Si fidano di noi, i partigiani intendo. Quelli che mentre noi ci perdevamo in impegnati whatsapp e ‘coraggiosi’ post su facebook, hanno mollato case e caminetti, quindi hanno imparato a sparare e sono andati laggiù a combattere l’Isis. E noi, anche nelle aule di tribunale, a dissertare se fossero terroristi in erba e quindi da arrestare. Foreign fighters. Lorenzo Orsetti ve lo ricordate o è finito troppo in fondo alla time line? Dietro gattini, scissioni e costituzionalmente pericolosi “tagli di poltrone” e di rappresentanza. Lorenzo Orsetti, nome di battaglia Orso, è morto da combattente, da eroe. Ma è morto anche perché non gli permettevamo, noi e i nostri tribunali, di tornare a casa. Se, come voleva, fosse tornato, come gli altri che lo avevano fatto non sarebbe più ripartito. Lo avremmo esiliato nelle definizioni, nei cavilli e nei ricorsi. E lui voleva combattere per la libertà di un popolo ormai suo, il popolo curdo, la scelta non era rinviabile e per questo è morto. L’Italia disgustosa arma chi colpisce popolazioni e resistenti. Noi, di EstremeConseguenze, lo abbiamo già scritto: noi stiamo con Orsetti e con i suoi compagni d’arme. Noi stiamo con i nuovi partigiani, con i nostri partigiani. Ci stiamo da qui, da lontano. Facile, direte voi. Può essere. Non è pericoloso da qui, in effetti. Loro evitano o cercano di evitare pallottole e granate, magari made in Italy, noi qualche idiota da tastiera. Facile. Già, facile. Loro scatteranno foto e ce le manderanno per pubblicarle. Noi le pubblicheremo. Facile, lo sappiamo. Loro ci manderanno notizie e noi le rilanceremo. Fidandoci perché per una volta non saremo lì a verificare, magari embedded di una qualche divisa della Nato. Sempre facile. Facile rilanciare da qui. Lo sappiamo. Perché a volte è facile, anche se quasi mai scontato, stare dalla parte giusta, che, per la cronaca, non è quella di Erdogan e delle armi italiane, ma di Orso e degli altri partigiani di laggiù.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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