente mercati e capitali, disciplinare tecniche di marketing e profilazione, prevedere tempi di retention dei dati e misure di sicurezza fisica ed informatica proporzionati al rischio che il dato corre di volta in volta, porre le regole per l’uso dei dati per finalità elettorali e per l’esercizio del diritto di voto, regolare l’uso di Internet e della posta elettronica, distinguere le basi giuridiche dei trattamenti che avvengono sui social network.
Composto da 4 componenti, fra cui il Presidente e il Vicepresidente il Garante è un organo collegiale: i 4 componenti – nominati due dalla Camera e due dal Senato – durano in carica 7 anni. Sono poi i 4 componenti ad eleggere il Presidente.
Ci sono 365 candidature arrivate (tramite posta elettronica certificata entro il 19 maggio) al Parlamento, che ora deve decidere.
È chiaro che sarà una decisione soprattutto politica, stabilita dai partiti e non tanto dalle competenze che un ruolo cosi importante richiede.

Sull’importanza di questa figura, ecco l’intervento dell’avvocato Andrea Di Pietro:

Molti rammenteranno che quando istituirono la figura del Garante della Privacy (e le relative norme), qualche giurista, forte del fatto che la società fosse disturbata dalle nuove regole, non aveva colto l’importanza di questa figura istituzionale, pensando che la normativa sulla Privacy fosse un inutile artificio giuridico.

Si pensava, infatti, che il nuovo sistema di norme sulla riservatezza fosse stato adottato dal nostro legislatore più per assecondare i doveri imposti dall’Europa che per una reale esigenza sociale di regolare la materia. Come se fosse inutile regolarla in modo impositivo, perché avrebbe trovato autonomamente un proprio equilibrio interno.

Oggi quell’atteggiamento si rivela miope e superficiale. L’evoluzione tecnologica dei mezzi di informazione e di ricerca scientifica ha dimostrato che la riservatezza dei singoli è oggi il bene giuridico più aggredito e più vulnerabile.

Grazie alla lungimiranza di chi all’epoca volle regolare la materia, oggi i Paesi europei non si sono trovati impreparati rispetto alla capacità invasiva dei nuovi strumenti tecnologici. Diritto alla Privacy e tecnologia hanno saputo procedere insieme, anche se con qualche battuta di arresto, anche se non sempre in maniera sinergica. Ma questo indica che la figura del Garante è divenuta sempre più centrale nell’attuale sistema giuridico nazionale ed europeo.

L’imminente rinnovo del Collegio del Garante per la Protezione dei Dati Personali è quindi un passaggio politico importante. Il Collegio uscente, come fa autorevolmente notare l’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati, ha guidato l’Autorità con saggezza, in un periodo storico irripetibile e di difficile transizione. Il GDPR ha rafforzato enormemente i poteri e i compiti delle Autorità di controllo privacy nei vari Stati e il Garante può ormai dirsi emancipato dal ruolo di mero “supervisore” e trasformato in un vera e propria fonte di norme regolamentari, nonché primo interprete delle nuove norme europee, soprattutto in materia di giusto bilanciamento tra diritto all’informazione e diritto alla riservatezza. Quest’ultima sarà senz’altro la sfida più ardua cui si sottoporrà il nuovo Collegio di Garanzia.

Leggi di più sul DNA-Gate sardo

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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