Circa 80mila reni, 25mila fegati, 6mila cuori, 4mila polmoni, 3mila intestini. Sono i numeri dei principali trapianti di organi che si svolgono nel mondo ogni anno.
Secondo l’OMS il 10% di questi organi sono di provenienza illegale.
I casi accertati di espianto violento, senza consenso del donatore, negli ultimi dieci anni sono almeno 700.
Il conteggio ufficiale è della UNODC, l’Agenzia Onu specializzata nell’analisi dei flussi criminali di droga, armi e persone, quasi sempre gestite dalle stesse mafie. L’Asia resta il mercato più attivo ma ci sono bande di trafficanti di organi, specializzate, anche in Europa dell’Est. Attivo anche il bacino del Mediterraneo, l’Egitto in particolare.
E un ‘buco nero’ che si chiama Libia, dove si ripetono le segnalazioni ma dove è difficile raccogliere prove concrete.
Migranti che arrivano in Italia con vistose ed evidenti cicatrici sui fianchi, perché per pagare il viaggio hanno accettato di farsi prelevare un rene. Valore commerciale (in questo caso): 5mila dollari.
Leggende metropolitane?
La circostanza è stata confermata a EC dal medico di Lampedusa,Pietro Bartolo. “Ho visto diversi corpi con evidenti cicatrici sui fianchi. L’ho visto su corpi di sopravvissuti ma anche su alcuni cadaveri”.
Sappiamo come nel 2009 l’allora Ministro degli Interni Maroni confermò l’esistenza di un mercato degli organi o, legato al traffico di esseri umani, anche nel nostro paese. EC ha ripetuto la domanda all’ex Ministro degli Interni: non ha smentito quelle affermazioni.
Recentemente FBI e DDA campana hanno aperto una indagine su un presunto traffico di organi legato alla mafia nigeriana, in particolare sulla costa Domiziana.
Questa la testimonianza di Don Carmine Schiavone della Caritas di Aversa, da anni impegnato per togliere dalla strada decine di ragazze nigeriane avviate alla prostituzione.
“Sono racconti terribili, storie di violenze. Le strade dei nostri paesi continuano a essere piene di ragazze sfruttate, anzi direi che il fenomeno qui è in aumento. Gli arrivi continuano. Si prostituiscono anche in pieno giorno cosa che fino a poco tempo fa non succedeva. Una ragazza mi ha raccontato di come avesse paura di finire anche lei nelle mani dei ‘medici’. Perché aveva conosciuto e sapeva di altre ragazze cui, non avendo soldi per pagare, erano stati tolti degli organi. Piangeva aveva paura. Non è l’unico caso e non è l’unica violenza cui sono sottoposte queste donne. Noi abbiamo segnalato e denunciato questo fatto, abbiamo scoperto dopo che c’era già una indagine della FBI su questo”.
Il traffico di esseri umani dalla Nigeria è sempre più preoccupante. Ne parliamo più avanti.
Basti questo dato: nel 2016 circa 600mila nigeriani hanno cercato di attraversare il Mediterraneo (https://allafrica.com/stories/201907180070.html)
Non ci sono prove di trapianto illegale di organi nel nostro paese. Alle denunce non sono mai seguiti ne procedimenti ne condanne, perché non ci sono evidenze.
Ma nessuno può escludere che l’Italia sia un luogo di ‘passaggio’ di organi espiantati con violenza.

 

Quale è davvero la fotografia attuale del più turpe dei commerci?
Iniziamo dai casi più recenti, tutti accertati riferiti ai soli primi mesi del2019. Per accertati intendiamo comprovati da indagini, prove e in alcuni casi procedimenti penali.

Aprile 2019
A Istanbul la polizia arresta quattro persone con l’accusa di trafficare in organi appoggiandosi ad alcuni ospedali compiacenti della città turca. Secondo le prime ricostruzioni la banda girava per le periferie più povere della metropoli in cerca di persone disposte a cedere un organo; gli ospedali garantivano espianto e innesto a facoltosi riceventi. Secondo la polizia turca l’affare aveva già reso diversi milioni di lire turche.
Intanto, una donna viene arrestata all’aeroporto di Salonicco. Nel suo bagaglio, proveniente da Mosca, una scatola avvolta in polistirolo speciale contenente cellule umane. Dalle prime analisi si trattava di cellule utili per il trapianto della cornea. La donna ha detto di non sapere nulla di quel pacchetto che avrebbe dovuto consegnare a un’amica di una agenzia turistica.
Pochi giorni dopo la polizia di Pristina, in Kosovo, arresta quattro persone accusandole di traffico illegale di organi, due donne e due uomini di origine albanese. Ci sono una serie di perquisizioni in alcune cliniche private e in un paio di computer saltano fuori sette file sospetti. Ai quattro vengono sequestrati telefonini, documenti e poche centinaia di euro. Le indagini sono in corso, in un primo momento si parla di ‘chiare evidenze’. Nel 2008 a Pristina venne chiusa una ‘clinica degli orrori’ dove si praticavano regolarmente trapianti illegali grazie alla connivenza di medici turchi e kossovari. Trapianto del rene in primis. Si calcola che degli oltre centomila trapianti di rene che si svolgono all’anno in tutto il mondo circa 10mila, il 10% sia illegale (fonte OMS). Alla clinica di Pristina vengono fatte risalire operazioni bancarie per quasi un milione di euro. I medici, Lufti Dervishi e il suo anestesista, si facevano pagare 100mila euro a operazione. Il donatore riceveva circa 15mila euro. Il medico, e proprietario della clinica, è stato condannato in primo grado ma ha fatto appello, accolto in prima istanza per errori procedurali e poi nuovamente impugnato. Il procedimento è ancora in corso ( un articolo del Guardian in proposito https://www.theguardian.com/world/2018/may/24/lutfi-dervishi-sokol-hajdini-kosovan-doctors-jailed-selling-harvested-kidneys)

Siamo a maggio 2019. Una inchiesta di Al Jazeera scoperchia un altro giro illegale di organi tra Egitto e Yemen (paese in cui vendersi un rene non è un reato) attivo dal 2014 e che vede la complicità di un ospedale egiziano e del consolato yemenita al Cairo. Prezzi bassi per un rene yemenita: appena 5mila dollari.
A fine mese a Lagos, Nigeria, l’agenzia ONU per l’immigrazione emette un avviso di allerta alla popolazione in cui si dice di diffidare di alcune offerte di lavoro in Medio Oriente, con tanto di viaggio gratis per raggiungere la destinazione, perché potrebbero trattarsi di trappole ad opera di trafficanti di organi.
“Invece di organizzare viaggi di lavoro – dice a EC Ikechukwu Attah, country officer of the International Migration Organization (IOM) – uccidevano queste persone, ne prelevavano gli organi e li immettevano sul sempre più lucroso mercato del Medio Oriente dove un rene vale 260mila dollari, un cuore 119mila, un fegato 157mila”.
In Brasile il 2% delle persone scomparse è vittima di traffico illegale di organi (https://riotimesonline.com/brazil-news/brazil/brazil-recorded-one-case-of-human-trafficking-every-four-days-in-2018/).

“Lo sfruttamento della vittima resta la fonte principale di ritorno economico per i trafficanti di uomini – dice a EC Fabrizio Sarrica, capo della sezione di ricerca e analisi sul traffico di esseri umani di UNODC, l’agenzia ONU che analizza i commerci illegali di uomini, droga, armi.
Sarrica è uno dei massimi esperti al mondo di sfruttamento dei migranti.
“Quando parliamo di ‘tratta’ – continua Sarrica – parliamo di sfruttamento, totale, di una persona. Il primo sfruttamento è quello sessuale. Il secondo è lo sfruttamento per un lavoro.
Il business-model dei trafficanti è articolato. C’è chi è specializzato nel solo reclutamento delle vittime, per esempio nell’est Europa c’è una banda che si aggira tra le comunità per identificare le vittime di vari traffici, a seconda di età o possibilità economiche. Questi ‘reclutatori’ hanno un ritorno economico a volte anche molto limitato, per esempio 500 dollari per una ragazza. Il vero guadagno è sempre nel paese di arrivo, il paese ricco, che si tratti di sfruttamento sessuale o di ‘vendita’ di un organo”.
Chiediamo a Sarrica di farci un quadro aggiornato sul traffico di organi nel mondo.
“Il rapporto UNODC dello scorso dicembre si basa su casi concreti – precisa – non possiamo sapere quante sono le vittime totali nel mondo, non facciamo nemmeno stime. È chiaro che i casi registrati sono solo la punta di un iceberg e che quindi il fenomeno è certamente più ampio di quanto sappiamo. Noi conteggiamo esclusivamente casi comprovati. La tratta degli organi è assolutamente minoritaria rispetto a quella sessuale o a quella lavorativa ma è certamente un modello di sfruttamento di un corpo.
Abbiamo 700 vittime accertate in 25 paesi al mondo.


Quello che emerge dai casi che abbiamo sotto gli occhi, dalle testimonianze dirette che abbiamo raccolto è che il livello di organizzazione di questi gruppi è sempre molto alto e parliamo di un commercio molto remunerativo con un ritorno economico molto grande. Hanno spesso a che fare con fenomeni corruttivi, chiaramente nel settore della sanità. È un fenomeno che non va sottovalutato.
Ci sono casi concreti di migranti che vengono rapiti lungo le rotte dei viaggi , vengono sequestrati e ci sono dei casi comprovati di vittime di tratta degli organi. Ci sono casi nell’est Europa che sono stati registrati sopratutto in zone di conflitto o post-conflitto, poi c’è un filone più commerciale che si lega nel sud Asia o in Nepal dove abbiamo molti casi documentati. Il Nepal sembra essere la nuova frontiera per questo mercato, specialmente per quanto riguarda i reni che sono in assoluto l’organo più richiesto. Nel caso della tratta di organi parliamo poi spesso di vere e proprie truffe. Non necessariamente deve esserci violenza, ma c’è sempre un inganno”.
“Il trafficante di organi sfrutta l’estrema vulnerabilità della vittima. Le vittime di tratta degli organi sono particolarmente vulnerabili. Ci sono casi in cui i livelli di scolarizzazione sono talmente bassi che gli si fa crescere che il rene tolto poi gli ricrescerà. Questo accade sopratutto nel sub continente indiano. Persone poverissime vengono convinte che un rene, come i capelli, come le unghie, crescerà di nuovo. Ci si approfitta davvero delle persone più abbandonate, poco o per nulla scolarizzate. E purtroppo nel mondo ce ne sono ancora diversi milioni. Non servono nemmeno rapimenti, in certi casi . Basta questo inganno”.
A Sarrica chiediamo poi di farci una fotografia della situazione attuale in Africa, perché le rotte dei migranti corrispondono quasi sempre con quelle dei trafficanti di organi.
“Il flusso da Niger e Sudan verso la Libia sta diminuendo. Ora dal Niger vanno verso l’Algeria, poi verso il Marocco o direttamente seguendo la costa per arrivare in Marocco e passare poi da li in Europa. C’è un numero altissimo di persone che arrivano in Libia e diventano vittime di tratte. C’è un aumento, comprovato, dei sequestri per chiedere un riscatto.
Succede anche in Sudan, dove le autorità locali stanno cercando di intervenire.
Agadez in Niger era uno degli ‘hub’ più importanti del traffico di uomini, c’erano vere e proprie ‘agenzie di viaggio’ che lavoravano con tanto di uffici con vetrine in strada e da lì è passato di tutto. Oggi non più. C’è più attenzione. Probabilmente i trafficanti si stanno spostando su altri luoghi, paesi come Sudan e Niger si stanno impegnando per fermare lo sfruttamento di esseri umani. Certo, c’è ancora molto da fare.
Pensiamo a Benin City in Nigeria, che è storicamente uno degli altri ‘hub’ del traffico di donne e uomini, punto di partenza classico della tratta nigeriana che poi arriva in Italia a Castelvolturno e a Torino .
Il 97% delle ragazze nigeriane che troviamo nelle strade italiane, o che spariscono, sono partite da lì. Ora diciamo che sono un 70%. Benin city è cambiata tantissimo. Ma certo il flusso non si ferma, trova altre vie.
C’è una diversificazione delle reti criminali; la stessa mafia nigeriana si sta diversificando. Intanto con una organizzazione più strutturata. Più organizzata. Perché, come sempre accade nelle organizzazioni criminali, l’attività di repressione comporta per sopravvivere scelte organizzative. Le bande stanno diventando più organizzate e più violente e ora la mafia nigeriana punta anche sul Medio Oriente, addirittura verso l’Estremo Oriente. Ci sono nuove destinazioni. Come ogni fenomeno criminale è molto dinamico e cambia rapidamente. Tra i paesi africani dove ora è più altro il rischio di traffico di nuovi esseri umani, e quindi anche di organi, c’è il Cameroun che vive un conflitto interno che qui in Occidente è completamente dimenticato di organi per esempio c’è il camoeroun, cosa che non era mai stata prima (conflitto dimenticato. Un flusso che sembra essere in costante aumento è quello che passa dalla Guinea. Dopo la Libia è qui che oggi i migranti rischiano qualsiasi tipo di violenza. Conakry sta diventando il nuovo ‘hub’ del traffico di esseri umani sulla costa Atlantica. È chiaro poi che il traffico di organi, come quello dei migranti, prevede sempre fenomeni corruttivi importanti, a livello di funzionari, di quadri, di medici, anche di consolati”.
“Se avessi saputo non lo avrei mai fatto”. Questo è il genere il commento che riceviamo quando intervistiamo dei migranti vittime del traffico di organi. Primo perché si accorgono che la qualità della vita con un rene in meno cambia, secondo perché i soldi non sono mai quelli promessi e terzo perché alla fine non si ritrovano nell’occidente che avevano sognato ma in situazioni diverse, molto più difficili di quanto avessero sperato. Chi si mette in viaggio si indebita, in un modo o in un altro, e una volta iniziato il viaggio non può più fermarsi perché ormai è tardi. Ci troviamo quindi davanti a scelte irreversibili che quasi sempre si rivelano un fallimento, le aspettative sono quasi sempre deluse. Oggi notiamo nuovi flussi, e quindi nuovi possibili possibilità di sfruttamento, soprattutto dal Congo, a causa della situazione interna del paese. Vediamo come per esempio questo nuovo flusso prenda non solo la strada dell’Europa ma anche verso gli Stati Uniti” conclude Sarrica.

Cosa succede in Cina?
Lo scorso 25 aprile il Belgio ha approvato una legge che inasprisce le condanne in caso di trapianto illegale di organi, sia per il trafficante che per donatore/ricevente. Si arriva a 20 anni di carcere e ammende fino a 1,2milioni di euro. Ma la legge approvata dai belgi ha un passaggio interessante: si invita il Governo a contrastare in ogni modo il “turismo del trapianto” e in particolare il testo di legge approvato chiede espressamente che l’Unione Europea agisca concretamente contro il traffico di organi in Cina.

https://m.theepochtimes.com/belgium-passes-law-to-penalize-medical-tourism-for-organ-transplants_2902602.html

Cosa succede in Cina? Da una decina di anni la pratica di espianto di organi dai condannati a morte in Cina è illegale, così come è illegale il commercio di organi. Ma a quanto risulta da diverse organizzazioni internazionali e dalla stessa OMS i tempi di attesa per un trapianto nel grande paese asiatico sono tra i più bassi al mondo: un paio di settimane per un rene, un mese circa per un cuore. Ora, considerando tutte le analisi necessarie e fondamentali affinché un trapianto abbia successo in base alle caratteristiche del donatore e del ricevente, gli esami necessari, la capacità delle strutture sanitarie, la possibilità di trasporto etc… si tratta di una tempistica veramente eccezionale che fa pensare a una grande disponibilità di organi “on demand”.
Basti pensare che un sistema di buona efficienza come quello italiano o quello spagnolo necessitano di diversi mesi, se non di oltre un anno, per il solo trapianto di rene.
Come è possibile che in Cina si faccia cosi in fretta?
Il Governo cinese risponde che è tutto merito della banca dati e del sistema di intercomunicazione sanitario tra donatori e riceventi allestito nel 2010 e rifiuta categoricamente ogni altra accusa.
Secondo alcune organizzazioni internazionali invece la risposta è più semplice: la Cina possiede un ‘parco’ di esseri umani sempre a disposizione. Donatori inconsapevoli. “Merce” stipata in campi di concentramento.
(https://bitterwinter.org/chinas-illegal-transplant-industry-flourishes/)
Uno studio del British Medical Journal di quest’anno (https://www.bmj.com/content/364/bmj.l596) ha chiesto la revisione di oltre 400 documenti che riguarderebbero oltre 85mila trapianti effettuati in Cina. Secondo questi documenti nella metà dei casi non veniva specificata la provenienza degli organi, una circostanza obbligatoria secondo le convenzioni internazionali.
Secondo il BMJ gli organi sarebbero stati prelevati da prigionieri della setta Falung Gong e dagli Uiguiri.
In Gran Bretagna esiste una associazione specifica che da anni denuncia violenze, espianti e traffico di organi in Cina, ETAC (International Coalition to End Transplant Abuse in China).
ETAC ha ormai una lunga storia. Nasce nel 2014 per dare voce ai prigionieri politici cinesi e si occupa da subito di traffico di organi.
Ecco il sito: https://endtransplantabuse.org
Ma ETAC indaga sulla sorte dei membri di Falung Gong, che vengono detenuti in immensi campi di prigionia, e più recentemente anche dell’etnia Uiguri, di fede musulmana.
In particolare si mettono al lavoro due figure: David Kilgour, avvocato, attivista per i diritti umani e già deputato e Segretario di Stato del Canada dal 1997 al 2003; David Matas, avvocato e anch’esso attivista, canadese di Winnipeg, il giornalista d’inchiesta Ethan Gutmann. Ma con loro decine di altre figure tra medici, ricercatori, giornalisti, politici, semplici cittadini.
I dati che raccolgono Matas e Kilogoru (e che pubblicano nel 2006 in un rapporto che più tardi diventerà anche un libro, “State Organs: Transplant Abuse in China”) sono spaventosi.
Secondo le loro ricerche dal 2000 al 2005 almeno 40mila persone aderenti a Falung Gong sono state uccise per utilizzarne gli organi.
Segue un’altra pubblicazione, questa volta a firma Ethan Gutmann, basato su centinaia di interviste e di testimonianze. Anche qui si conferma l’uccisione di decine di migliaia di persone (almeno 60mila) allo stesso scopo. Solo quest’anno oltre mille tra medici, scienziati, intellettuali e cittadini hanno firmato un appello affinché la Cina permetta ad osservatori internazionali di visitare le prigioni e i campi dove sono detenuti gli aderenti a Falung Gong e Uiguri per per attestare la situazione effettiva.
ETAC nel 2018 ha aperto un vero e proprio ‘processo’ alla Cina a Londra nel 2018, chiamando a testimoniare decine di persone. Come giudice imparziale è stato chiamato Sir Geoffrey Nice QC, già accusatore nel Tribunale Internazionale per l’ex Yugoslavia.
Qui (https://chinatribunal.com/the-hearings-april-2019/) è possibile vedere le tante testimonianze. A giugno 2019 la “sentenza”: la ‘mattanza’ di prigionieri politici o religiosi per espianto di organi in continua.

EC ha intervistato, in esclusiva, David Matas.
Ecco quanto ci ha detto.
“Abbiamo evidenze incontrovertibili, decine di testimonianze e documenti. Abbiamo prove schiaccianti sugli espianti di organi ai danni dei membri di Falung Gong in Cina – afferma l’avvocato di Winnipeg – Generalmente questi organi vengono trasportati su furgoni dalle carceri o dai campi di prigionia direttamente all’ospedale più vicino.
Abbiamo medici che hanno visto e testimoniato evidenti cicatrici post-intervento sui corpi delle persone. Le nostre stime ci dicono che negli ultimi dieci anni dalle 40mila alle 100mila persone hanno subito un espianto, soprattutto di reni. parliamo di un mercato da milioni di dollari. Fino a qualche anno fa era più evidente anche il “turismo” internazionale in Cina per approfittare della grande disponibilità di organi, oggi è più nascosto ma ci sono ancora brokers anche in Occidente che procacciano clienti per gli ospedali cinesi. Ma il vero problema riguarda il popolo cinese e lo sfruttamento di corpi”.


Migliaia di persone – continua Matas a EC – a noi risultano decine di migliaia, vengono trattenute in quelli che chiamano “campi di rieducazione”. Sono membri di Falung Gong e Uiguri. Secondo alcune stime indipendenti, tra detenuti nelle carceri vere e proprie e prigionieri nei campi di rieducazione parliamo di almeno due milioni di persone.
Il governo cinese continua a negare con forza ma non danno nessuna spiegazione sull’altissimo numero di trapianti che vengono fatti nel paese ogni anno, sui tempi di attesa brevissimi per i pazienti. Negano numeri e statistiche che arrivano dai loro stessi ospedali. Non danno spiegazioni per i grandi acquisti di farmaci necessari a queste operazioni. Nascondono una verità ormai evidente che abbiamo ricostruito in anni di lavoro.
Parliamo di almeno 100mila reni trapiantati all’anno. Il che non corrisponde a 100mila persone, perché parliamo solo di trapianti compatibili. I numeri aumentano ogni anno perché cresce il numero di ospedali dove si praticano queste operazioni. Ci sono proteste e richieste da parte delle Nazioni Unite, del Parlamento Europeo, del Congresso degli Stati Uniti di diversi paesi ma certamente si dovrebbe fare molti di più, ci dovrebbe essere una pressione molto più vasta e più costante.
Al Governo cinese chiediamo di ammettere investigatori internazionali sul proprio territorio e consentire che ci sia una verifica da parte di osservatori neutrali di quanto accade. Invece non lo permettono. Ripeto, è un mercato, un affare di milioni di dollari. Da quando la Cina è diventata a tutti gli effetti un paese capitalista anche la sanità cinese deve pensare a far soldi e i trapianti sono il migliore affare possibile. Tutto il sistema dipende in maniera cruciale dalla ‘fabbrica di trapianti’ perché permette alti guadagni.
Ci dovrebbe essere anche un controllo maggiore a livello internazionale sui viaggi di molti cittadini occidentali che vanno in Cina per farsi operare, ora molto dipende dalla confidenzialità nel rapporto medico-paziente e invece ci deve essere l’obbligo di dichiarare a quali terapie e operazioni si è stati sottoposti in quel dato ospedale cinese, cosa che in molti paesi ancora non accade”.
Tra le testimonianze più agghiaccianti durante il processo che si è svolto a Londra quella di Enver Tohti Bugda. Mr. Tohti oggi lavora come tassista a Londra ma venti anni fa era un medico-chirurgo nella zona di Urumqui. Il suo è un racconto raccapricciante che si può leggere qui.
EstremeConseguenze lo ha raggiunto e intervistato. È la prima volta che parla a una testata italiana.

 


Questo il suo racconto, testuale:
“Era il 1995. Era un martedì. Ero un giovane chirurgo. Mi trovavo a Urumqui (nord ovest della Cina). Il mio capo mi chiama e mi chiede se voglio fare qualcosa di forte (Wild è l’espressione originale).  Rispondo si sì, ero giovane, pensavo di fare esperienza. Poi il mio capo chiede per due infermiere, e altri assistenti e prende la nostra automedica. Io ero molto contento perché credevo mi si desse l’opportunità di fare una esperienza nuova, non sapevo bene cosa. Il mio capo è partito con l’auto medica, perfettamente attrezzata, noi seguivamo su un’altra macchina dove c’erano altri due chirurghi. Siamo andati verso le montagne, a ovest, poi a metà del viaggio hanno girato ancora a sinistra , siamo entrati in un territorio che non conoscevo, io mi ero perso. Il nostro autista disse “questa è la zona delle esecuzioni” e io cominciai a spaventarmi perchè avevo paura volessero uccidermi, sono Uiguro e non ci amano, anzi tutti ci detestano.
Finalmente ci fermiamo in cima a una collina e aspettiamo. Eravamo otto persone, tutte in attesa di qualcosa. Saranno passati 40 minuti, un’ora e abbiamo, dall’altro lato della collina, abbiamo sentito prima dei fischiettipoi qualcuno che urlava qualcosa poi il rumore di un camion. Poi abbiamo sentito degli spari. Non era il rumore di un mitra ma tanti spari insieme allo stesso momento.
Ci siamo avvicinati e dietro una cunetta ho visto una decina di corpi a terra. Avevano delle uniformi da prigionieri, la testa rasata.
(Qui la voce di Tohti si interrompe per qualche secondo e si fa più debole)
Gli avevano sparato da dietro, alla nuca, quindi la parte posteriore del cranio era esplosa… era terribile.. a quel punto un poliziotto ci dice di andare in fondo a destra.. e lì ritroviamo il capo chirurgo che era arrivato con l’automedica attrezzata.. dentro c’era un corpo e il capo mi dice “ora devi espiantare più velocemente che puoi le reni e il fegato”.. era il corpo di una donna ma non era in uniforme, aveva vestiti civili e non aveva la testa rasata e non le avevano sparato alla testa ma sul fianco destro.. gli assistenti cominciarono a spogliarla e a pulire la ferita mentre il capochirurgo mi spiegava dove iniziare e chiudere l’incisione… in quel momento agivo come un robot.. avevo la mente svuotata e seguivo tutto quello che mi dicevano.. quando ho iniziato a incidere ho visto che dal taglio usciva sangue fresco.. non era ancora morta, il cuore batteva ancora perché c’era pressione nelle vene.. usciva sangue fresco.. agivo come un robot.. e l’ho fatto, ho estratto gli organi dentro quel van ..
Questo succedeva nel 1995, ora è molto peggio. Ora le uccisioni e gli espianti sono di massa, sono programmati su larga scala. Le persone scomparsi, gli Uiguri che spariscono ogni mese, sono migliaia. Come è possibile che il servizio sanitario nazionale cinese sia in grado di recuperare un qualsiasi organo umano in quattro, cinque ore? Come fanno ad avere cuori, reni e altri organi in tempi brevissimi se non uccidendo i donatori? Ci sono troppe domande senza risposta, troppe cose che il Governo cinese non dice. Non sappiamo quanti sono i prigionieri Uiguri o di Falung gong che vengono tenuti per questo scopo, fuori dalla Cina è impossibile scoprirlo”.

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Giornalista

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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