• Mio nonno, quello della brigata garibaldi, il pericoloso comunista, quello che faceva saltare i ponti, non parlava con i nazisti e neppure con i fascisti e, per dirla tutta, neppure con il prete, dichiaratamente anticomunista, aveva un gran rapporto.
    Con i nazisti e con i fascisti si sparava. Si sparava perché non c’era proprio nulla da dirsi tra i complici di Hitler e Mussolini e i compagni di Stalin. Stalin, Iosif, era quello Stalin lì, il capo dell’Unione Sovietica, oggi “il dittatore sanguinario”, ma allora una delle icone dei “buoni” in quella guerra, la seconda mondiale, uno dei volti dei liberatori insieme a Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill. Per la cronaca i volti dei buoni non ricomprendevano alcun italiano o meglio, non ricomprendevano alcun italiano che non fosse un partigiano con il fucile in spalla e, spesso, tocca ricordare pure questo, comunista. E oggi le distinzioni ci piacciono molto, ma comunisti allora era anche stare dalla parte di Stalin. “Ha da venì baffone” era la speranza che echeggiava tra tante mura spoglie di poveracci che si auguravano davvero che anche in Italia arrivasse Stalin, di cui spesso avevano pure la foto appesa in cucina. “I cavalli dei cosacchi ad abbeverarsi in Piazza San Pietro” era l’immagine della propaganda anticomunista e la speranza di tanti oppressi del nostro Paese. Una speranza così forte che, tocca ricordare anche questo, rese la nostra democrazia incompleta. Per fermare “i rossi” in Italia si è giustificato di tutto, da Gladio in giù. Dove giù ci sono schifezze come le stragi di stato e la strategia della tensione.
    Stalin non era una brava persona, oggi lo sappiamo, ma i comunisti sì. E mica solo quelli italiani, ché di martiri sotto la falce e martello ce n’è così tanti che le strade di mezza Europa sono punteggiate di lapidi, lapidi di cui in Italia ci ricordiamo spesso e solo il 25 aprile, quando con le eroiche bandiere dell’ANPI si va a rinfrescare corone e memoria.
    E la memoria è come una pianta, che va coltivata, e non solo per evitar di inciampare in interpretazioni balorde dei fatti storici come il patto Molotov-Ribbentrop, cosa recentemente accaduta nel Parlamento Europeo, ma anche perché altrimenti ci si dimentica chi siamo e da dove veniamo, confondendo magari comunisti e fascisti o nazisti, magari dimenticando di quanti vigliaccamente fucilati dalle divise di e Hitler e di Mussolini, caddero sognando l’Unione Sovietica.
    La Storia racconta poi di un XX congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, quello nel quale Nikita Chruš?ëv denunciò il defunto Stalin, il sanguinario dittatore. Una denuncia che fu uno scossone per il mondo comunista, ché in tanti in quell’uomo avevano posto speranze, sogni e futuro.
    Era il 1956. Enrico Berlinguer era segretario dei giovani comunisti italiani. Berlinguer il comunista, anzi, l’eurocomunista.Inviato da iPhone
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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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