Alla fine Arcelor Mittal se ne va e se ne va dicendo la verità. L’Italia non è stata ai patti: avevamo promesso l’impunità, anzi scriviamolo come si deve che fa più impressione, avevamo promesso ‘lo scudo penale’ e ora, freschi freschi, abbiamo deciso che no. Scudo penale basta. Se inquini e uccidi, ti tocca la galera.

Quindi niente arrampicate sui vetri, abbiamo tradito i patti. Ora anche da noi, anche nella meridionalissima Taranto, se quello che produci e soprattutto come lo produci, riempie di piccole bare bianche il cimitero cittadino, ti tocca la galera. Se volete facciamo che è strano ora, che pretendiamo legalità, ma, per onestà, dovremmo dire che strano era prima, era l’impunità, per quanto a tempo.

Ma voi a Taranto ci siete stati? L’eterna polvere rossa? Se l’avete vista non la dimenticate perché semplicemente fa paura. La paura è un sentimento sano, è quello che ti fa rifiutare quello che ti può nuocere, uccidere. La polvere rossa fa paura, fidatevi.

Anche trovarsi senza lavoro fa paura. Tanta. C’è chi si uccide perché non riesce più ad arrivare alla fine del mese. C’è chi uccide e si uccide perché non riesce più a fare da mangiare alla propria famiglia. Il lavoro è l’articolo uno della nostra costituzione. La nostra Repubblica è basata su questo presupposto. Ma la costituzione di articoli ne ha tanti e nessuno tollera il baratto della polvere rossa nei polmoni di una città in cambio della dignità del portare una busta paga a casa a fine mese. Nessuno prevede che la legge non sia uguale per tutti.

Il lavoro è un diritto e non la posta di un ricatto che è ancora più disgustoso venga mosso in questo periodo di infinita crisi economica, di spietata recessione economica. In cambio del lavoro non smantelliamo l’industria di guerra, salvo poi fare le anime belle quando i nostri elicotteri uccidono i curdi. In cambio del lavoro parliamo sottovoce dei pfas, l’inquinante mortale che tanto bene ha fatto all’economia del Nord Est e tanto male ha fatto alla popolazione del ricchissimo Nord Est.

Arcelor Mittal se ne va ed è una buona notizia, anche se la verità è che se ne va “forse”, perché ora inizia la trattativa che non è tra il restare o meno del gigante angloindiano, ma tra il fare o meno dell’Italia un Paese normale.

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Direttore

William Beccaro, 45 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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