Che ci sia arrivata una busta con proiettile è cosa nota. Abbiamo però scoperto che non siamo stati i soli a riceverla. Si chiama avvocato Alessandro Capograssi e ai carabinieri di Roma è andato a denunciare che mentre arrivava a noi, anche a lui è stata consegnata a mano una busta simile a quella recapitata a noi.

Cosa c’entra Capograssi con noi? Nulla, se non che il destino lo vuole professionalmente legato al caso Pecorelli. Minacce a lui e minacce a noi.

Alessandro Capograssi ha assistito in tribunale Fabiola Moretti, la pentita della Banda della Magliana che, durante il processo per l’omicidio del direttore di Op, accusò tre agenti del Sisde, Mario Fabbri, Giancarlo Paoletti e Vittorio Faranda, di depistaggio sull’omicidio del giornalista.

Il destino vuole poi che Alessandro Capograssi sia il legale di Maurizio Abbatino, il boss della Banda della Magliana che accusò Massimo Carminati di aver freddato il 20
marzo del 1979 Mino Pecorelli.

E sempre il destino vuole che Estremeconseguenze sia la testata che quel caso ha contribuito a riaprire, chiedendo una perizia su un’arma. Una calibro 7.65 da anni negli archivi degli inquirenti perché sequestrata a Domenico Magnetta, strettissimo amico di Massimo Carminati.

Vincenzo Vinciguerra, ex terrorista di Avanguardia Nazionale e di Ordine Nuovo, raccontò agli inquirenti che “Il Tilgher (Adriano Tilgher leader di Avanguardia Nazionale) mi disse che Magnetta si stava comportando male in quanto gli aveva fatto sapere che o veniva aiutato ad uscire dal carcere o lui avrebbe consegnato le armi in suo possesso, fra cui la pistola che era stata utilizzata per uccidere il giornalista Mino Pecorelli”.

I protagonisti di quegli anni di terrore, anche quelli appena citati, si sono, come si sul dire, rifatti una vita o per lo meno ne stanno vivendo una. Tutti tranne Mino Pecorelli, ovviamente, che la sua vita l’ha sacrificata al nostro mestiere, alla ricerca della verità. Gli altri Vincenzo Vinciguerra, classe 1949, sta scontando l’ergastolo per l’uccisione di tre carabinieri per la strage di Peteano. Massimo Carminati, classe 1958, è dentro per via di “Mafia Capitale”: 20 anni comminati per associazione a delinquere. Adriano Tilgher, nato nel ‘47, si definisce politico e nel 2013 effettivamente era candidato alla camera dei deputati per “La destra”. Domenico Magnetta, coetaneo di Carminati, fa invece il conduttore radiofonico. Il conduttore di Radio Padania Libera per l’esattezza.

È rilevante la vita di oggi di queste persone per far luce nell’omicidio del giornalista Pecorelli? Ovviamente no. Eppure Domenico Magnetta pensa di sì. Domenico Magnetta, sostanzialmente finito all’onore delle cronache per essere “l’amico di…” (… di Massimo Carminati, …di Pasquale Guaglianone, …di Flavio Tosi, per fare alcuni nomi), il “gregario” Magnetta ci ha accusati in un’intervista rilasciata al suo biografo, di aver riaperto il caso del giornalista ucciso per attaccare Radio Padania e Matteo Salvini.

Non sappiamo se questo sia un modo per dirci che ora tra i suoi “amici”, Magnetta annovera anche il ministro dell’interno uscente. Se così è, ne prendiamo atto. Quanto ad “attaccare” Salvini, noi non siamo né terroristi né “soldati politici”… siamo solo dei giornalisti d’inchiesta: scriviamo, studiamo, facciamo domande, cerchiamo la verità e siamo tra quelli convinti che il leader della lega debba rispondere a delle domande sul caso “Moscopoli”, che debba aiutare a chiarire chi sono le persone che hanno bloccato un cronista che riprendeva un agente di polizia che portava a giro il figlio di Salvini su una moto d’acqua, che la sua politica sui migranti sia sbagliata e per questo abbiamo sostenuto la raccolta fondi per la comandate Carola Rackete, poi ci sono probabilmente altre 49 milioni di domande che gli vorremmo fare a Salvini, ma riguardo al caso Pecorelli, no, non avevamo ancora pensato di chiedergli nulla.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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