Da dieci anni sono il giornalista del Caso Cucchi. A chiamarmi, di solito, sono le scuole, a volte i colleghi giornalisti, soprattutto quelli giovani che dieci anni fa ancora frequentavano licei o università, ultimamente qualche studente che ha una tesi da scrivere. Lo scorso anno c’è stata un’impennata di chiamate per via del bel film, ‘Sulla mia pelle’ di Alessio Cremonini, che di Stefano racconta le ultime ore.

Nel film giustamente, io non ci sono e neppure il buon Daniele De Luca che mi faceva da vice in CnrMedia, la testata che il caso fece scoppiare pubblicando le ormai stranote foto dell’autopsia del giovane massacrato di botte.
Giustamente non siamo nel film perché l’eroe del Caso Cucchi è la sorella Ilaria. È lei, con il supporto del buon avvocato Fabio Anselmo, che ha bussato a ogni porta per vedere riconosciuto il dramma che stava vivendo e per chiedere verità. Noi eravamo una delle porte cui ha bussato e abbiamo aperto. Punto.

Non lo scrivo per una pudica modestia. I fatti sono questi. CnrMedia pubblicò le foto che altri non pubblicarono, poi Beppe Grillo e il suo blog rilanciarono le nostre pagine web e furono milioni di click e Ilaria iniziò il suo percorso verso la verità.

A questo proposito fatemi sottolineare che il Caso Cucchi non è accaduto 10 anni fa, ma sta durando da 10 anni. Nel senso che non è finita e la verità sulla morte di Stefano e soprattutto su tutti gli odiosi depistaggi istituzionali sono ben al di là di essere svelati. Il Caso Cucchi è nei fatti uno dei misteri italiani e solo il disvelamento di insabbiamenti e coperture lo consegnerà alla storia, alla brutta storia del nostro Paese. Insabbiamenti e coperture che devono trovare nomi e cognomi, che si andranno ad aggiungere a quelli degli inqualificabili politici che di Stefano e Ilaria dissero e dicono le peggio cose.

10 anni fa nessuno sapeva chi fosse Stefano Cucchi, oggi si. Ed è importante sia così perché segna un’evoluzione nel sentire pubblico. Oggi un nuovo Caso Cucchi è più improbabile e non perché non ci possano essere pestaggi da parte di una qualche uniforme marcia, bensì perché l’opinione pubblica non è più incredula. Non è più impermeabile. Ilaria Cucchi ha un indiscutibile merito, la sua battaglia, ci ha educati, ha fatto sì che fossero più forti gli anticorpi che presidiano i valori costituzionali nelle nostre carceri, nelle caserme e nelle questure. Ha reso più netta la differenza tra il grano e loglio, le eroiche donne e uomini in uniforme da chi quelle stesse uniformi infanga. E non è affatto poco.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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